Nino Muzzi 
Translator

on Lyrikline: 352 poems translated

from: alemán, inglés, español, francés, ruso to: italiano

Original

Translation

Innere Ordnung

alemán | Christine Langer

Seit dem verordneten Stillstand
Lese ich zwischen ziehenden Wolken,

Pflanze ich Bäume mit Blicken und tapeziere aus Erinnerungen
Die Wände meines Zimmers tulpenrot.

Jeden Tag werte ich tanzende Muster aus,
Vorläufige Pläne.

Den Schatten, die nunmehr alle Winkel schlucken,
Stelle ich einen Zeilenanfang entgegen.

Das Gegenteil von Verzicht? Das Licht fällt ein, bricht sich
Im Fensterglas

© Alfred Kröner Verlag
from: Ein Vogelruf trägt Fensterlicht
Stuttgart: Alfred Kröner Verlag , 2022
Audio production: Haus für Poesie, 2022

Ordine interno

italiano

Dall’ordinanza d’immobilità

Mi son messa a leggere fra le nubi che trascorrono,


Pianto alberi con gli sguardi e tappezzo pescando nei ricordi

Le pareti della mia camera di un rosso-tulipano.


Ogni giorno analizzo motivi danzanti,

Progetti provvisori.


Alle ombre, oramai annidate in ogni angolo,

Contrappongo un inizio di frase.


L’opposto della rinuncia? La luce piove giù e si frantuma

Sul vetro della finestra.

Traduzione di Nino Muzzi

Tage wie dieser (1+2)

alemán | Christine Langer

1.
Die langen Arme der Sonne holen den Sommer zurück (Grasmücken,
Das Räkeln zwischen Kornblumen, dein Rätseln über
Wolkenformen in atemloser Tiefe)

Ich stelle die Dämmerung in Frage,
Dämonen, die es nicht mehr gibt,
Ins Blau fallende Sterne und alle Kerne faulender Früchte

Die Uhrzeit am Handgelenk längst abgelegt
Raschelt der Puls im Laub, gibt den Takt vor
Zwischen den Tagen, zerrieben der Sommer

2.
Der Fensterflügel offen
Zeichnet ein neues Möwenbild, ein zu lesendes Buch,
Es wirft Federseiten, Federwolken durch die Luft

Hörst du die Wörter wie sie rascheln im blauen Gras

Die Ufersteine, die funkelnden Blitze im See
Tauschen die Fenster aus, treiben den Wind durchs Haus,
Takeln das Sonnenboot der letzten Nacht.

Die Wolkenschrift verweht zwischen fernen Segeln

© Alfred Kröner Verlag
from: Ein Vogelruf trägt Fensterlicht
Stuttgart: Alfred Kröner Verlag , 2022
Audio production: Haus für Poesie, 2022

Giorni come questo (1+2)

italiano

I

Le lunghe braccia del sole si riprendono l’estate (le capinere,

Le membra che si stirano fra i fiordalisi, le tue congetture sulle

Forme delle nubi in una profondità che toglie il respiro)


Io pongo in questione il crepuscolo,

Demoni che non ci sono più,

Stelle che cadono nell’azzurro e tutti i noccioli di frutti putrescenti


L’ora al polso da tempo dismessa

Fruscia il polso fra le frasche, ci dà il ritmo

Fra i giorni, macinati dell’estati



II

L’anta della finestra aperta

Disegna un nuovo profilo di gabbiani, il libro da leggere,

Getta pagine-piume, nuvole-piume in aria


Non senti le parole come frusciano nell’erba azzurra


Le pietre del greto, i lampi abbaglianti nel lago

Cambiamo le finestre, facciamo scorrere il vento per la casa,

Attrezziamo la barca da estate dell’ultima notte.


Il geroglifico della nuvolaglia si disperde fra vele lontane

Traduzione di Nino Muzzi

Sehnsucht nach Engeln

alemán | Christine Langer

Die Häuser haben ihren Nebelschal
Über die Fenster gezogen,
Führen die Straßen aus dem Land.

Ein Laubhaufen markiert den Rinnstein
Bis ein Plastikbecher im Fahrtwind eines Autos
Eine Erinnerung überspringt.

Die nächste Kurve holt meinen Atem ein,
Trägt das Gewand einer schwarzen Ampel,
Den Schatten ohne Flügel

© Alfred Kröner Verlag
from: Ein Vogelruf trägt Fensterlicht
Stuttgart: Alfred Kröner Verlag , 2022
Audio production: Haus für Poesie, 2022

Nostalgia degli angeli

italiano

Le case hanno tirato sulle finestre

il loro velo di nebbia,

conducono le strade dalla campagna.


Un mucchio di foglie segnale una cunetta

finché un bicchiere di plastica nella ventata di un’auto

supera un ricordo.


La prossima curva recupera il mio fiato,

porta la veste di un semaforo nero,

l’ombra senz’ali.

Traduzione di Nino Muzzi

Bäume

alemán | Christine Langer

Die Baumlandschaft, Land in den Bäumen,
Die zum Baum gewachsene Sprache, die laub-
Rauschenden Silben ins Licht gerückter
Blattrücken an den Zweigen

Zwiegespräche dazwischen, Schattengestrüpp,
In den gegabelten Ästen hängen meine gegangenen Wege,
Erdachte Himmelsrichtungen, Ziele von Wind zu Wind,
Und die Wolken, das Gewölk in den Kronen

© Alfred Kröner Verlag
from: Ein Vogelruf trägt Fensterlicht
Stuttgart: Alfred Kröner Verlag , 2022
Audio production: Haus für Poesie, 2022

Alberi

italiano

Paesaggio alberato, terra frammezzo ad alberi,

La lingua cresciuta ad albero, le sillabe

A fronde fruscianti di dorsi di foglie

Esposti alla luce sui rami


Dialoghi frammisti, cespuglio d’ombra,

Fra i rami forcuti pendono i miei sentieri percorsi,

Escogitate direzioni celesti, mete da vento a vento,

E le nubi, la nuvolaglia nelle chiome

Traduzione di Nino Muzzi

The Dialect of Distant Harbors

inglés | Dipika Mukherjee

Bengali is my father tongue. It’s true my mother speaks
Bengali, and crooned Phule phule dhole dhole
over sleepy infant heads, but it was my father
who grounded Bengali, watered curlicues of text,
weeded enunciation through teenage years
when English whispered Put your head on my shoulder.
When Indian schools spat out Vernacular,
as the dark peasant destined for penury, English
strutted like a boss. But my father recited Tagore,
the Bengali sibilants a song on his tongue,
Bohu din dhore, bohu krosh dure:
I have traveled miles, spent years afar,
seen mountains and oceans new,
but I haven't seen, outside my door,
paddy glinting in morning dew.
 
Bengali is the seventh most spoken language of our world.
 
It will not disappear by my neglect, nor Bengali poets writing in English.
It is impervious to our mad dashes and enjambments, our stutters in severed
tongues. Yet I fear the absences from the vocabulary of my children;
Seventh most spoken language of the world, but its majesty unfelt
in this foreign tongue I continue to write in, to reach you...
                                                                                                            ...to reach you.
 
Bengali is still my magic chalice
refilled by the dialects of distant harbors.

© Dipika Mukherjee
Audio production: Verseville

Il dialetto di porti lontani

italiano

Il Bengalese è la mia lingua madre. È vero, mia madre parla

Bengalese e canticchiava Phule phule dhole dhole

sopra le teste dei bambini assonnati, ma era mio padre

che ha fondato il Bengalese, innaffiando ghirigori di testo,

gramigna linguistica negli anni dell'adolescenza,

quando l'Inglese sussurrava Mettimi la testa sulla spalla.

Quando le scuole indiane sputarono fuori i dialetti,

come fossero il nero contadino destinato alla miseria, l’Inglese

si pavoneggiava da padrone. Ma mio padre recitava Tagore,

il Bengalese che sibilava una canzone nella sua lingua,

Bohu din dhore, bohu krosh dure:

Ho viaggiato per miglia, trascorso anni lontano,

ho visto nuovi monti e nuovi oceani,

ma non ho visto, fuori dalla mia porta,

la risaia luccicante nella rugiada mattutina.

 

Il Bengalese è la settima lingua più parlata nel mondo.

 

Non scomparirà per mia negligenza, né i poeti bengalesi che scrivono in Inglese.

È impermeabile ai nostri pazzi scatti e enjambements, ai nostri balbettii da lingua mozzata. Eppure temo le assenze dal lessico dei miei figli;

la settima lingua più parlata al mondo, ma la sua maestosità è impercettibile

in questa lingua straniera in cui io continuo a scrivere, per raggiungerti...

                                                                                                      ...per raggiungerti.

 

Il Bengalese è ancora il mio calice fatato

riempito dai dialetti di porti lontani.

Traduzione di Nino Muzzi

On an Ohioan Autumn, Remembering Reetika

inglés | Dipika Mukherjee

(In Memory of Reetika Vazirani, 1962-2003)
 
Standing at the serrated edge
of a Goghian field,
the stalks, like jagged fingers,
stabbing obscenely at the sky,
I think of another woman.
A poet,
a mother,
she killed her child and then herself.
 
There is the dull gold of decay,
corn husks and dying light of day
and one lone blackbird.
 
I, who have traveled
from a place of excess fecundity,
a land so pregnant
that the undergrowth teems,
I stand in this aridity,
a dark desiccation,
a Foreigner.

© Dipika Mukherjee
Audio production: Verseville

In un autunno dell'Ohio, ricordando Reetika

italiano

(In memoria di Reetika Vazirani, 1962-2003)

 

In piedi sul bordo seghettato

di un campo alla van Gogh,

con gli steli, simili a dita dentellate,

che pugnalano oscenamente il cielo,

io sto pensando a un'altra donna.

Una poetessa,

una madre,

che uccise suo figlio e poi se stessa.

 

C'è l'oro opaco della decadenza,

bucce di mais e la luce del giorno che smuore

e un merlo solitario.

 

Io, che ho viaggiato

da un luogo di estrema fertilità,

una terra di tale pregnanza

che il sottobosco ne pullula,

ora sto in piedi in questa aridità,

una scura secchezza,

una straniera.

Traduzione di Nino Muzzi

fast k:eine Liebe

alemán | Raoul Eisele

Papa nannte ich ihn immer nur, wenn er mir die Axt
in meine Hände legte, diese kurzen Augenblicke
einer Liebschaft, die einzig und allein dem Bund
zwischen Vater und Sohn hätte dienen sollen

            wie nahm man sich doch jede Vorstellung einer
            Verbindung, hackte man munter darauf ein

und doch entstand da diese stille, diese wortlose Berührung
zweier Körper, die nicht sprachen, bloßes Hacken
auf Holz und das Heizen danach, dieses am offenen
Feuer sitzende Gefühl, man hätte sich gefunden, jedenfalls
für diesen einen Moment, für diese Tage im November, wenn
der Nebel immer dichter, wenn die Außenwelt ganz klein

oder das manchmalige Gelächter aus dem Dorfcafé, das
sich beim Öffnen der Türe zu den Betrunkenen hin verbreitete
ein herrlicher Patriotismus strömte aus ihnen, dieses
ummantelnde Gefühl: oh frère, oh frère, fehlte nur
ihr Jacques, wie hast du uns zerstört, du alter Abt

und wie man mir beibrachte im Takt des Liedes die Axt
zu schwingen, dieses Heben und Spalten auf Jacques, wie
die Klinge durch den Wind geschnitten kam, Papa

            lass uns lieber wieder zurück zu
                                                Vater und Sohn

© Raoul Eisele
from: unveröffentlichtem Manuskript
Audio production: Haus für Poesie, 2022

quasi ness : un amore

italiano

papà lo chiamavo, sempre e soltanto quando mi dava l’ascia

in mano, quei brevi attimi

di un amore che avrebbe dovuto servire

esclusivamente al legame fra padre e figlio


              che comunque però si assumesse qualsiasi idea di

              un legame, ci si dava dentro allegri a colpi d’ascia


eppure era allora che nasceva quel silenzioso, quel muto contatto

di due corpi, che non parlavano, era un puro e semplice spaccare

a colpi d’ascia la legna e poi bruciarla, era quel sentimento di sedere

intorno al fuoco all’aperto, e che ci si sarebbe incontrati, comunque,

per quel solo momento, in quei giorni di novembre, con la nebbia

sempre più fitta, e con il mondo esterno tutto rimpicciolito


o con la risata che usciva dal caffè del villaggio, ogni tanto,

e si diffondeva se si apriva la porta verso gli ubriachi là dentro

e un patriottismo splendido usciva fuori da loro, quel

sentimento avvolgente: oh frère, oh frère, mancava solo

l loro Jacques, come ci hai distrutti, tu, vecchio abate,


e come mi veniva insegnato ad alzare l’ascia

al ritmo della canzone, questo alzare e spezzare a ritmo di Jacques,

quando la lama calava giù tagliata dal vento, papà


                           dai, ritorniamo indietro a

                                                        padre e figlio

Traduzione di Nino Muzzi

DEKANATSQUITTE

alemán | Eva Christina Zeller

da steht sie gerahmt vom fenster
kuckt uns ins schlafzimmer
mit einfachen blüten

wirft sommers goldene früchte
in abhang und brombeerhag
wie dornröschen hard to get und hart
gegen eindringlinge wir schütteln
bis sie sich

ergeben beschlagene fenster
stunden am saftborn - dieser name!
vom sperrmüll
dabei sprechen sie leise persisch
bis sie ihr innerstes auftun

ihre herkunft aus dem garten
der hesperiden, der neckar lacht
auch hölderlin reiste in gedanken

ihr leuchten hängt noch im baum
versprechen ewige jugend mit flaum und falten
verströmen großzügig ihren duft
superstreber der rosengewächse
mit scrabblefähigem initial

der mond ist nur beleuchtet
doch der quittenbaum schneidet
jetzt einen scherenschnitt
gegen den winterhimmel
ein zeichen in mandarin

© Eva Christina Zeller
from: Proviant von einer unbewohnten Insel
Tübingen: Klöpfer, Narr, 2020
Audio production: Haus für Poesie, 2022

Cotogno decano

italiano

nel riquadro della finestra eccolo

che ci guarda dentro la camera da letto

con semplici fioriture


porta frutti d’oro in estate

sulla parete della casa e la siepe di more

irraggiungibile come rosaspina e dura

contro gl’intrusi e noi lo scuotiamo

finchè non si


arrende finestre appannate

per ore al saftborn – che nome!

dal cassonetto

stanno parlando tacite in persiano

finché non aprono il loro interno


la loro origine dal giardino

delle esperidi, il fiume neckar ride

anche hölderlin viaggiava pensandoci


il loro splendore sta ancora appeso all’albero

promettono eterna giovinezza con peluria e grinze

spandono il loro odore generose

superarriviste dai cespugli di rose

con l’iniziale pronta alla zuffa


la luna è solo illuminata

mentre il cotogno sfoggia

adesso un taglio di forbice

contro il cielo invernale

un ideogramma in mandarino.

Traduzione di Nino Muzzi

GRABBEIGABE

alemán | Eva Christina Zeller

von den schwalben ein bisschen
ihre schnelle schrift am himmel

von den mauerseglern das fallen
die keine füße brauchen
im flug schlafen und lieben

wasser weil ich es nicht verstehe
meinen abgeschnittenen zopf
ein leeres blatt

einen zettel mit deiner handschrift:
äpfel brot milch

© Eva Christina Zeller
from: Auf Wasser schreiben
Tübingen: Klöpfer und Meyer, 2016
Audio production: Haus für Poesie, 2022

Offerta funebre

italiano

delle rondini un po’

di rapide loro scritte in cielo


la caduta dei rondoni

che non abbisognano di piedi

in volo dormono e amano


l’acqua perché io non lo capisco

la mia treccia mozzata

un foglio vuoto


un biglietto con la tua scrittura:

mele pane latte

Traduzione di Nino Muzzi

ES SCHEINT MIR MANCHMAL

alemán | Eva Christina Zeller

wenn ich müde bin
dass meine mutter durch die räume geht
und sieht
den rührlöffel und ihr handtuch
während sie durchsichtig und
nicht zu fassen

ich trockne mir die hände ab
und auch der brotsack
mit ihrem kreuzstichmonogramm
wird ausgeschüttelt

draußen regnet es schnee

© Eva Christina Zeller
from: Auf Wasser schreiben
Tübingen: Klöpfer und Meyer, 2016
Audio production: Haus für Poesie, 2022

Mi pare talvolta

italiano

quando sono stanca

che mia madre si aggiri per le stanze

e veda

il cucchiaio di legno e il suo asciughino

mentre lei è trasparente

e non afferrabile


mi asciugo le mani

e anche il tascapane

con le iniziali in punto a croce

viene scosso


fuori cade la neve

Traduzione di Nino Muzzi

LISTE

alemán | Eva Christina Zeller

wie alt ist das meer?
die versteinerungen am strand 425 millionen jahre
dieses baltische meer 12000 jahre
die sonne milliarden
die tote robbe in der dünung 35 jahre
die fliegen einen tag
diese ringelnatter vielleicht 10 jahre
ingmar bergman wurde 89
sein haus ist 67 jahre alt
die wilden summenden wespen ein monat
meine gedichte ungeboren
die zeit gibt es nicht, sagen die physiker
nur im raum
I.B. ist anwesend
seine schrift auf dem tisch, der tür, dem nachttisch 50 jahre alt
das wort rädsla (angst/grauen) darauf gekritzelt
aus dem indogermanischen vielleicht 3000 jahre alt
monteverdis marienvesper auf dem plattenteller 400 jahre
die kiefer vor dem fenster einige 100
die schwäne am strand 20
57 sagt mein pass
die gegenwart schon vorbei
der wunsch in der wimper
kairos mit den locken

© Eva Christina Zeller
from: Proviant von einer unbewohnten Insel
Tübingen: Klöpfer, Narr, 2020
Audio production: Haus für Poesie, 2022

Lista

italiano

quanti anni ha il mare?

le incrostazioni sulla riva 425 milioni di anni

questo mare baltico 12.000 anni

il sole miliardi

la foca morta sulle dune 35 anni

le mosche un giorno

la biscia d’acqua forse 10 anni

ingmar bergman è arrivato a 89

la sua casa ha 67 anni

le vespe selvagge ronzanti un mese

le mie poesie non ancora nate

il tempo non esiste, dicono i fisici

solo lo spazio

I.B. è presente

la sua scritta sul tavolo, sulla porta, sul comodino 50 anni

la parola rädsla (paura/angoscia) scarabocchiata sopra

dall’indoeuropeo forse di 3.000 anni fa

il vespro della beata vergine di moteverdi 400 anni

i pini dinanzi alla finestra qualche secolo

i cigni sulla riva 20

57 dice il mio passaporto

il presente già passato

il desiderio sul ciglio

kairos con i riccioli

Traduzione di Nino Muzzi

Benign Negligence

inglés | Dipika Mukherjee

My parenting style is benign
negligence; plotting books,
poetry, busy at the stove,
half-listening to talk
of soccer goals or how
the senate council will
make money this year.
I know too well those
other times — when home
is the only place to melt
from cool, the tantrums,
the door-slams­ —
yearning to be free.
 
Then, he leaves. I remember
light in his eyes when words
tripped almost incoherent.
I see in the child the man
he is becoming; I see him
so rarely now, that toddler
stretching out expansive
arms all the way back
to show how much he loves
uses that gesture on video
to silently say, I miss you.
 
Childbirth doesn’t prepare
you for this. I am an owl
touched by the light,
yearning for the moon.

© Dipika Mukherjee
Audio production: Verseville

Negligenza benigna

italiano

Il mio stile genitoriale è di benigna

negligenza; progetto libri,

poesia, impegnata ai fornelli,

ascoltando a mezz’orecchio parlare

di gol nel calcio o di come

il consiglio del Senato cercherà

di batter cassa quest'anno.

E conosco fin troppo bene

altri momenti - quando a casa

è l'unico posto dove sciogliersi

dal freddo, dalle ansie,

dagli sbattimenti delle porte  -

desiderosa di essere libera.

 

Poi lui se ne va. Mi ricordo

della luce nei suoi occhi con le parole

che inciampavano quasi incoerenti.

Vedo nel bambino l'uomo

che sta diventando; lo vedo

così di rado adesso, quel bimbo ai primi passi

che allunga espansivo

le braccia piegandosi all’indietro

per dimostrare quanto ama

usa quel gesto nel video

per dire in silenzio, mi manchi.

 

Il parto non ti prepara

a questo. Sono un gufo

abbagliato dalla luce,

anelo alla luna.

Traduzione di Nino Muzzi

UMARMUNG

alemán | Eva Christina Zeller

nachts deine arme
spüren im erwachen
erinnere mich dass es dich gibt
könnte auch ein engel sein
oder eine mutter
eine erinnerung an etwas
was es vielleicht nie gab
nur der abdruck in mir
des ersten wunsches der menschen
im mutterleib und in den höhlen
als sie pferde wisente mammuts malten
ihre hände hinterließen
bunt für alle zeiten

© Eva Christina Zeller
from: Liebe und andere Reisen
Tübingen: Klöpfer und Meyer, 2007
Audio production: Haus für Poesie, 2022

ABBRACCIO

italiano

sentire al risveglio

di notte le tue braccia

mi ricorda che esisti

potrebbe essere anche un angelo

oppure una madre

la memoria di qualcosa

che forse non esistette mai

solo la traccia in me

del primo anelito degli uomini

nel ventre materno e nelle caverne

quando dipinsero cavalli bisonti mammut

lasciandovi l’impronta colorata

delle mani per tutti i tempi

Traduzione di Nino Muzzi

ALLTÄGLICHE FRAGEN

alemán | Eva Christina Zeller

dass wir alle aus dem wasser kommen
und wasser sind
und wieder wasser werden
oder nur darüber verstreut?
asche in dinkelbrot
letzter proviant?

dass wir staub sind
sternenstaub und daher kommen
und wieder werden wollen
verbrannt und ausgestreut aus einem heißluftballon
dass wir staub wischen
und selber sind?

sind teil des ganzen
warum hören wir dann das lied des kuckucks
und zählen mit ihm?
woher weiß er, der in fremden nestern wuchs
wer seine brüder sind?

mit wem er schnäbeln wird
alles staub, wasser, dna?

der kuckuck ruft
nach seinesgleichen
die er nicht kennt
also kehren wir doch nicht zurück
ins paradies
sind auf sehnsucht gepeilt
auf kuckucksruf
und länder der sterne

dorthin wo wir nicht sind
noch darüber wissen
ins offene all

© Eva Christina Zeller
from: Liebe und andere Reisen
Tübingen: Klöpfer und Meyer, 2007
Audio production: Haus für Poesie, 2022

Domande quotidiane

italiano

che noi tutti veniamo dall’acqua

e acqua siamo

e ritorniamo ad esserlo

oppure sparsi sull’acqua?

cenere in pane di farro

ultima provvista?


che siamo polvere

polvere di stelle e da lì veniamo

e vogliamo tornare ad esserlo

arsi e sparsi nell’aria da una mongolfiera

che noi togliamo via la polvere

e siamo noi stessi polvere?


siamo parte del tutto

perché udiamo allora il verso del cuculo

e contiamo con lui?

da cosa lui sa, cresciuto in altri nidi,

che siamo suoi fratelli?


con chi becchetterà

ogni polvere, acqua, dna?


il cuculo lancia il richiamo

verso i suoi simili

che non conosce

quindi non torniamo indietro

in paradiso

ci misuriamo in nostalgia

in richiami di cuculo

e in territori di stelle


lassù dove non siamo

né conosciamo

nello spazio aperto

Traduzione di Nino Muzzi

SPINNEN IN ZWISCHENRÄUMEN

alemán | Eva Christina Zeller

spinnen ziehen zwischen büschen
von johannisbeeren ihre fäden
verknüllen sich abrupt
wenn man ihr tagwerk zerreißt
abrupt wie die mutter das küchentuch hinschmiss
mit den töpfen klapperte
das geschirr verräumte

spinnen und ihre arbeit, ihr ärger
ihr spät im jahr, ihr überall
ihr zwischen den stühlen und tischen
zwischen strandhafer und fischerhütten
in den wilden himbeeren spinnen
ihr stopfen von löchern
reißt der wind diese breschen hinein
und angst diese löcher im raum?
und sing ich wie im keller
in den zwischenräumen?

wie sie sich abseilen am arm und
schnell zusammenfalten
lieben behausungen menschen türrahmen
zwischen den sommermöbeln segel im wind
an nägeln
an der mülltüte
im wacholder
überm donnerbalken
spinnen ihr tun

© Eva Christina Zeller
from: Proviant von einer unbewohnten Insel
Tübingen: Klöpfer, Narr, 2020
Audio production: Haus für Poesie, 2022

Ragni negli anfratti

italiano

i ragni tessono la tela negli anfratti

dei cespugli di ribes

si appallottolano d’un tratto

quando qualcuno strappa la loro opra del giorno

d’un tratto come quando la mamma buttava giù

lo straccio da cucina                                                

faceva tintinnare pentole e padelle

portava via le stoviglie


i ragni e il loro lavoro, la loro rabbia

il loro a-fine-anno, il loro dappertutto

il loro fra le sedie e i tavolini

fra l’avena marina e i casotti dei pescatori

fra i lamponi selvatici i ragni

il loro rammendi sui buchi

è il vento che vi crea queste brecce

e temi tu quei buchi nei muri della stanza?

e canto io in cantina

negli anfratti?


come calano in corda doppia al braccio e

rapidi si appallottolano

amano abitazioni uomini telai delle porte

fra i mobili estivi vele nel vento

attaccati ai chiodi

attaccati ai sacchi dell’immondizia

nei ginepri

sulle latrine a cielo aperto

tessono le loro opre.

Traduzione di Nino Muzzi

DAS LEERE NEST

alemán | Eva Christina Zeller

heute sind die schwalben ausgeflogen
der verklebte kokon im giebel verlassen
der kothaufen darunter
getropfte stalagmiten am meer

gestern schauten die jungen zirpend
mit offenem schnabel hinaus
hingen über der reling
als würden sie gleich in der luft

untergehen - verpasst
das fallen der schrei
und dann
ein öffnen der flügel

© Eva Christina Zeller
from: Proviant von einer unbewohnten Insel
Tübingen: Klöpfer, Narr, 2020
Audio production: Haus für Poesie, 2022

Il nido vuoto

italiano

oggi le rondini sono volate via

lasciando il nido impastato sul frontone

il mucchio delle feci colato giù

come stalagmiti stillate in riva al mare

ieri i rondinini guardavano fuori pigolando

con il becco aperto

sospesi sul parapetto

come volessero subito svanire

  

nell’aria - senza successo

la caduta il grido

e poi

un dischiudersi di ali

Traduzione di Nino Muzzi

DER SEEHUND

alemán | Eva Christina Zeller

liegt in der dünung, weiß und aufgedunsen
du schaust hinein auf schwarte und rippen

nur die flossen treiben vor und zurück
der kleine schädel abgekippt
die barthaare schwappen

gehe täglich auf diesen friedhof
meine augen sind blumen, will wissen
wie das meer diesem leichnam die ehre erweist

einmal ist der bauch gefüllt mit blut
dann wieder reingewaschen, die knochen zernagt
vom mikrokosmos, ringelnattern, den wellen am strand?

auf dem seziertisch meer
unter der diffusen lampe
du seehund

© Eva Christina Zeller
from: Proviant von einer unbewohnten Insel
Tübingen: Klöpfer, Narr, 2020
Audio production: Haus für Poesie, 2022

La foca

italiano

giace sulla risacca, bianca e gonfia

tu ne osservi dentro il grasso e le costole


solo le pinne si agitano avanti e indietro

il piccolo cranio è rovesciato

i peli della barba sciabordano


ogni giorno mi reco a questo cimitero

i miei occhi sono fiori, voglio sapere

come il mare renda onore a questa salma


una volta la pancia si riempie di sangue

poi di nuovo viene dilavata, le ossa corrose

dal microcosmo, dalle bisce, dalle onde sulla

riva?


sul mare, tavolo dissettorio,

sotto la luce diffusa

tu, foca

Traduzione di Nino Muzzi

Going back to where I’m from

inglés | Dipika Mukherjee

is to return to women who are goddesses,
incense smoke and drumbeats & women
who bury infant girls in the ground, into
milk vats to drink until they drown;
 
to many-armed goddesses who slay
demons, and darkness, and scarcity
of thought & women who are womb
and vagina, never brains or mouth;
 
to stargazers who send probes to Mars,
mathematicians of cosmic poetry & women
raped in temples, strung from trees,
disemboweled in a dark-tinted moving bus;
 
to Bengal and Indus Valley & Chittaranjan Park
& Texas and Ohio and State Street in Chicago;
 
to meals beginning with bitter gourd and ending
in milky sweets & sweet-water fish, & mountain
goat, & homemade cheese strained through muslin
so fine it passes through a child’s golden ring.
 
The mind travels as a flume,
belonging here, rooting nowhere;
 
the hunger for roads packed with parched
red earth; July, the monsoon cool of runny
streets, clouds paused for the miracle
of light on water, the sky’s tandav;
 
rains feel amniotic as the nomad
breaststrokes through alien streets
for electric air, even as a belligerent
hunger pushes the boat away from shore;
 
I am more than a dress or a sari,
more than henna and  bindi & more
than skin scabbed with regrowth.
                                                      Still so far to travel, so much to uncage.

© Dipika Mukherjee
Audio production: Verseville

Tornare da dove vengo

italiano

è un ritorno alle donne che sono dee,

fumo d'incenso e tamburi e donne

che seppelliscono le bimbe sottoterra, in

vasche di latte da bere finché non annegano;

 

un ritorno alle dee dalle molte braccia che trucidano

i demoni, e il buio e la penuria

di pensiero e di donne che sono grembo

e vagina, mai cervello o bocca;

 

un ritorno agli astronomi che inviano sonde su Marte,

matematici della poesia cosmica e donne

violentate nei templi, appese agli alberi,

sventrate in un autobus oscuro in movimento;

 

un ritorno al Bengala e alla valle dell'Indo e al CR Park

e al Texas e all’Ohio e alla State Street di Chicago;

 

un ritorno ai pasti che iniziano con la zucca amara e finiscono

con i dolci al latte, coi pesci d'acqua dolce e con la capra

di montagna e il formaggio fatto in casa filtrato con mussola

così sottile che passa attraverso l'anello d'oro di un bambino.

 

La mente scorre come una gora,

appartenere qui, non radicarsi da nessuna parte;

 

la fame di strade piene di arida

creta rossa; luglio, il fresco monsonico di liquide

strade, nuvole ferme per il miracolo

della luce sull’acqua, il tandava del cielo;

 

le piogge sembrano amniotiche come le

rane che attraversano strade aliene

per l'aria elettrica, anche come un belligerante

la fame spinge via la barca dalla riva;

 

io sono più di un vestito o di un sari,

più dell'henné, del bindi e altro ancora

più della pelle ricoperta di croste della ricrescita.

              Ancora così lontana dal viaggiare, così tanto da liberare.

Traduzione di Nino Muzzi

[hol doch bitte die Kamera cherie]

alemán | Raoul Eisele

kein Leben scheint hier höher als die Spitze des Grases oder die
Herzen der Schafe, wenn der Wind ganz achtlos stöhnt und sich die Luft
ein wenig mit Menschlichem füllt, er erinnert sich und weiß
dass es uns gibt und singt davon und für die Schafe, die ganz sinnlos
dabei grinsen mit ihren gelblich Zähnen und dem Gras dazwischen
im großmütterlichen Kostüm wie du, Kristine
als du ihre Perücke, als du ihre Locken auf dein Haar gesetzt
und die Nase rümpftest, die Nase vom Kitzeln der Haare verzogst
und uns die Sonnenstrahlen blendeten, dein Lächeln, dein
Niesen und das Verziehen aller Gesichtszüge in Kleidern der Mutter
der Großmutter, alles räumten wir aus Schränken heraus
warfen es zu Boden, probierten es an, wühlten und wuchsen
in den Stöckeln der Mütter und dieses herzhafte, dieses herzzerreißende
wie mémère sagen würde: hol doch bitte die Kamera cherie
während maman raste, ihre schönen Sonntagskleider auf Holzböden
zerwühlt und unser Lächeln, unser Grinsen, wie wenig
konnten wir es uns verkneifen, wir sahen doch schön aus, waren doch
ganz achtsam, achtlose Wesen; graziös und hoheitsvoll vor dem Holzschrank
mit dem kitschigen Panorama, dem zerberstenden, dem splissen Gras
das man vom Fenster aus, frischgemäht, roch

© Raoul Eisele
from: unveröffentlichtem Manuskript
Audio production: Haus für Poesie, 2022

[va’ a prendere, ti prego, la cinepresa chérie]

italiano

qui non c’è vita che sembri più alta della punta di quest’erba ovvero dei

cuori delle pecore, quando il vento noncurante geme e l’aria si riempie

di qualcosa di umano, lui si ricorda e sa

che ci siamo e di noi canta e per le pecore che tutte inebetite

stanno sgranando sorrisi con quei loro denti gialli e l’erba frammezzo

in costume di nonna come te, Kristine,

quando tu, messa in testa la parrucca, messi nella chioma i suoi riccioli

arricciavi il naso, torcendolo via dal solletico dei capelli

e i raggi del sole ci abbagliavano, il tuo sorriso, il tuo

starnutire e l’affondare del tuo volto nei vestiti della mamma

della nonna, tutto abbiamo tirato fuori dagli armadi

e gettato per terra, tutto ci siamo provati, frugando e alzandoci

sui tacchi delle madri e poi quell’accorato, quello strappalacrime

come avrebbe detto mémère: va’ a prendere, ti prego, la cinepresa chérie

mentre maman infuriava, con i suoi bei vestiti della domenica sul parquet

tutti in disordine e il nostro risolino, il nostro sogghigno, tanto poco

ci potevamo trattenere, però eravamo di bell’aspetto, però eravamo

tutti rispettosi, noi esseri irrispettosi; graziosi e maestosi dinanzi all’armadio

di legno con il panorama Kitsch, con l’erba rigogliosa, spighita

che, falciata di fresco, si faceva annusare fin dalla finestra.

Traduzione di Nino Muzzi

[fast beiläufig, la follia]

alemán | Raoul Eisele

fast beiläufig, la follia höre Vivaldi und das Wenige vielleicht
im Verschwinden, das Wenige, was uns umgibt, wie klein ist es
geworden das Rauschen, das Rascheln der Eiche, der
Edelkastanienblätter, wenn frühmorgens die Schwingen der
Vögel, die Schwünge der Palmkätzchen ans Fenster dringen
und irgendwie peripher, ein wenig verhalten, will wissen, wie
es dir geht, woran du gerade denkst und da war etwas wie
Erdbeersocken, etwas, das mich fiebern ließ und irgendwie
Kusskrankheit, deine Küsse wie Dolden der Wildrose, die
Dolden von Hagebutte im Haar eine Blüte, ein Haarriss an
deiner Haut und ich fahre mit meinem Finger, fahre über deine
wunde Wange, Céline, als wäre es heilsam, dieser Gedanke an
dich und der Wahn, der mich dabei überkommt, der Wahn und
die Wörter, die du ins Freie entlässt, dieses Verblassen, wenn du
sagst, vielleicht ein Verschwinden im Nachdenken dein
Nachgeschmack und der Geruch, der an mir haftet wie Nacht
wie unsagbare Stunden, wie still ist es geworden

© Raoul Eisele
from: einmal hatten wir schwarze Löcher gezählt
Tübingen: Schiler & Mücke, 2021
Audio production: Haus für Poesie, 2022

[ascolto Vivaldi e quel poco forse]

italiano

quasi per caso, la follia ascolto Vivaldi e quel poco forse

che sta scomparendo, quel poco che ci circonda, com’è

diventato piccolo lo scrosciare, il frusciare della quercia, delle

foglie del castagno, quando di mattina presto le ali degli

uccelli, l’alitare degli amenti del salice premono alla finestra

e in qualche modo a margine, un po’ rattenuto, voglio sapere come

stai, a cosa stai pensando ed ecco qualcosa come

le calzette col motivo di fragola, qualcosa che mi dava la febbre e in qualche

modo la malattia dei baci, dei tuoi baci come umbelle di rosa di macchia, le

umbelle di rosa canina nei capelli una fioritura, un taglio sottile sulla

tua pelle e io ci passo sopra col dito, passo sopra alla tua

guancia ferita, Céline, come per guarirla, questo pensiero di

te e la follia che in quell’atto mi assale, le follia e

le parole che tu pronunci in libertà, quell’impallidire mentre

tu lo dici, forse uno scomparire nella riflessione il tuo

retrogusto e il tuo sentore che mi resta addosso come la notte

come le ore indicibili, come il silenzio che è diventato.

Traduzione di Nino Muzzi

prinzenbad

alemán | Ozan Zakariya Keskinkılıç

in belden richtungen weht ein aufgeregter atem über die köpfe,
fegt das haar wie blätter zusammen. ich habe mich umgesehen,
niemand holt anlauf wie du. die beine wie baumstämme in den
boden drücken. schlaksige äste, pistazienstaub. und die
wassertropfen schimmern sternen gleich auf deiner rinde. ich
stelle mir vor, meine lippen der beckenrand, und ein kronprinz,
der mir auf der zunge liegt.



pommes mit ketchup ist das einzige, das ich
der akazie im rachen zumute. drei stunden
schon führt mich jedes augenzwinkern von
einem hunger zum nächsten. ich habe mich
umgesehen, niemand stolziert auf dem wasser
wie du. den rücken wie einen planeten kreisen.
mysteriöse wolken, salzregen. und die brust
verirrt sich in meiner regenbogenhaut. ich stelle
mir vor, dein arm die linie, die mich vom himmel
trennt.



im umkleideraum scheitert jeder versuch, die sanften härchen
deiner schenkel aus der pupille zu entwirren. ich habe mich
umgesehen, niemand verlässt das tor wie du. die luft mit dem
schnurrbart wie moses das meer in zwei teilen. verlorene perlen,
trauerpfütze. und der schweiß verschlingt gierig den letzten
tropfen mut. ich stelle mir vor, eine welle aus schulterblättern,
die mich in verschämte boxershorts zurückwirft.

© ELIF Verlag
from: Prinzenbad
Nettetal: ELIF Verlag, 2022
Audio production: Haus für Poesie, 2023

bagno del principe

italiano

in ogni direzione soffia un vento irrequieto sopra le teste,

spazza i capelli ammassandoli come foglie. mi sono guardato intorno,

nessuno prende la rincorsa come fai tu. piantando a terra le gambe

come tronchi d’albero. rami allampanati, polvere di pistacchio. e le

gocce d’acqua brillano come stelle sulla tua scorza. immagino

le mie labbra come il bordo della piscina e un principe della corona

che mi sta disteso sulla lingua.




pommes frites con ketchup è l’unica cosa che

immagino in gola all’acacia. già da tre ore

mi conduce ogni ammiccamento da

una fame all’altra. mi son guardato

intorno, nessuno si pavoneggia in acqua

come te. la schiena come un pianeta circondata

da nubi misteriose, pioggia salata. e il petto

si perde nella mia pelle iridescente. m’immagino

il tuo braccio come linea che dal cielo

mi separa.




nello spogliatoio fallisce ogni tentativo di sbrogliare

dalla pupilla la morbida peluria della tua coscia. mi sono

guardato intorno, nessuno lascia il portone come te. tagliando

l’aria in due con i baffi come mosè fece col mare. perle perdute,

pozza di tristezza. e il sudore ingoia goloso l’ultima

goccia di coraggio. m’immagino un’onda di scapole

che mi respinge in verecondi boxer.

Traduzione di Nino Muzzi

EN LA CASA DE ZULEMA HUAIQUIPAN

alemán | Jaime Luis Huenún

Junto al río de estos cielos
verdinegro hacia la costa,
levantamos la casa de Zulema Huaiquipán.
Hace ya tantas muertes los cimientos,
hace ya tantos hijos para el polvo
colorado del camino.
Frente al llano y el lomaje del oeste,
levantamos la mirada de mañío
de Zulema Huaiquipán.
Embrujados en sus ojos ya sin luz
construimos las paredes de su sueño.
Cada tabla de pellín huele a la niebla
que levantan los campos de la noche.
Cada umbral que mira al río y los lancheros
guarda el vuelo de peces y de pájaros.
Bajo el ojo de agua en el declive
donde duermen animales de otro mundo
terminamos las ventanas.
Y en la arena hemos hincado nuestras sombras
como estacas que sostienen la techumbre
de la casa de Zulema Huaiquipán.

© Jaime Luis Huenún
from: Reducciones
Audio production: Haus für Poesie, 2022

Nella casa di Zulema Huaiquipán

italiano

Presso al fiume di questi cieli

verde-scuro fino alla costa,

innalziamo la casa di Zulema Huaiquipán.

Tante morti son già le fondazioni,

tanti figli son già fra la polvere

colorata del sentiero.

Di fronte a pianure e colline dell’Est

alziamo la visione di conifere

di  Zulema Huaiquipán.

Abbagliati dai suoi occhi ormai spenti

costruiamo le pareti del suo sogno.

Ogni tavola di quercia di pellín sa di nebbia,

quella che sale dai campi della notte.

Ogni soglia che guarda verso il fiume e i marinai

veglia sul volo dei pesci e degli uccelli.

Sotto lo specchio d’acqua nel declivio

dove dormono animali di altro mondo

installiamo le finestre.

E nella rena abbiamo infisso le nostre ombre

come piloni che sostengono il tetto

della casa di Zulema Huaiquipán

Traduzione: Nino Muzzi

ENVIO A ANAHÍ

español | Jaime Luis Huenún

Era madrugada y yo
cortaba flores para ti en mis libros de poesía.
Llovió largo sobre el mundo y en mi sueño
se abrieron los primeros rojos brotes de poroto.
Hacia el bosque volaron los güairaos
y el tué tué cantó tres veces
sólo para confundirme.
Amanecí después: mariposa era el cielo,
liebre era la tierra corriendo tras el sol.
Te vi luego zumbando en las orillas de la miel,
haciendo olas en la blanca
placenta de tu madre.
La muerte es lo que escribe
el agua sobre el agua, me dije contemplando
el rocío de las hojas.
Lloré, entonces lloré,
sólo por el delirio de respirar tu aire.

© Jaime Luis Huenún
from: Reducciones
Audio production: Haus für Poesie, 2022

Invio ad Anahí

italiano

Era l’alba e io

coglievo i fiori per te nei miei libri di poesia.

Piovve a lungo sopra il mondo e nel mio sogno

si aprirono i primi bocci rossi di fagiolo.

Fino al bosco volarono i guairaos

e il tué tué cantò tre volte

solo per confondermi.

Dopo mi risvegliai: il cielo era farfalla,

la terra lepre, in corsa dietro al sole.

Poi ti vidi ronzare sul bordo del miele,

alzando ondate nella bianca

placenta di tua madre.

La morte è ciò che scrive

l’acqua sopra l’acqua, mi dissi contemplando

la brina sulle foglie.

Allora piansi, piansi

solo per i delirio di respirare il tuo alito.

Traduzione: Nino Muzzi

PUERTO TRAKL [Fragmento #3]

español | Jaime Luis Huenún

Como un cantante de ferias y cantinas
repitiendo siempre las mismas canciones,
declamo poemas al océano.
El oleaje apaga el rumor de mi voz
y la espuma salpica estos papeles
como un escupitajo de las rocas y del agua
a mi vanidad.
Entonces imito el gesto del cantante
cuando extiende la guitarra al público y le dice:
“No quiero aplausos, solo monedas,
no quiero aplausos, solo monedas”

© Jaime Luis Huenún
from: Poemas de Puerto Trakl
Santiago: Lom Ediciones, 2001
Audio production: Haus für Poesie, 2022

PUERTO TRAKL [Frammento #3]

italiano

Come un cantante da sagre e da osterie

che ripete sempre le stesse canzoni,

vo recitando poesie all’oceano.

La mareggiata copre il rumore della mia voce

e la spuma copre di spruzzi queste carte,

sputacchi delle rocce e dell’acqua

sulla mia vanità.

Allora imito il gesto del cantante

quando porge la chitarra al pubblico dicendo:

“Non chiedo applausi, solo monete,

non chiedo applausi, solo monete”.

Traduzione: Nino Muzzi

PUERTO TRAKL [Fragmento #2]

español | Jaime Luis Huenún

Fumando en el muelle desierto
recuerdo a mis hijos,
apenas alumbrados por el sol de este anillo.
Mi paternidad se ha ido a pique;
el mercado está desierto frente a mí.
Un corazón apátrida late en esta fuga
hacia la isla prometida.
El amor ha abierto una oscura puerta
por donde paso
inclinándome.

© Jaime Luis Huenún
from: Poemas de Puerto Trakl
Santiago: Lom Ediciones, 2001
Audio production: Haus für Poesie, 2022

PUERTO TRAKL [Frammento #2]

italiano

Fumando sul molo deserto

ricordo i miei figli,

appena rischiarati dal sole di questo anello.

La mia paternità è calata a picco;

il mercato mi sta di fronte deserto.

Un cuore apolide batte in questa fuga

fino all’isola promessa.

L’amore ha aperto una porta oscura

che attraverso

inchinandomi.

Traduzione: Nino Muzzi

PUERTO TRAKL [Fragmento #1]

español | Jaime Luis Huenún

Bajé a Puerto Trakl entre neblinas.
Buscaba el bar de la buena suerte
para charlar sobre la travesía.
Pero todos vigilaban la estrella polar en sus copas,
mudos como el mar frente a una isla desierta.
Salí a vagar por las calles con faroles rojos.
Las mujeres se ofrecían sin afecto, fragantes y cansadas.
“A Puerto Trakl los poetas, vienen a morir”, me dijeron
sonriendo en todos los idiomas del mundo.
Yo les dejé poemas que pensaba llevar a mi tumba
como prueba de mi paso por la tierra.

© Jaime Luis Huenún
from: Poemas de Puerto Trakl
Santiago: Lom Ediciones, 2001
Audio production: Haus für Poesie, 2022

PUERTO TRAKL [Frammento #1]

italiano

Scesi a Puerto Trakl in mezzo alla nebbia.

Cercavo il bar della buona sorte

per chiacchierare della traversata.

Là tutti osservavano la stella polare nei loro bicchieri,

muti come il mare di fronte all’isola deserta.

Uscii a vagare per le vie dalle lanterne rosse.

Le ragazze si offrivano senza affetto, profumate e stanche.

“A Puerto Trakl i poeti ci vengono a morire”, mi dissero

sorridendo in tutte le lingue del mondo.

Io lasciai loro delle poesie che volevo portarmi nella tomba

come prova del mio passaggi sulla terra.

Traduzione: Nino Muzzi

LLAMEKAN*

español | Jaime Luis Huenún

Sangre de golondrina, sangre
de mariposa
tenemos.
Los muchachos saben, los
hombres saben
y nos miran.
Escondidas en los bosques nos quedamos,
mojando la tierra,
mojando los arrayanes
y los helechos.
Sangre de golondrina,
sangre de cisne hembra
en los juncos y los arroyos.
Mujeres, niñas del sol,
escóndanse de los muchachos.
Mujeres, niñas del sol,
escóndanse de los muchachos.


* Canto antiguo de mujeres´

© Jaime Luis Huenún
from: Ceremonia de los nombres
Audio production: Haus für Poesie, 2022

LLAMEKAN*

italiano

Sangue di colomba,

sangue di farfalla

abbiamo in noi.

I giovani lo sanno,

gli uomini lo sanno

e ci rimirano.

Restiamo nascoste nei boschi

annaffiando la terra,

annaffiando i mirti

e le felci.

Sangue di colomba,

angue di cigno femmina

fra i giunchi e i ruscelli.

Ragazze, figlie del sole,

si nascondono ai giovanotti.

Ragazze, figlie del sole,

si nascondono ai giovanotti.



*Antico canto di donne

Traduzione: Nino Muzzi

CROSSING

inglés | Shikhandin

The season slides off your shoulder. A tidy pile
of days. A folded-up-laundry list
of things-you-could-have-done-but-didn’t.
May’s sun veils the plumes of a sly fever
roaming the deserted streets of your city. Five times
a day the Muezzin calls to the faithful. Each time
you lift up your head to see the muted
hours of unreconciled sorrow flow past…
 
Soon this year too, will close like a protracted
 
sigh. Disappear like the legendary
Saraswati, and join the underground
aquifer of time. Swiftly,
like spilled water in summer, this age
will evaporate. Scattering your imprints
like fossilized small creatures.
 
Wish them well, before your heart takes
 
a turn. A sickled figure looms at the river’s bend,
lengthier than a late afternoon shadow. Watching
life drip like dew from a bent blade
of grass. Heed
the misty waters into which your shrouded feet
will eventually dip. Your soul fluttering
frantically for anchor. And, the boat ready
to row you gently down the stream
 
Empty your heart, now that humanity is slipping
 
off all needless raiment. And, desire is pure,
seeking nothing more than an
Earth of abundant joy.
Life may recede, but the season
of giving remains, as clear as a mountain
brook. Life’s flume, slaking the seekers.

© Shikhandin
Audio production: Verseville

TRAVERSATA

italiano

La stagione ti scivola via dalle spalle. Una pila ordinata

di giorni. Una lista di biancheria-ripiegata

di cose-che-avresti-dovuto-fare-e-non-hai-fatto.

Un sole di maggio vela le piume di una febbricola

che vaga per le strade deserte della tua città. Cinque volte

al giorno il Muezzin invita i fedeli. Ogni volta

tu alzi la testa per vedere le ore

mutate di una pena non riconciliata che scorrono via...


Presto anche quest’anno si chiuderà in un protratto


sospiro. Sparisci come la leggendaria

Saraswati e raggiungi la sotterranea

falda del tempo. Rapida,

come l’acqua versata in estate, questa età

evaporerà. Sparpagliando le vostre impronte

in forma di piccole creature fossili.


Augura loro ogni bene, prima che il tuo cuore compia


una svolta. Una figura falcata incombe sull’ansa del fiume,

più estesa di un ombra nel attardato pomeriggio. Guarda

la vita sgocciolare come rugiada lungo un filo d’erba

piegato. Ascolta

le acque brumose dentro le quali i tuoi piedi fasciati

eventualmente affonderanno. La tua anima annaspa

frenetica in cerca di un ancoraggio. E la barca è pronta

a trasportarti dolcemente lungo la corrente...


 Svuota il tuo cuore, ora che l’umanità scivola


fuori dai suoi vestimenti inutili. E il desiderio è puro

e non cerca nient’altro che una

Terra di gioia abbondante.

La vita può recedere, ma la stagione

del dare rimane, chiara come un ruscello

di montagna. Canale di vita che placa ogni ricerca.

Traduzione: Nino Muzzi

BONES

inglés | Shikhandin

The smallest bones I collected,
still warm and sticky
from your smoldering pyre.
Mother
 
those charred bones symbolized
those small pieces of your life
that you had never intended
anyone to see.
 
I made sure
the pot containing them sank
deep into the Ganges.
I watched the bubbles bob and spit
as the pot receded
 
far into the waters.
Yes Mother, I did.
This was one task I did
sincerely.

© Shikhandin
Audio production: Verseville

OSSA

italiano

Ho raccolto le più piccole ossa

ancora calde e vischiose

dalla tua pira ancora fumante.

Madre

 

quelle ossa carbonizzate simbolo

dei piccoli pezzi di vita

che non intendesti mai

mostrare a qualcuno.

 

Mi sono assicurata

che il vaso che le conteneva

affondasse nel profondo del Gange.

Osservavo le bolle ondeggiare e schiumare

mentre il vaso affondava

 

lontano in mezzo alle acque.

Sì, madre, l’ho fatto.

É stato un dovere compiuto

con il cuore in mano.

Traduzione: Nino Muzzi

THE SKY SPEAKS TO ME

inglés | Shikhandin

The sky speaks to me
of pollen disintegrating in the wind,
 
of sparrows whose silences
chitter louder each day,
 
of moisture that falls flatly to the ground
long before the rain clouds have ripened.
 
The sky whispers
of cold fruit wrapped in paper,
 
stealthily growing their false lusciousness.
Grain rotting in silos, feeding rats and voles.
 
The sky mutters darkly
of foraging mothers, who watch
 
the bellies of their children distend,
scabby skin clinging to jointed knees.
 
The sky warns of song-less air, of wind
stepping low, waters lapping at emery shores.
 
The sky carries tales of earth creatures
whose mysteries will never be revealed,
 
and of those that are waiting their turn
with dripping fangs.
 
The sky expands and contracts. The sky
tries to clasp the eagle as it flies
 
straight into the firmament’s dark bosom.
The eagle dares and dares again. And then
 
dives down to the ground.

© Shikhandin
Audio production: Verseville

IL CIELO MI PARLA

italiano

Il cielo mi parla

del polline che si disintegra nel vento,

 

di passeri i cui silenzi

cinguettano ogni giorno più forte,

 

di umidità che cade insipida sulla terra

molto prima che la pioggia gonfi le nubi.

 

Il cielo mormora

di frutta gelida avvolta nella carta,

 

accrescendo furtivo la loro falsa sensualità.

Il grano marcio nei silos nutre ratti e topolini.

 

Il cielo brontola cupamente

di madri in cerca di cibo, che guardano

 

i ventri gonfi dei loro figli,

la pelle scabbiosa sulle ginocchia dinoccolate.

 

Il cielo annuncia aria senza canto, vento

che rade la terra, acque che lambiscono rive smerigliate.

 

Il cielo trascina con sé storie di creature terrestri

i cui misteri non saranno mai rivelati,

 

e di quelli che stanno in attesa del loro turno

con le zanne grondanti.

 

Il cielo si espande e si contrae. Il cielo

cerca di ghermire l'aquila in volo

 

diretta nel seno oscuro del firmamento.

L'aquila osa e osa ancora. E poi

 

sprofonda giù a terra.

Traduzione: Nino Muzzi

HOPE SPRINGS LIKE GRASS FROM ASHES

inglés | Shikhandin

At midnight I saw the clouds march
across the sky. Saturn, Jupiter and our moon
hid their angles and their light. Your spirit descended,
a fluff of life upon my shoulder.
Warm rain bent the perimeter of palm fronds
on the lawn. Clung to the rose’s thorn. An insomniac koel
broke into song. Then, softly, softly the clouds
drew apart. As if lanced by that bird’s voice. Your spirit
winked with the icy light of unreachable constellations.
 
Love’s longing, and longing’s agony are seeded by hope.
 
One morning when I walked
on a path newly turned for planting, tender invertebrates
began to fold and unfold at my feet.
The shy breeze caressed my cheek
in passing, and brought news from a far and unseen orchard.
The sun scattered his coins of gold. I saw you then,
come riding on one as it rolled
down the sequined walls of morning’s air.
Birdsong swelled to the firmament’s edge,
as fine as a mist of French perfume.
The falling leaves were kisses blown at me. And you
were there in between, a charade in a dream.
 
Love’s longing, and longing’s agony are seeded by hope.
 
When at last dusk swept away
the day’s leftover light into the void’s rim,
I went about lighting the lamps on my patio. Paper
lanterns swung from my eaves. The branches
of the sole Frangipani tree in my garden lit up with blossoms,
reminding me of fallen stars sending out their dying light.
A sleepy bird nesting in the crook of a branch dropped
a half-song into the grass where it seemed to linger
for a milli-second more, before a cricket took it up. The night then fell
in sheaves of mystic brume, and the ordinary objects
of daylight became vaporous silhouettes. My heart burned
for there seemed to me a promise forming from that
clairvoyant sight. Or perhaps it was my folly,
for presuming to see your shape wavering at the door.
 
Love’s longing, and longing’s agony are seeded by hope.

© Shikhandin
Audio production: Verseville

LA SPERANZA NASCE COME ERBA DALLA CENERE

italiano

A mezzanotte vidi nuvole in marcia

attraverso il cielo. Saturno, Giove e la nostra luna

celavano i loro contorni e la loro luce. Il tuo spirito mi scese,

come un soffio vitale, sulla spalla.

Calda pioggia piegava il perimetro delle fronde delle palme

sul prato. Aggrappato alla spina della rosa. Un koel insonne

proruppe in canto. Poi, piano, piano le nuvole

si diradarono come crivellate dalla voce di quell'uccello. Il tuo spirito

strizzava l’occhio alla luce gelida di costellazioni irraggiungibili.

 

Il desiderio dell’amore e l’agonia del desiderio sono seminati dalla speranza.

 

Una mattina mentre camminavo

su un sentiero appena adibito ad aiuola, teneri invertebrati

cominciarono a piegarsi e dispiegarsi ai miei piedi.

La timida brezza mi accarezzò la guancia

di passaggio, e portava notizie da un frutteto lontano e invisibile.

Il sole sparse le sue monete d'oro. Ti vidi allora

giungere a cavalcarne una mentre rotolava

lungo le pareti coperte di lustrini nell'aria mattutina.

Il canto degli uccelli si dilatava fino al limite del firmamento,

sottile come un nebulizzato profumo francese.

Le foglie cadenti erano baci soffiati su di me. E tu

stavi nel mezzo, una sciarada in un sogno.

 

Il desiderio dell’amore e l’agonia del desiderio sono seminati dalla speranza.

 

Quando finalmente il crepuscolo spazzò via

l’ultima luce del giorno sul bordo del vuoto,

io andai ad accendere le lampade nel mio patio. Lanterne

di carta pendevano dalla mia grondaia. I rami

della solinga pianta di Frangipani del mio giardino illuminato da bocci

di fiori che mi ricordavano stelle cadute esalanti la loro luce morente.

Un uccello sonnolento, facendo il nido nell'incavo di un ramo, fece gocciare

una mezza canzone nell'erba dove sembrò indugiare

ancora per un millisecondo, prima che un grillo la riprendesse. Poi calò la notte in fasci di brume mistiche e gli oggetti quotidiani

della luce diurna si fecero sagome vaporose. Il mio cuore bruciava

dal che mi sembrò che mi venisse una promessa

di chiaroveggenza. O forse era la mia follia,

per la presunzione di vedere la tua immagine vacillare sulla porta.

 

Il desiderio dell’amore e l’agonia del desiderio sono seminati dalla speranza.

Traduzione: Nino Muzzi

No sens

español | Inés Pereira

Acepta
la brisa sobre el cuerpo
cae la lluvia ahora
deja
la humedad de las ropas
siente,
lo que en la piel
el reciente calor dilataba
ahora el frío eriza,
tus pies siguen un rastro
más allá del perpetuo movimiento,
un señalado rumbo
el dedo,
ese dedo que ves o me atribuyes
(insensato)
o imaginas
en la decapitada Nefertiti
que en Berlín te arrasó.
Apenas sugerente
más allá de lo cálido,
lo helado,
sólo una línea fina
evanescente casi
un dibujo
que así desaparece
como habré de esfumarme
al compás de la huella de tus ojos
atribulados, bárbaros
(como todo en los hombres,
si aún en este cielo.)
Dones:
danos,
lo demasiado hermoso
muere
cada vez que intentamos contemplarlo.
Sea
ése el ser de los leños
a medida que encienden.
La ceniza,
el destino,
como la lluvia ahora
precipitan.
No obres,
ahora es esta espera.
Como la lluvia
sabes.
¿Siente tu espíritu
el rumor?
Dos  hilos claros que fluyen silenciosos
justifican la fuente,
sin propósito, el mundo
mueve mis manos y te escribo
con esta tinta transparente,
de llanto
bajo el agua.

© Inés Pereira
Audio production: Inés Pereira

No sens

italiano

Accetta

la brezza sopra il corpo

ora cade la pioggia

lascia

l’umido dei panni

senti,

quello che nella pelle poco fa

aumentava il calore

ora lo arriccia il freddo,

i tuoi piedi seguono una traccia

molto al di là del perpetuo movimento,

un cammino indicato

il dito,

questo dito che vedi o mi attribuisci

(insensato)

o che immagini

nella decapitata Nefertiti

che ti rapì a Berlino.

Appena un suggerimento

molto oltre il calore,

il gelo,

solo una linea fine

quasi evanescente

un disegno

che scompare così

come io sfumerei

al ritmo dell’impronta dei tuoi occhi

tribolati, barbari

(come tutto negli uomini

pure se in questo cielo.)

Doni:

dacci,

il bello smisurato

muore

ogni volta che proviamo a contemplarlo.

Sia

questa l’essenza dei legni

mano a mano che incendiano.

La cenere,

il destino,

precipitano

come la pioggia adesso.

Non metterti all’opera,

è il momento dell’attesa.

Sai

come la pioggia.

Sente il tuo spirito

il rumore?

Due fili chiari che defluiscono silenziosi

giustificano la fonte,

senza intenzione, il mondo

muove le mie mani e io ti scrivo

con questo inchiostro trasparente,

di pianto

sotto l’acqua.

Traduzione: Nino Muzzi

Pandemia

español | Inés Pereira

Cisnes y peces
Delfines que regresan
al agua cristalina del canal
Un ciervo majestuoso
Recorre mansamente la catedral vacía
Silencio de dolor
Hedor de muerte
El humo espeso
Asciende al cielo gris
Un aliento
Demasiado cercano
Opaca este cristal que nos separa
Pretenden reflejarse:

La sombra no replica más que sombras

© Inés Pereira
Audio production: Inés Pereira

Pandemia

italiano

Cigni e pesci

Delfini che ritornano

All’acqua cristallina del canale

Un cervo maestoso

Percorre mansueto il duomo vuoto

Silenzio di dolore

Odore di morte

Il fumo spesso

Ascende al cielo grigio

Un fiato

Troppo vicino

Annebbia questo cristallo che ci separa

Vogliono riflettercisi:

 

L’ombra non riflette altro che ombre

Traduzione: Nino Muzzi

[Vielleicht ging ein Summen]

alemán | Sascha Garzetti

Vielleicht ging ein Summen
durch dein Herzskelett
wie an der Schnur gezogen.

Ich lege die Hand auf die Brust
Jahre später, ein Herzschlag
als hätte einer einen Brief eingeworfen.

Zwischen geborgten Erinnerungen
verlaufen fein gespannte Netze
darin Zeilen, die ich zeitlebens

nicht schreiben werde
die aufscheinen in fremden Sätzen
hasenherzig, zag.

© Wolfbach Verlag
from: Und die Häuser fallen nicht um
Zürich : Wolfbach Verlag, 2015
Audio production: Haus für Poesie, 2022

[Forse un ronzio trascorse]

italiano

Forse un ronzio trascorse

lo scheletro del tuo cuore

come fosse trascinato da una fune.


Poso la mano sul petto

anni dopo, un colpo al cuore

come uno dopo aver imbucato una lettera.


Fra ricordi riposti

corrono reti finemente tese

con dentro righe che in vita mia


non scriverò

che fanno capolino in frasi estranee

timide, dal cuor di coniglio.

Traduzione: Nino Muzzi

[Unter dem nassen Lappen]

alemán | Sascha Garzetti

Unter dem nassen Lappen
färbt sich der Gartentisch dunkelrot,
du wischst Asche, Pfeffer, Krumen
von der Platte in die hohle Hand,
streust alles ins Gras.

Durch den Heckenstrauch dringt der Abend
mit der Amsel, sie wird leicht
wie ihr Schatten, den dunklen Anzug
ins Gebüsch gehängt, steigt
ihrem Stimmchen nach.

In der Scheibe erscheint mein Gesicht,
als du die Terrassentür zuschiebst,
so nah an deinem,
so werden wir die Nacht zähmen
in einen anderen Tag.

Und morgen werde ich dir
von der Amsel erzählen, ihrem Anzug
und wo sie ihn anfertigen ließ,
wenn sich der Tisch unter dem Lappen färbt,
du alles so leicht ins Gras streust.

© Wolfbach Verlag
from: Mund und Amselfloh
Zürich : Wolfbach Verlag, 2018
Audio production: Haus für Poesie, 2022

[Sotto lo straccio bagnato si colora]

italiano

Sotto lo straccio bagnato si colora

di rosso scuro il tavolo del giardino,

tu raccogli la cenere, il pepe, le briciole

del piano nel cavo della mano

e spargi tutto nell’erba.


Attraverso gli arbusti della siepe penetra la sera

con il merlo, che si fa lieve

come la sua ombra, l’abito scuro

appeso al cespuglio, va dietro dietro

al proprio pigolio.


Nel vetro appare il mio volto,

quando chiudi la porta della terrazza,

tanto vicino al tuo,

ammansiremo così la notte

in un nuovo giorno.


E domani ti racconterò

del merlo, del suo abito

e dove se lo fece confezionare,

quando il tavolo sotto lo straccio prende colore,

con lieve gesto spargi tutto nell’erba.

Traduzione: Nino Muzzi

[Winter, seit Wochen zu kalt]

alemán | Sascha Garzetti

Winter, seit Wochen zu kalt,
um draußen zu sitzen
unter der alten Kastanie am Fluss.
Ich lese in einem Gedicht De Marchis,
wie hinter einem Orangenpapier
die Sonne Siziliens aufgeht,
die Verse führen mich wie ein verstecktes Gleis
über die Grenze meiner Sprache,
trinke die Wörter unterwegs wie Wasser
in kleinen Schlucken
aus einem kalten Glas im Sommer.
Ich fahre mit dem Zug durch das Land,
weiter, als ich je war,
verwandle mich in einen Kieselstein,
lasse mich hinabschütteln,
zum Fersbett, die Sohle entlang,
bis es nicht weitergeht.
Der Novembernebel lichtet sich,
ein brennender Fetzen Papier.
Die Zehen berühren bald
das Meer, es fehlt
nicht viel.

© Wolfbach Verlag
from: Mund und Amselfloh
Zürich : Wolfbach Verlag, 2018
Audio production: Haus für Poesie, 2022

[Inverno, da settimane troppo freddo]

italiano

Inverno, da settimane troppo freddo,

per sedere all’aperto

sotto il vecchio castagno sul fiume.

Leggo in una poesia di De Marchis

come dietro una carta delle arance

sorge il sole di Sicilia,

i versi come un binario segreto mi portano

oltre i confini della mia lingua,

bevo per via le parole come acqua

a piccoli sorsi

da un freddo calice in estate.

Viaggio in treno per la campagna,

oltre quello che sono mai stato,

mi trasformo in un sassolino

mi lascio scuotere,

dentro il tallone, lungo la suola,

finché non va oltre.

La nebbia di novembre si dirada,

brandello di carta che brucia.

Le dita dei piedi fra poco toccano

il mare, non manca

molto.

Traduzione: Nino Muzzi

[Schnee liegt in den Hängen]

alemán | Sascha Garzetti

Schnee liegt in den Hängen
wie eine Herde Schafe
birgt das Licht aus dem Winter.

Sehe die Maulwurfshügel
auf den Feldern
aufgeworfen gegen die Kälte

sehe vor unseren Mündern
den Hauch aufsteigen
und Wörter, die hindurchschlüpfen

die von der Kindheit erzählen
wie von einem Ort
an dem ich lange nicht war.

© Wolfbach Verlag
from: Und die Häuser fallen nicht um
Zürich : Wolfbach Verlag, 2015
Audio production: Haus für Poesie, 2022

[La neve copre le pendici]

italiano

La neve copre le pendici

come fosse un gregge di pecore

prende la luce dall’inverno.


Vedi i percorsi delle talpe

sui campi

in rilievo per il freddo


vedi dalle nostre bocche

esalare il vapore

e le parole che scivolano fuori


e raccontano dell’infanzia

come di un luogo

dove da lungo tempo più non fui.

Traduzione: Nino Muzzi

[Wir sind kleine Gewichte]

alemán | Sascha Garzetti

Wir sind kleine Gewichte
auf der Welt
sagst du.

Machen es uns
so schwer
wie wir gern wären.

© Wolfbach Verlag
from: Mund und Amselfloh
Zürich : Wolfbach Verlag, 2018
Audio production: Haus für Poesie, 2022

[Siamo pesi leggeri]

italiano

Siamo di peso leggero

in questo mondo

come dici tu.



Rendiamoci il compito 

pesante

come a noi piacerebbe essere.

Traduzione: Nino Muzzi

Grosse Syrte

alemán | Sascha Garzetti

Die Bucht, die Schale, ein Brunnen
am Ufer des Kontinents.

Du steigst in das Versprechen
eines rostigen Mundes,

mit hochgezogenen Schultern
von einem Leben in ein anderes,

schmal wie ein Gebet
an der Aussenwand des Kutters.

Ich zitiere die Fischer,
die sagen, die Seebarsche seien

zurückgekehrt, sie leben
von den Toten, sie schlucken

gekenterte Träume,
ehe sie am Grund anlangen.

Die Sprache trägt dich
nicht über das Wasser.

Das Becken von Sidra gießt
dich aus in den Tod.

Und die Wellen wiegen schon
das nächste Schiff an deinem Grab.

© Sascha Garzetti
from: unveröffentlicht

Gran Sirte

italiano

La baia, la coppa, una fonte

sulla riva del continente.


Tu sali nella promessa

di una bocca rugginosa


con le spalle alzate

da una vita all’altra


angusto come una preghiera

sulla sponda esterna del peschereccio.


Cito i pescatori

che dicono che le spigole sarebbero


tornate, vivono

dei morti, ingoiano


sogni alla rovescia,

prima di toccare il fondo.


La lingua non ti sostiene

sulle acque.


Il bacino di Sydra ti sversa

fuori nella morte.


E le onde cullano già

la prossima nave sulla tua tomba.

Traduzione: Nino Muzzi

[Der Schnee fällt]

alemán | Sascha Garzetti

Der Schnee fällt
der Landschaft auf den Mund,
macht alles still.

Wie ihr kleiner werdet,
jede in ihren Schlaf versunken,
und eine weiß

von der anderen nichts.
Die Krähe draußen auf dem Geländer.
Du im Krankenbett.

Später wird eine
den Tod davontragen
und eine wird unsagbar leicht.

© Wolfbach Verlag
from: Mund und Amselfloh
Zürich : Wolfbach Verlag, 2018
Audio production: Haus für Poesie, 2022

[La neve cade]

italiano

La neve cade

in bocca al paesaggio,

rende tutto silente.


Come vi rimpicciolite,

ognuno affondato nel suo sonno,

e nessuno sa


nulla degli altri.

La cornacchia fuori sulla ringhiera.

Tu nel tuo letto di malato.


Forse una ne riporterà

la morte

ed una diventerà indicibilmente leggera.

Traduzione: Nino Muzzi

[Ich schreibe, klopfe]

alemán | Sascha Garzetti

Ich schreibe, klopfe
mit Wörtern an eine Tür,
von der ich nicht weiß,
ob es sie gibt,
suche drinnen, draußen,
nach einer Stimme
für die Nacht,
bevor sie eine findet
für mich.

© Wolfbach Verlag
from: Mund und Amselfloh, Gedichte
Zürich : Wolfbach Verlag, 2018
Audio production: Haus für Poesie, 2022

[Scrivo bussa]

italiano

Scrivo, busso

con parole ad una porta

di cui non so

se ci sia,

cerco dentro, fuori,

una voce

per la notte,

prima che lei ne trovi una

per me.

Traduzione: Nino Muzzi

[Vielleicht, dass ich dir]

alemán | Sascha Garzetti

Vielleicht, dass ich dir
einen Brief schriebe.

Du könntest ihn
zur Seite legen

ohne ein Wort
darin zu lesen

bloß nachsehen
wo ich ihn aufgab

und mir sagen
wo ich zu Hause bin.

© Wolfbach Verlag
from: Und die Häuser fallen nicht um
Zürich : Wolfbach Verlag, 2015
Audio production: Haus für Poesie, 2022

[Forse che io ti]

italiano

Forse che io ti

scriva una lettera.


Tu la potresti

mettere da parte


senza leggerne

neppure una parola


solo per vedere

da dove l’ho spedita


e poi farmi sapere

dov’è che sto di casa.

Traduzione: Nino Muzzi

Ecchymose etc

francés | Patrice Delbourg

se retrouver soudain vieux déjà
sans aucun lien de continuité
dans une chambre aux murs blancs
nue rigoureuse et pure
ayant seulement souvenir imprécis
d’avoir beaucoup voyagé
pour inventer un horaire aux nuages
dans le cœur des minerais cachés
ayant seulement conscience diffuse d’un monde bouche bée
corps en équerre        grimaces humides
comme ramassé par le rêve pour être mieux emporté
il faut se souvenir      écrire les traces
photographier ce qui reste       sur l’échelon des lassitudes
bientôt d’un nénuphar naîtra tout le soleil
l’univers perdra ses feuilles        mousson de plomb
il passera l’hiver dans la dérision de la lumière
la tristesse se transformera en blatte
la boue chuchotera sa patience        il s’acceptera par défaut
ce sera une journée pour uniquement survivre
longtemps après les paysages se mettront en place

from: Ecchymoses et caetera. poèmes 1974-2004
Paris: ed. Castor astral, 2004
Audio production: Printemps des Poètes 2006

[ritrovarsi ad un tratto già vecchio]

italiano

ritrovarsi ad un tratto già vecchio

senza alcun legame di continuità

in una camera dai muri bianchi

nuda rigorosa e pura

avendo solo il ricordo vago

di aver viaggiato molto

per inventare un orario alle nuvole

nel cuore dei minerali nascosti

avendo soltanto coscienza diffusa di un mondo a bocca spalancata

corpi di traverso  umide smorfie

come raccattato dal sogno per essere portato via meglio

bisogna ricordare  scrivere le tracce

fotografare quel che resta  sullo scalone delle spossatezze

da una ninfea nascerà presto tutto il sole

l’universo perderà le sua foglie  monsone di piombo

passerà l’inverno nella derisione della luce

la tristezza si trasformerà in scarafaggio

il fango sussurrerà la sua pazienza   si accetterà per predisposizione

sarà una giornata unicamente per sopravvivere 

molto più tardi i paesaggi si metteranno a posto

Traduzione di Nino Muzzi

Ecchymose etc

francés | Patrice Delbourg

il venait chaque midi
manger son museau de bœuf
sur la petite table près du téléscripteur
il prenait un pichet de cahors
presque toujours deux desserts
lisait l’équipe de très près
cochait les scores des équipes du nord

un jour on apprit qu’il était mort
par la voix d’un joueur de loto
un fric-frac qui avait mal tourné
—la tête comme du sirop de framboise—
précisa un quidam en allongeant sa mominette
zut alors dit la buraliste
alignant ses paquets mentholés
je l’avais encore vu samei
ça fait tout chose

station arts et métiers
un peu de pesanteur
le byrrh est dans les verres
les vétérans entrechoquent leurs dominos
marie exagère sa poudre de riz
mi-flanelle mi-daim il disait toujours
ne plus hésiter       ne plus reculer
   devant rien ni personne
aller jusqu’au bout du chemin        de toutes ses forces
n’écouter que son impérialisme

from: Ecchymoses et caetera. poèmes 1974-2004
Paris: ed. Castor astral, 2004
Audio production: Printemps des Poètes 2006

[lui veniva sempre a mezzogiorno]

italiano

lui veniva sempre a mezzogiorno

a mangiare il suo musetto di vitello

al tavolino accanto alla telescrivente

prendeva un boccale di vino di Cahors

quasi sempre due dessert

leggeva L’équipe molto da vicino

segnava i punteggi delle squadre del nord


un giorno si seppe che era morto

dalla bocca di un giocatore al lotto

una rapina era andata male

- la testa era ridotta a sciroppo di lampone -

precisò un tipo allungando il suo assenzio

maledizione disse la tabaccaia

ammucchiando i pacchetti di sigarette mentolate

l’avevo visto ancora sabato

è tutto dire


metrò arti e mestieri

una certa pesantezza

il byrrh è nei bicchieri

i veterani sbattono le tessere del domino

maria esagera con la polvere di riso

mezza flanella mezza pelle di daino lui diceva sempre

smettere di esitare  smettere di arretrare

 di fronte a nulla, a nessuno

arrivare fino in fondo al percorso con tutte le forze

ascoltare soltanto il proprio imperialismo.

Traduzione di Nino Muzzi

Die Horizontbäume

alemán | Mirko Bonné

Geh
sonderbar
ohne etwas zu verlassen zu erreichen
von Schwelle zu Schwelle

ein vorgefertigter Spross wächst
unter dem Armbanduhrglas
Bäume von Stunden
durch Immergleiches marschiert

mit anhaltendem Atem

die Frau an der Leine gesteht
die schief zusammengenähten
Kleider der Nachbarin als körpergewordene
Idee ihres Wahnsinns ein

geh
so
hängen
die Bäume im Horizont

© Mirko Bonné
from: Gelenkiges Geschöpf. Gedichte
Rospo, 1996
Audio production: 2001 M. Mechner, literaturWERKstatt berlin

Gli alberi all’orizzonte

italiano

Vattene

con passo strano

senza lasciare né raggiungere niente

da soglia a soglia


un germoglio già fatto cresce

sotto il quadrante dell’orologio da polso

alberi di ore

passati marciando attraverso l’immutabile


col fiato sospeso


la donna al tenditoio dichiara

i vestiti della vicina

tutti appesi storti al filo

un’idea concretizzata della sua follia


ma va’

così

pendono

gli alberi all’orizzonte

Traduzione: Nino Muzzi

Rekonstruktion

alemán | Mirko Bonné

Inzwischen
war Winter
und dicht

wie die Eule
nachts der Straße
sich nähert

trennend das Haus
vom Feldrand
morgens der Nebel.

Zweifel an Zeichen
im Erdreich
gehen vorüber.

Und hohle Röhren
aus rotem Ton
verbinden uns alle.

Und wir kennen
den Weg des Wassers
das wir trinken

Schnelligkeit
und
Gefälle

vom Talsee
bis in die
Mundhöhle.

© Mirko Bonné
from: Langrenus. Gedichte
Hamburg: Rospo, 1994
Audio production: 2001 M. Mechner, literaturWERKstatt berlin

Ricostruzione

italiano

Nel frattempo 

era inverno

e vicina


come la civetta

si avvicina

di notte alla strada


la nebbia al mattino

separa la casa

dal bordo del campo.


I dubbi sui segni

nel terreno

scompaiono.


E cave condutture

di argilla rossa

ci congiungono tutti.


E noi conosciamo 

il percorso dell’acqua

che beviamo


la rapidità

e

i dislivelli


dal serbatoio a valle                         

fin dentro                                  

alla cavità orale.

Traduzione: Nino Muzzi

Persephone

alemán | Peter Huchel

Die Abgründige kam,
stieg aus der Erde,
aufgleißend im Mondlicht.
Sie trug die alte Scherbe im Haar,
die Hüfte an die Nacht gelehnt.

Kein Opferrauch, das Universum
zog in den Duft der Rose ein.

© Suhrkamp Verlag Frankfurt am Main 1984
from: Gesammelte Werke in zwei Bänden. Band 1: Die Gedichte. Herausgegeben und erläutert von Axel Vieregg.
Frankfurt am Main: Suhrkamp Verlag, 1984
Audio production: Peter Huchel: Unbewohnbar die Trauer / Gedichte. Erker-Verlag, Sankt Gallen, 1976. Vinyl-Schallplatte.

Persefone

italiano

Giunse la ctonia,

saliva dalla terra,

splendida al chiaro di luna.

Portava l’antico diadema sulla chioma,

il fianco addossato alla notte.

 

 

Nessun fumo sacrificale, l’universo

trapassava nel profumo della rosa.

Traduzione di Nino Muzzi

[Ist denn der Schoß der Schöpfung schon steinalt?]

alemán | Wilhelm Bartsch

Ist denn der Schoß der Schöpfung schon steinalt?
Ihr Kind, ein Greis, kriecht da. Er kniet. Er wittert.
Das ist der Herkules vom Betlèmwald,
Sein Glück hat er gekeult und Gott getwittert.
Ein Eulenruck, dann wie ein Luchs geduckt,
Den Bart gerafft zum abgrundtiefen Rauschen,
So wird es Nacht. Hinauf zum Aquädukt
Der Galaxien muss der Sandstein lauschen.
Das war der Mensch aus Fleisch und Bein und Laub,
Der noch in Stein kratzt die gezählten Tage,
Als hätte je ein Boss von Stern & Staub
Sich ausgerechnet diese Menschensage.
   Garinus, hilf! Wir sind die Augias-Jünger,
   Der Stall ist voll, die ganze Welt ein Zwinger.

© Wilhelm Bartsch
Audio production: Haus für Poesie, 2020

[È quindi ormai decrepito il grembo del creato?]

italiano

È quindi ormai decrepito il grembo del creato?

Suo figlio, un vecchio, sbuca. S’inginocchia. Indaga.

È l’Ercole dal bosco di Betlemme arrivato,

ha rotto la sua gioia con la clava e con Dio dialoga.

 

Un colpo da civetta, poi come lince va sotto,

la barba raccolta in un profondo frusciare,

così scende la notte. Su in alto all’acquedotto

l’arenaria delle galassie in agguato ha da stare.

 

Questo fu l’uomo di carne e ossa e fronda,

che ancora nella pietra i brevi giorni ha inciso,

come se su Stern & Staub tale umana leggenda

di crearsela avesse ogni capo deciso.

 

     Aiutaci, Garinus! le stalle sono piene,

     siamo apostoli di Augia, il mondo è una prigione.

Traduzione di Nino Muzzi

РАССКАЗ СОЛДАТА

ruso | Sabina Brilo

мама положила мне новый завет
маленькую карманную книжечку
мы скурили его от корки до корки

в госпитале мне приснился парень
сказал: слушай, я Христос
ты, это, не парься
мы бы с ребятами сделали то же самое

© Sabina Brilo
Audio production: Haus für Poesie, 2022

IL RACCONTO DEL SOLDATO

italiano

La mamma mi consegnò il nuovo testamento

un libricino in edizione tascabile

noi fumammo le sue pagine da copertina a copertina

 

All’ospedale mi apparve in sogno un ragazzo

che disse: ascolta, sono Cristo,

non ti preoccupare affatto di questo

noi da ragazzi avremmo fatto la stessa identica cosa

Traduzione di Nino Muzzi

FAIRE DES ANGES SUR LA NEIGE

francés | Jean-François Poupart

N’aie pas peur dors
je m’occupe de la mort dors
je te jure de ne pas tomber
d’arrêter le monde de te percer
n’aie pas peur dors
dessine tes peurs sur les murs de la caverne
respire l’imitation des fleurs sur ton corps enrubanné
dérive avec les continents des probabilités
enfonce-toi dans la Mer des Sargasses
invente des orties grimpants sans épines
plus personne ne va te piquer
ni les églantiers ni les maringouins ni l’herbe à puce

c’est ton premier jour et la mort te contemple
elle met sa langue dans ton cœur
noircie ton épine dorsale
accroche des manteaux sales dans ton cerveau
n’aie pas peur
je m’occupe de la mort dors
je jure de briser toutes les aiguilles
rejoins les grandes marées où les grand-mères tricotent
des bateaux de laine aux miraculés
sois léger comme un graffiti sur un monument célèbre
je te berce d’une seule main
tu disparais dans l’odeur du chlore
petite momie d’oiseau-mouche
tes yeux n’existent pas encore
tu sens la vanille qu’on trouve au milieu de l’océan
tu sens le ventre et le pain grillé
n’aie pas peur
je m’occupe de la mort
dans les moindres ruisseaux de bave
les herses infectées ta respiration lente
les machines à calculer

descends vers la petite plage verte recouverte de vitre
sur la rivière qui t’apprendra à tourner
ta langue pour embrasser
descends vers tout ce qui brille
les mouches à feu les crapets soleil
les dinosaures de plastique au fond de la piscine
l’insolence du muguet à travers les feuilles mortes
le blé d’Inde décoratif les scarabées d’or mais dors
n’aie pas peur
je m’occupe de la mort
et de toutes les piqûres
je te jure de ne pas tomber
d’arracher à la pioche les nids de guêpes
sous ton carré de sable
où tu verras l’avenir entre les doigts d’une fille
qui joue à disparaître et à t’ensevelir
de mots écrits pour un autre

accroche-toi aux saules
il faut toujours pleurer pour attirer les oiseaux
les abeilles ne piquent pas
c’est le soleil qui passe à travers elles
les ratons laveurs et leurs gants de chirurgien
le bec des pintades en costume de gala
les breloques en fer blanc dans le cou des fakirs
les canines du tigre surpris par la pluie
ça ne piquent pas

n’aie pas peur dors
je m’occupe de la mort
et des radiographies pluvieuses
où de petites étoiles apparaissent en plein jour
la multiplication des pains est un miracle facile
l’étoile de Sirius s’appelle la petite chienne
elle se couche en même temps que le soir
elle penche la tête des champs d’avoine
et accélère le rythme cardiaque des bébés qu’on observe
n’aie pas peur
je m’occupe de la grande chienne
elle te renifle mais ne mordra pas

et quand tu seras très vieux
tu ouvriras un livre
pour compter l’âge des arbres
la couleur des libellules dans les sapins bleus
l’érosion des étoiles à la fin de l’hiver
on te mettra en dormance à la saison morte
avec des cendres aux pieds
je serai dans la nature morte
pour te protéger des piqûres des soirs de mars
tu pourras t’envoler dans l’immense bouche de ta mère
et cracher sur la mort sur mes épaules

© Jean-François Poupart
from: Tombe Londres Tombe
Montréal: Éditions Poètes de brousse, 2006
Audio production: UNEQ

Fare degli angeli sulla neve

italiano

Non avere paura dormi

mi occupo io della morte tu dormi

ti prometto di non cadere

di far smettere il mondo di trafiggerti

non avere paura dormi

disegna le tue paure sui muri della caverna

respira l’imitazione dei fiori sul tuo corpo avvolto in bende

va’ alla deriva con i continenti delle probabilità

immergiti nel Mare dei Sargassi

inventa delle ortiche rampicanti senza spine

più nessuno ti pungerà

né le rose canine né le zanzare né l’edera velenosa


è il tuo primo giorno e la morte ti contempla

lei t’infila la lingua nel cuore

ti fa marcire la spina dorsale

ti appende mantelli sporchi nel cervello

non avere paura

mi occupo io della morte tu dormi

giuro di spezzare tutti gli aghi

raggiungi le grandi maree dove le nonne creano a maglia

dei battelli di lana per i miracolati

sii leggero come un graffito sopra un celebre monumento

io ti cullo con una mano sola

tu sparisci nell’odore del cloro

piccola mummia di colibrì

i tuoi occhi ancora non esistono

tu sai di vaniglia quella che si trova in mezzo all’oceano

tu sai di ventre e di pane abbrustolito

non avere paura

mi occupo io della morte

nei minimi rivoli di bava

gli erpici infettati la tua respirazione lenta

le macchine calcolatrici


discendi verso la piccola spiaggia verde coperta di una lastra di vetro

sul ruscello che t’insegnerà a roteare

la lingua baciando

discendi verso tutto ciò che brilla

le lucciole i pesci-luna

i dinosauri di plastica sul fondo della piscina

la sfrontatezza del mughetto attraverso le foglie morte

il mais indiano decorativo gli scarabei d’oro però dormi

non avere paura

mi occupo io della morte

e di tutte le punzecchiature

ti giuro di non cadere

di strappar via con la zappa i nidi di vespa

da sotto il tuo riquadro di sabbia

dove vedrai l’avvenire fra le dita di una ragazza

che gioca a nascondino ed a seppellirti

di parole scritte per un altro


aggràppati ai salici

bisogna sempre piangere per attirare gli uccelli

le api non pungono

è il sole che passa attraverso di loro

i procioni coi loro guanti da chirurgo

il becco delle faraone in abito di gala

i ciondoli di stagno al collo dei fachiri

i denti della tigre sorpresa dalla pioggia

loro non pungono


non avere paura dormi

mi occupo io della morte

e delle radiografie fradice

dove piccole stelle appaiono in pieno giorno

la moltiplicazione dei pani è un miracolo facile

la stella di Sirio si chiama la piccola cagna

essa si corica all’ora stessa della sera

fa chinare la testa ai campi di avena

e accelera il ritmo cardiaco dei neonati che si osservano

non avere paura

mi occupo io della grande cagna

essa ti annusa ma non ti morderà


e quando sarai molto vecchio

tu aprirai un libro

per computare l’età degli alberi

il colore delle libellule nel blu degli abeti

l’erosione delle stelle alla fine dell’inverno

ti metteranno in letargo nella morta stagione

con ceneri ai piedi

io sarò nella natura morta

per proteggerti dalle punzecchiature nelle sere di marzo

tu potrai svanire nell’immensa bocca di tua madre

e sputare sulla morte da sopra le mie spalle


Traduzione: Nino Muzzi

À LONDRES TU PORTES TOUS LES PÉCHÉS DU MONDE

francés | Jean-François Poupart

À Londres tu portes tous les péchés du monde
les fables de la potence
à la lueur des bombes au phosphore
d’une conversion à la poussière
tu parles d’oiseaux pluvieux
criant comme des roues de camion
sur les hommes de rouilles
une montagne de bras et de jambes empilés
par l’Histoire avant la prière du soir

tu me parles des jardins suspendus
de mourir avant le passage des outardes
du ciel qui marche sur ton corps
les dinosaures ont disparu à cause de l’apparition des fleurs
la poésie et son image naïve
doivent servir à dire l’irréconciliable
parole fauve guettant des heures et des siècles
entre tous les discours et les manifestes
la seconde précise pour égorger sa proie
la victime demeure l’Histoire
le tueur porte des fleurs
l’erreur de sens évite la torture
il faut mourir pour tout le monde ou personne
ne pas idéaliser la tendresse
les châteaux sont toujours vides
il y a des milliers de paroles tournant
dans la bouche des espèces éteintes
nous sommes aussi dans ce long baiser de langues mortes

la tempête des corneilles apaise les déclarations de guerre
et la rancœur des étoiles précoces
nos lèvres collées sur la banquise
prennent le bleu des arbres qui s’achève
nous sommes les derniers à entrevoir
les anges muets d’orgueil dans le feuillage
nous avons déterré un amour primitif
de vieilles forment nous creusent
nos ennemis parlent notre langue
pour entrer dans nos rêves et nous empaler en silence
plusieurs se suicident avant les étoiles
les autres se réduisent en poudre
parmi les maladies antiques
et s’endorment dans l’espérance de la résurrection
les torturés finissent tous par parler

© Jean-François Poupart
from: Tombe Londres Tombe
Montréal: Éditions Poètes de brousse, 2006
Audio production: UNEQ

A Londra porti tutti i peccati del mondo

italiano

A Londra porti tutti i peccati del mondo

le favole della forca

al bagliore delle bombe al fosforo

di una conversione alla polvere

parli di uccelli pluviali

che stridono come le ruote dei camion

sugli uomini di ruggine

una montagna di braccia e di gambe impilate

dalla Storia prima della preghiera della sera


mi parli dei giardini pensili

della morte prima del passaggio delle otarde

del cielo che ti cammina addosso

i dinosauri sono scomparsi a causa dell’arrivo dei fiori

la poesia e la sua immagine ingenua

devono servire a pronunciare l’irriconciliabile

parola selvaggia in agguato per secoli e secoli

fra tutti i discorsi


nell’attimo preciso di scannare la sua preda

la vittima resta la Storia

il carnefice porta dei fiori

l’errore di senso evita la tortura

si deve morire per tutti o per nessuno

senza idealizzare la tenerezza

i castelli restano sempre vuoti

ci sono migliaia di parole che si aggirano

nella bocca delle specie estinte

noi siamo anche nel lungo bacio di lingue morte


l’uragano delle cornacchie placa le dichiarazioni di guerra

e l’amarezza delle stelle precoci

le nostre labbra incollate sulla banchisa

prendono il blu degli alberi che si conclude

noi siamo gli ultimi a intravedere

gli angeli muti d’orgoglio nel fogliame

abbiamo dissotterrato un amore primitivo

vecchie forme ci scavano

i nostri nemici parlano la nostra lingua

per entrare nei nostri sogni e impalarci in silenzio

molti si suicidano prima delle stelle

gli altri si riducono in polvere

fra le malattie antiche

e si addormentano nella speranza della resurrezione

i torturati finiscono tutti 

Traduzione: Nino Muzzi

Weg zum Bahnhof

alemán | Günter Eich

Noch schweigt die Fabrik,
verödet im Mondschein.
Das Frösteln des Morgens
wollt ich gewohnt sein!

Rechts in der Jacke
die Kaffeeflasche,
die frierende Hand
in der Hosentasche,

so ging ich halb schlafend
zum Sechsuhrzug,
mich griffe kein Trauern,
ich war mir genug.

Nun aber rührt der warme Hauch
aus den Bäckerein
mein Herz wie eine Zärtlichkeit
und ich kann nicht gelassen sein.

© Suhrkamp Verlag Frankfurt am Main 1973
from: Untergrundbahn (1949)
Heute in: Günter Eich. Gesammelte Werke. Band I. Die Gedichte – Die Maulwürfe.
Frankfurt am Main: Suhrkamp Verlag, 1973
Audio production: CD Günter Eich. Gedichte/Ein Traum am Edsin-Gol.
München: NOA NOA Hör-Buchedition 2002
© Suhrkamp Verlag GmbH & Co. KG, Frankfurt am Main

La strada per la stazione

italiano

È ancora silente la fabbrica,

desolata al barlume lunare.

Ai brividi del mattino

mi ero voluto assuefare!


La bottiglia del caffè,

nella giacca infilata,

nella tasca dei calzoni,

la mano raggelata,


andavo mezzo assonnato

alle sei al treno espresso,

senza nessuno sconforto,

io bastavo a me stesso.


Ma ora mi fa una carezza 

l’alito caldo dei forni

al cuore con tenerezza

e io non so trattenermi.

Traduzione: Nino Muzzi

ZEITALTER, WASSERMANN

alemán | Henning Ahrens

Mitte Januar sprießen die Tulpen;
Magnolien und Weiden treiben Knospen;
der über die Ufer getretene Fluss  
hat die Wiesen überschwemmt; der Himmel
ist so grau wie das Gesicht einer Wasserleiche.
An Weihnachten lag zwar Schnee, doch das  
war noch wundersamer als Jesu Geburt, und jetzt  
heult wieder der Wind, und der Regen
hämmert den ganzen Tag auf die Dächer,
als wollte er allen beweisen, dass er
das beherrschende Element dieses neuen Zeitalters ist.
Im Bruch fliegen Silberreiher auf,
eigentlich Mittelmeervögel und vielleicht
die Vorboten einer Ära der Extreme, was mir  
allerdings egal ist, weil sie in ihrer Eleganz
und Anmut Engeln gleichen. Aber, ach,
da sind sie schon wieder, die Krähen, und krächzen,
im Schlamm hockend, Tod und Verderben.

Verschwindet, ihr schwarzen Seelen!, schreie ich.
Ihr vermiest mir die Schönheit des Untergangs!

© Henning Ahrens
Audio production: LiteraturWERKstatt Berlin 2009

EPOCA, ACQUARIO

italiano

In pieno gennaio spuntano i tulipani;

su magnolie e salici germogliano le gemme;

il fiume straripato oltre l’argine

ha inondato i prati; il cielo

è grigio come il volto di una cadavere annegato.

A Natale c’era la neve è vero, ma era

più stupefacente della nascita di Gesù, e adesso

si è messo di nuovo a urlare il vento e la pioggia

tamburella tutto il santo giorno sui tetti,

come se volesse dimostrare a tutti che è lei

l’elemento dominante di questa nuova epoca.

Nel campo arato si alzano in volo bianchi aironi,

in verità uccelli del Mediterraneo e forse

i messaggeri di un’era degli estremi, cosa che

a dire il vero mi lascia indifferente, perché nella loro

eleganza e leggiadria ricordano gli angeli. Però, ahimè,

ritornano già le cornacchie e gracchiano,

appollaiate nel fango, di morte e di disgrazie.

 

 

 

Sparite via, voi anime nere! vo gridando.

Mi sciupate la bellezza del tramonto!

Traduzione di Nino Muzzi

GEBURTSTAG, BAMBERG

alemán | Henning Ahrens

Für Dirk F.


Ein Tag ohne Bier / ist wie ein Tag ohne Wein!,
rief der Schädel des mongolischen Kriegers aus dem Schlafzimmer,
und wir, versammelt, um einen Geburtstag zu feiern,

beherzigten diesen Sinnspruch nur zu gern,
tranken beides und aßen Buletten und Sushi,  
immer wieder gestört vom Mahnen der Schädel

tibetischer Mönche, die von den Bücherregalen aus
Enthaltsamkeit und Mäßigung predigten. Ja,
diese Bamberger Barockwohnung,

wo Maria über unseren Köpfen in den Himmel fuhr,
argwöhnisch beäugt von heidnischem Gebeinen
und Masken für noch heidnischere Fruchtbarkeitsriten,

war der ideale Ort für ein multikonfessionelles Gelage,
bei dem bald niemand mehr niemanden kannte; irgendwann
hatten auch alle vergessen, wessen Geburtstag es war,

und deshalb gratulierten wir uns gegenseitig,  
zu was auch immer, bis irgendjemand,
der sich zuvor noch rasch bekreuzigte,
 
das Quieken einer abgestochenen Sau imitierte.
Daraufhin verstummten alle Schädel,  
Maria hielt bei ihrer Himmelfahrt inne,

ein Schatten fiel ins Zimmer, und eine Stimme,
die verdächtig nach der eines Gottes klang,
sprach: „Ich habe euch nicht erschaffen,

damit ihr eure kurze Zeit auf Erden nicht genießt!“
Der Schädel des mongolischen Kriegers lachte schallend,
die Schädel der tibetischen Mönche blieben stumm,

und wir – wir stießen an auf einen Glauben, der das Leben liebt.

© Henning Ahrens
Audio production: LiteraturWERKstatt Berlin 2009

Compleanno a Bamberg

italiano

Per Dirk F.

 

Un giorno senza birra è come un giorno senza vino!

Gridava il teschio del guerriero mongolo dalla camera da letto,

e noi, riuniti a festeggiare un compleanno,

 

accogliemmo di cuore questo motto di saggezza,

bevendo sia birra che vino e mangiando polpette e sushi,

via via disturbati dalle prediche dei teschi

 

di monaci tibetani che dagli scaffali dei libri

predicavano astinenza e moderatezza. Sì,

questa casa barocca di Bamberga,

 

dove Maria saliva al cielo sopra le nostre teste,

sotto lo sguardo ironico di scheletri pagani

e di maschere per riti di fertilità ancora più pagani,

 

era il luogo ideale per un’ammucchiata multiconfessionale,

dove ormai quasi non ci conoscevamo più¸ a un certo punto

avevamo persino dimenticato di chi fosse il compleanno,

 

e per questo ci facevamo l’uno all’altro gli auguri,

e non si sapeva più per cosa, finché qualcuno

che prima si era fatto il segno della croce,

 

si mise ad imitare lo stridulo lamento di una scrofa sgozzata.

Dopodiché tutti i teschi ammutolirono,

Maria si bloccò nella sua ascesa al cielo,

 

un’ombra cadde nella stanza e una voce

che sospettosamente suonava come quella di un Dio,

disse: “Io non vi ho creati

 

per non godervi il poco tempo che vi è dato sulla terra!”

Il teschio del guerriero mongolo rise sonoramente,

i teschi dei monaci tibetani rimasero muti,

e noi – noi brindammo alla fede nell’amore per la vita.

Traduzione di Nino Muzzi

WALD, VOGEL

alemán | Henning Ahrens

Nein, nein, das ist kein Vogel,
der mit dem Kopf ruckt und mir nachschaut,
als ich durch den Wald gehe, sondern
eine Kamera, die elektronisch zwitschert.

Unser Innenminister will uns vor uns selbst beschützen,
ein löblicher Vorsatz, der jedoch außer Acht lässt,
dass die nächste Diktatur nur darauf wartet,
sich alle diese Gesetze samt Technik zunutze zu machen,

und leider, leider wird sie irgendwann kommen,
egal in welcher Form, denn nichts ist immer
gleich geblieben außer der Vergesslichkeit
des Menschen und seiner Kurzsichtigkeit.

Letzterer helfen natürlich die Kameras ab,
vor denen uns nicht einmal ein Nebel
wie der in den Tälern des Harzes beschirmen kann  
und auch nicht die Einsamkeit eines Ostseestrands.

Seit kurzem misstraue ich sogar meinem Kater,
der mich aus bernsteinfarbenen Augen
aufmerksam anschaut, wenn ich rauche.
Gut möglich, dass er meine Zigaretten zählt,

um heimlich der Krankenkasse Bericht zu erstatten,
und vielleicht flattert mir bald ein Bescheid
über höhere Beiträge ins Haus. Ach, lieber Kater,
dein Schnurren klingt, als hättest du eine Wanze verschluckt –

wie kannst du mich nur so schmählich verraten?

© Henning Ahrens
Audio production: LiteraturWERKstatt Berlin 2009

Bosco, uccello

italiano

No, no, non è un uccello

quello che muove la testa e mi segue con lo sguardo,

quando mi aggiro per il bosco, è una videocamera

che cinguetta elettronicamente.

Il nostro Ministro degl’Interni ci vuol proteggere da noi stessi,

un lodevole proposito che però lascia in ombra il fatto

che la prossima dittatura aspetta solo questo:

utilizzare tutte queste leggi assieme alla tecnica,

e purtroppo, purtroppo un giorno arriverà,

non importa in quale forma, perché niente resta

eguale, salvo la dimenticanza

dell’uomo e la sua miopia.

A quest’ultima vengono in aiuto le videocamere,

da cui non ti può riparare neppure la nebbia

che regna nelle valli dello Harz

né la solitudine della riva del Mar Baltico.

Da qualche giorno diffido anche del mio gatto

che mi osserva attentamente con i suoi occhi

di ambra, quando mi metto a fumare.

È facile che stia contando le mie sigarette

per far la spia di nascosto alla Cassa Mutua

e forse fra poco mi arriverà in casa un attestato

relativo all’aumento dei contributi. Ahi, ahi, caro gatto,

le tue fusa suonano come se tu avessi ingoiato una microspia –

com’è che mi tradisci così vergognosamente?

Traduzione di Nino Muzzi

REDE, WEISE

alemán | Henning Ahrens

Der Faschismus, meine lieben Jünger,
ist die Herrschaft der Spießer, die das Reinheitsgebot
für Bier auf Mensch und Kultur übertragen.

Und lasst euch nicht täuschen von Aktivisten,
die sich an Castor-Transporter ketten,
weil auch sie ideologische Charaktere sind,

die außer ihrer heiligen Gesinnung nichts gelten lassen.
(Achtung, ich muss mal niesen: HATSCHI!)
Tja, was ich sagen wollte – ein Rezept dagegen

habe ich auch nicht zu bieten, doch man sollte wohl nie
zu konsequent logisch denken, denn die Logik knebelt
und fesselt sich irgendwann selbst, und dann

ist man so gut wie tot. Das Leben … (Sorry, ich fürchte,
ich muss mich mal schneuzen: SCHNEUZ!)
… blöde Erkältung. Wo war ich stehengeblieben?

Achja, beim Leben. Nun, das Leben ist … (Verzeihung,
ich muss mal husten: HUST!) … das Leben ist sinnlos,
widersprüchlich und wirr, gewöhnt euch besser daran …

(O Mann, ich muss wieder husten: HUST!) Ich kann
euch nur eines raten (HUST!): Zieht euch warm an  
und achtet stets auf die ersten Symptome.

© Henning Ahrens
Audio production: LiteraturWERKstatt Berlin 2009

DISCORSO DI SAGGEZZA

italiano

Cari discepoli, il fascismo è il dominio

dei piccolo-borghesi che a uomini e cultura

applicano il decreto di purezza della birra.

 

E non vi fate ingannare da attivisti

che s’incatenano ai vagoni di scorie nucleari,

perché anche loro sono dei caratteri ideologici

 

che oltre le loro convinzioni non tollerano niente.

(Attenti, devo starnutire: ECCÍ!)

Ah sì, volevo dire - una ricetta contro

 

non ve la so offrire, però non si dovrebbe

pensare troppo a fil di logica, perché la logica

s’imbriglia e s’incatena da sola a un certo punto

 

e allora uno è come morto. La vita ... (Scusate, temo

di dovermi soffiare il naso: PFFF!)

... questo stupido raffreddore. Dov’ero rimasto?

 

Ah sì, alla vita. Dunque, la vita è ... (Scusate,

mi viene da tossire: COFF!) ... la vita è priva di senso,

contraddittoria e confusa, meglio se vi abituate a ...

 

(Oddio, mi viene di nuovo da tossire: COFF!) Io

vi posso consigliare solo una cosa (COFF!): copritevi

bene e attenzione ai primi sintomi.

Traduzione di Nino Muzzi

an einen vorgeborenen

alemán | Max Czollek

I.

in die städte kam ich zur stunde
der hochzeiten als da
freude herrschte
            unter den menschen

ich tanzte mit ihnen

schlief unter den stummen
ohne sprache den mund voll
gestopft mit brücken

die kraft meiner arme
ging in koffern
trug ich die angst

II.

es ist wahr
ich tauchte im großen meer
verlor mein haar dabei

getragen von glück
als das aussetzte
            war ich unterwegs
                                              
die hoffnung dünn wie ein blatt
im wald (ich rede von bäumen
rede ich)

und kann den weg nicht finden
zu den häusern aus luft

III.

wirklich ich lebe in zeiten
wo die unglücklichen nicht
mehr weinen wir einfach
weiterschreibenüberall
die finger am abzug wer
kann da noch freundlich
bleiben was hilft es wozu
sind wir geworden am ende
der eismeere

            wohin die straßen führten

© Verlagshaus Berlin
from: Druckkammern
Berlin: Verlagshaus J. Frank, 2012
Audio production: Haus für Poesie, 2017

ad un nato prima

italiano

I


nelle città io giunsi all’ora

delle nozze quando là

vi regnava gioia

              fra gli uomini


io ballai con loro


dormii fra i muti

senza linguaggio con la bocca piena

zeppa di ponti


la forza delle mie braccia

se ne andò tutta nelle valige

dove trasportavo la paura


II


è vero

m’immersi nel gran mare

ci persi i capelli


spinto avanti dalla fortuna

quando questa cessò

mi trovavo ancora per strada


la speranza sottile come una foglia

nel bosco (parlo di alberi

parlo)


e non so ritrovare la strada

per le case di aria


III


in verità io vivo in tempi

in cui gl’infelici più non

piangono e noi semplicemente

continuiamo a scrivere - dappertutto

le dita sul grilletto chi

può qui restare ancora

in amicizia a che serve ciò

per cui siamo cresciuti alla fine

dei mari di ghiaccio


              dove conducevano le strade

Traduzione di Nino Muzzi

TU ES NÉ EN PLEINE NUIT EN PLEINE MER

francés | Jean-François Poupart

Tu es né en pleine nuit en pleine mer
parmi des millions de pieuvres noires
et pour revenir à la vie tu dois boire
toutes les larmes de tous les enfants de l’océan
un nouveau-né en haut de l’escalier vacille
papillonnant comme un condamné à mort
puis toute la vie l’échappe et chaque marche
le frappe au cœur puis à la tête
il se noie dans les algues et les prières
ne respire plus tout près du sol
où l’on meurt résolument

parmi les rouilles les désespérés les éviscérés
l’océan noir à la fin de l’escalier le recrache
son corps se relève seul parmi les revenants
il a toutes les lumières du monde
les yeux secs des enfants terribles
je lui lave les joues avec ma salive
il ressuscite et portera le monde

© Jean-François Poupart
from: Tombe Londres Tombe
Montréal: Éditions Poètes de brousse, 2006
Audio production: UNEQ

SEI NATO IN PIENA NOTTE IN PIENO MARE

italiano

Sei nato in piena notte in pieno mare

in mezzo a milioni di piovre nere

e per tornare in vita devi bere

tutte le lacrime di tutti i figli dell’oceano

un neonato in cima alla scalinata vacilla

fremente come un condannato a morte

poi tutta la vita lo abbandona e ogni gradino

gli batte sul cuore poi alla fronte

annega fra le alghe e le preghiere

non respira più a contatto col suolo

dove si muore senza scampo


fra le ruggini i disperati gli sventrati

l’oceano nero lo risputa ai piedi della scalinata

il suo corpo solo si rialza fra i redivivi

lui ha tutte le luci del mondo

gli occhi asciutti dei ragazzi tremendi

gli lavo le guance con la mia saliva

lui risuscita e sosterrà il mondo

Traduzione di Nino Muzzi

Kaskade des Glücks

alemán | Daniela Danz

weil es
           heute
                      gibt
                                 und jetzt
und darin das zusammengeraffte Jahr: alles was war und nie mehr
sein soll was als Glanz über uns kommt und als Teppich sich über
die Spitzen des Missmuts die eiligen Pflichten den ganzen Jammer
des Konsums breitet dass die Ameisensoldaten desertieren ihren
           Staat
                      verlassen
                                 zu uns
                                            flüchten
in dieses Leuchten in dem riesige Mauersteine das wandernde Sehen
festhalten während das von Salamandern in den Mittag gesprengte
Grün die Sterblichkeit anlockt und den Tod unter der Wurzel neckt den
Tod mit dem sich leben lässt wenn man ihn kennt und seinen liebsten
                      Traum:
                                 das klare
                                            sichere
                                                       Heute
und seine am Rand lagernden Dämonen füttert mit dem Überfluss der
Gegenwart mit Zweigen voll reifer Dankbarkeit mit selbst gepflückter
Süße und ihre Pranken auf Brombeerblätter bettet die das kreisende Blut
aus dem Kopf ziehen sie duldsam machen für unsere verwegenen Gespräche
                                 über nichts
                                            als was
                                                       man sieht
                                                                  und riecht
was kitzelt uns Niesen macht und Blinzeln vor Glück und Huschen über
die heißen Steine weil wir Salamander sind uns schütteln vor Licht
noch einmal uns schütteln wie randvolle Teiche im Regen sich kräuseln
noch einmal bevor die Nacht die Glut austritt die Brombeerblätter welken
                                            der Tod
                                                       uns zärtlich
                                                                  ans Ohr fasst
                                                                             und wir nicken

© Daniela Danz
Audio production: Literaturwerkstatt Berlin / Haus für Poesie, 2016

Cascata di felicità

italiano

perché

             c’è

                          oggi

                                       e adesso

e lì dentro l’anno raccattato alla rinfusa: tutto ciò che fu e non sarà

mai più che ci cade addosso come bagliore e come un tappeto

distende sulle punte del malumore i sacri doveri tutto lo strazio

del consumo sìcché i soldati-formiche disertino abbandonino

             il loro Stato

                          si rifugino

                                       da noi

fissino in questo bagliore l’occhio vagante sulle pietre enormi

del muro mentre nel verde meridiano screziato di verdi salamandre

la mortalità attrae e stuzzica la morte sotto la radice la

morte con cui si può vivere se la si conosce assieme al suo carissimo

                          sogno:

                                       l’oggi

                                                    chiaro

                                                                 sicuro

e nutre i suoi demoni in agguato tutt’intorno con la sovrabbondanza del

presente con rami carichi di matura riconoscenza con la dolcezza

che si coglie da sé e adagia le loro zampe su foglie di rovo che tirano

via dalla testa il sangue in circolazione le rendono pazienti per i nostri

dialoghi temerari

                                       su niente di più

                                                    di quel che

                                                                 si vede

                                                                              e si annusa

ciò che ci solletica e ci fa fremere le narici e sbatter le palpebre di gioia e

saltellare sulle pietre roventi perché siamo salamandre rabbrividire per la

luce fremere di nuovo come stagni colmi d’acqua che s’increspano

sotto la pioggia ancora una volta prima che la notte calpesti il bagliore

le foglie di rovo appassiscano

                                                    la morte

                                                                 ci prenda teneramente

                                                                              per un orecchio

                                                                                           e noi si annuisce

Traduzione di Nino Muzzi

Maria Goretti

francés | Carole David

«Je te pardonne»  

Ton visage m’apparaît dans un duplex
de St-Léonard au milieu des lampions allumés.
Jeune vierge figée dans la cire; une gerbe de lys

camoufle les blessures
de tes quatorze coups de couteau,
corset floral qui transforme
ta douleur en jouissance, ton désir en rage.

Les voisins t’ont offert une Bible, une couronne
et une robe de communiante, la semaine
précédant tes fiançailles noires;

j’ai cousu ton image sur ma poitrine, quelque
part sous ma guêpière couverte de sang.

© Carole David
ÉDITIONS LES HERBES ROUGES, 2010
Audio production: UNEQ

Maria Goretti

italiano

“Io ti perdono”


Il tuo volto mi appare in un duplex

di St-Léonard in mezzo ai lampioni accesi.

Giovane vergine rappresa nella cera; un mazzo


di gigli camuffa le ferite

dei tuoi quattordici colpi di coltello,

corsetto fiorito che trasforma

il tuo dolore in gioia, il tuo desiderio in rabbia.


I vicini ti hanno offerto una Bibbia, una corona

e una veste di prima comunione, la settimana

precedente le tue nozze nere;


ho cucito la tua immagine sul mio petto, da qualche

parte sotto la guêpière coperta di sangue.

Traduzione di Nino Muzzi

Wir leben. Wir sind für alles.

alemán | Daniela Danz

Wie geht anfangen wie geht
erinnern ohne zu vergessen
vor mir im Schnee ein Mann
sein Rücken einsam düster
wie geht anfangen nicht erinnern
Lichtblitze die ihm als Junge Bilder
zeigten kurz und grell sieh im Licht
die Schatten wie geht Nichterinnern
horch das Zischen sieh das Licht
und Deutschlands Leichtigkeit
wie hell ist Deutschland wie Ruß
wie Bilder kurz und grell wie geht
Anfangen riech den Schnee
er ist neu gefallen in der Nacht
im Dunkeln geht vergessen
in Bildern kurz horch den Schnee
ganz leicht liegt er wie Leinen
etwas brennt ein Zischen düster
wie Bilder nachts an Wänden horch
das Zischen riech den Brandgeruch
sieh das Ruß auf weißem Grund

© Wallstein Verlag
from: V. Gedichte
Göttingen: Wallstein Verlag, 2014
Audio production: Literaturwerkstatt Berlin / Haus für Poesie, 2016

Noi viviamo. Noi siamo per tutto.

italiano

Come capita d’iniziare come avviene

di ricordare senza dimenticare

dinanzi a me nella neve un uomo

le sue spalle solitario tetro

come capita d’iniziare non ricordarsi

dei flash che a lui da ragazzo mostravano

immagini rapide e crude guarda nella luce

le ombre come capita di non ricordare

ascolta lo stridore guarda la luce

e la leggerezza della Germania

com’è chiara la Germania come fuliggine

come le immagini rapide e crude come capita

d’iniziare annusa la neve

è caduta da poco nella notte

nel buio va dimenticata

in immagini rapide ascolta la neve

leggera leggera distesa come un lenzuolo

qualcosa brucia uno sfrigolio cupo

come le immagini di notte alle pareti origlia

quello sfrigolio annusa l’odore del fuoco

guarda la fuliggine sul terreno bianco

Traduzione: Nino Muzzi

Aqua alba

alemán | Wolfgang Hilbig

Ach der ganze Garten überschwemmt vom Mond –
und Schwärme von Fischen am Weg
wie Federn leicht wie zuckende Klingen aus Licht.
Sie kennen sich aus sie kennen den Trost
der Gemeinsamkeit.
Und die weißen Hortensien blühn die ganze Nacht –
noch wenn der Mond in seinen Abgrund steigt
leuchten sie weiter: wie Phosphor weiß und grün
und Wassergeister
    wenn die Fische durch den Zaun entfliehn
haben endlich Heimstatt hier in diesem Blühn.

© S. Fischer Verlag, Frankfurt/Main 2001
from: Bilder vom Erzählen
Frankfurt/Main: S. Fischer Verlag 2001
Audio production: 2003 M. Mechner, literaturWERKstatt berlin

Aqua alba

italiano

Ah, tutto il giardino inondato di luna -

e schiere di pesci in cammino

leggeri come piume, come tremule lamelle di luce.

Loro si conoscono conoscono la consolazione

dello stare insieme.

E le ortensie bianche fioriscono tutta la notte -

quando ancora la luna scende nel proprio abisso

continuano a risplendere: bianche e verdi come fosforo

e come spiriti dell’acqua

          quando i pesci scompaiono attraverso la steccaia

ricevono finalmente ospitalità qui in siffatto fiorire.

  

Traduzione: Nino Muzzi

Natureingang

alemán | Wolfgang Hilbig

Ach wenn April mit milden Schauern
des Lebens dürre Adern bis zur Wurzel badet
und Zephyrs süßer Atemhauch die Triebe all
in Wald und Feld zu kurzem Dauern ladet
und schon die junge Sonne halb den Bogen
vom Widder bis zum Stiergehörn durchzogen
und wenn Erinnerung aus fließendem Verfall
den Blick erhebt:
wie Vögel nachts mit offnen Augen schlafen –
o dann beginnt die Zeit auch mir den Sinn zu weiten:
Vergangenheit die nicht gelebt
Winter da wir uns nicht trafen
sind nichtig wenn ein altes Herz sich neu erhebt.

Noch mit gebrochnen Lyren und vom Frost verstimmten Saiten:
auf deinem Ufer
blumenreich
entfaltet von Gezeiten
muss ich mit Sonnenlicht gerüstet dir entgegenreiten.

© Wolfgang Hilbig
from: unveröffentlichtem Manuskript
Audio production: 2003 M. Mechner, literaturWERKstatt berlin

Natureingang

italiano

Ah, quando Aprile con le tiepide brezze

bagna fino alle radici le secche vene della vita

e di Zeffiro il dolce alito invita tutti i tralci

a breve esistenza nel bosco e nel campo

e il giovane sole ha già percorso metà dell’arco

dall’ariete fino alle corna del toro

e quando il ricordo solleva lo sguardo

nello scivolar della caduta:

come uccelli che dormono di notte ad occhi aperti -

oh, allora il tempo comincia anche a me ad allargare i sensi:

il passato non vissuto

l’inverno in cui non c’incontrammo

sono niente se un vecchio cuore si risolleva di nuovo.

 

Ancora con la cetra rotta e con le corde scordate dal gelo:

sulla tua riva

ricca di fiori

uscito dalle maree

devo trottarti incontro armato di luce solare.

Traduzione: Nino Muzzi

L’île Méditérranée

alemán | Wolfgang Hilbig

Wenn Weißdorn ausbricht in der Nacht die mein
Erleuchten ist dann träum ich plötzlich dort zu sein
auf jener Insel: doch der Traum ist dein …

Auch mein Herz will die Insel deines Traums bewahren –
dein Traum in meinem Traum: wie eine Insel in der Nacht …
dein Tag in meiner Nacht … des Weißdorns Düfte sind erwacht
mit einem Mal …
und es ist Zeit für dich dorthin zu fahren
wo stärker noch die Düfte sind und helle Quellen im Gestein.

Ah diese Wasser rinnen auch durch meiner Träume Widerschein
und durch die Felsenmulden ziehn die Rinder der Korsaren.

© Wolfgang Hilbig
from: unveröffentlichtem Manuskript
Audio production: 2003 M. Mechner, literaturWERKstatt berlin

L’isola Mediterraneo

italiano

Quando il biancospino sboccia in quella notte che è

la mia illuminazione allora io sogno di essere a un tratto là

su quell’isola: sì, però il sogno è tuo ...

 

Anche i mio cuore vuol esser custode dell’isola del tuo sogno -

il tuo sogno nel mio sogno: come un’isola nella notte ...

il tuo giorno nella mia notte ... gli odori del biancospino son ridesti

tutt’insieme ...

ed è tempo per te di andare là

dove gli odori sono ancora più forti e chiare le sorgenti nella pietra.

 

Ah, queste acque scorrono anche attraverso il riflesso dei miei sogni

e per grotte rocciose traggono il bestiame dei corsari.

Traduzione: Nino Muzzi

D-Zug München-Frankfurt

alemán | Günter Eich

Die Donaubrücke von Ingolstadt,
Das Altmühltal, Schiefer bei Solnhofen,
in Treuchtlingen Anschlußzüge –

Dazwischen
Wälder, worin der Herbst verbrannt wird,
Landstraßen in den Schmerz,
Gewölk, das an Gespräche erinnert,
flüchtige Dörfer, von meinem Wunsch erbaut,
in der Nähe deiner Stimme zu altern.

Zwischen den Ziffern der Abfahrtszeiten
breiten sich die Besitztümer unserer Liebe aus.
Ungetrennt
bleiben darin die Orte der Welt,
nicht vermessen und unauffindbar.

Der Zug aber
treibt an Gunzenhausen und Ansbach
und an Mondlandschaften der Erinnerung
- der sommerlich gewesene Gesang
der Frösche von Ornbau -
vorbei.

© Suhrkamp Verlag Frankfurt am Main 1973

from: Botschaften des Regens (1955)
Heute in: Günter Eich. Gesammelte Werke. Band I. Die Gedichte – Die Maulwürfe.
Frankfurt am Main: Suhrkamp Verlag, 1973
Audio production: CD Günter Eich. Gedichte/Ein Traum am Edsin-Gol.
München: NOA NOA Hör-Buchedition 2002
© Suhrkamp Verlag GmbH & Co. KG, Frankfurt am Main

Treno espresso Monaco-Francoforte

italiano

Il ponte sul Danubio a Ingolstadt,

la valle dell’Altmühl, gli scisti presso Solnhofen,

a Treuchtlingen le coincidenze –


In mezzo

boschi, dove l’autunno è tutt’un incendio,

strade di campagna nel dolore,

nuvolaglia che ricorda le chiacchiere

villaggi fuggenti edificati dal mio desiderio

per invecchiare accanto alla tua voce.


Fra le cifre degli orari delle partenze

si allargano i possedimenti del nostro amore.

Inseparati

vi restano i luoghi del mondo,

smisurati e introvabili.


Il treno però

passa accanto a Gunzenhausen e Ansbach

nonché ai paesaggi lunari del ricordo

-il canto estivo che fu

dei ranocchi di Ornbau -

Traduzione: Nino Muzzi

Tout le jour au puits-solitude

francés | Louise Bouchard

Tout le jour au puits-solitude, je feuilletais les manuels et les traités, les dictionnaires, étudiant la flore avec ardeur. Les matricaires de la cour qu’aimait l’enfant sont de mauvaises herbes, les épervières aussi. Je ne tenais plus qu’aux mots. Inflorescence solitaire des tulipes, corymbes de capitules des mille-feuilles… Je quittais les calices des silènes pour les ombelles d’ombelles. Pensant : Avec les mots-cordes, j’irai puiser la vérité au fond.

© Louise Bouchard
from: Entre les mondes
Éditions Les Herbes rouges, 2007
Audio production: Union des écrivains et des écrivaines québécois, 2013

Tutto il giorno al pozzo-solitudine

italiano

Tutto il giorno al pozzo-solitudine sfogliavo manuali e trattati, sfogliavo dizionari e studiavo la flora con ardore. Le matricarie del cortile che la bambina amava sono erbacce, come le piloselle. Non tenevo più che alle parole. Solitaria infiorescenza dei tulipani, corimbi di achillee... Abbandonavo i calici di silene per le ombrelle delle umbelle. E pensavo: con la catena delle parole riuscirò a raggiungere la verità sul fondo.

Traduzione: Nino Muzzi

Weißes Album

alemán | Sandra Hubinger

Vom Zaudern und Zupfen
an welken Blättern
die Enden knipsen

Der Spinne Faden
fällt vom Licht, schwingt
die lockere Faust

Im weißen Album
ein Blatt sich wellt
rollt ein die Enden

© Sandra Hubinger
from: Kaum Gewicht und Rückenwind
St. Wolfgang: Edition Art Science, 2016
Audio production: Haus für Poesie, 2021

Album bianco

italiano

Pizzicando esitante              

le foglie appassite

spezzarne via i bordi


Il filo di ragno

scende dalla luce, oscilla

il pugno allentato


Nell’album bianco

si accartoccia un foglio

si arriccia ai bordi

Traduzione: Nino Muzzi

Nana I

español | Jamila Medina Ríos

La primavera penetra entre un florecimiento, un estallido
y su raíz,
de la que se hace depender su fronda.
Ah, Ofelia.
Yo prefiero quiero ser una triste
primavera cortada.

© Jamila Medina Ríos
from: Primaveras cortadas
México DF.: Proyecto Literal. Colección Limón Partido , 2011
Audio production: Haus für Poesie, 2021

ninna nanna I

italiano

La primavera penetra fra una fioritura, una esplosione

e la sua radice,

da cui si fa dipendere la fronda.

Ah, Ofelia.

Preferisco desidero essere una triste

primavera tagliata.

Traduzione di Nino Muzzi

JE NEIGE (2)

francés | Laure Gauthier

Voix de villon

On m'a souhaité cloître

Mais ne crois

      au cercle parfait / Plus d'espoirs près du puits / du jardin ceint de colonnes / je pars toujours chercher

Les noyaux des fruits

flétris

Et les rues ouvertes sans même d'herbe verte

seuls les noyaux repoussent, dit-on!

Et les fruits disparaissent, mais ils sont
                                         chair de mémoire
                         
                               Chacun son éphémère

La langue se souvient autrement que la terre

Et

si l'on arrache mes feuilles

Vertes

reste ce qui pulse

ma sève sans écorce

c'est la vie sans idée
               Elle

                    bouge quand même

sans progrès

Je suis cette artère

JE VOIS TOUT POUR LA PREMIÈRE FOIS

© Laure Gauthier
from: je neige (entre les mots de villon)
Paris: LansKine, 2018
Audio production: Haus für Poesie, 2021

NEVICO (2)

italiano

Voce di villon


Mi hanno consigliato il chiostro


Ma non credere


  al cerchio perfetto/ Senza più speranza accanto al pozzo/ del giardino recinto di colonne/ io parto sempre per cercare


I noccioli dei frutti


ammuffiti


E le strade aperte senza un filo d’erba verde


solo i noccioli rigermogliano, si dice!


E i frutti spariscono, ma restano

                                           carne della memoria


                                  A ciascuno il suo effimero


La lingua ha una memoria diversa dalla terra


E


se uno strappa le mie foglie


Verdi


resta quello che pulsa


il mio midollo privo di scorza


è la vita senza idea

            Essa


                si muove comunque


senza progresso


Sono io quell’arteria


VEDO TUTTO PER LA PRIMA VOLTA  

Traduzione di Nino Muzzi

wenn ich groß bin

alemán | Max Czollek

wenn ich groß bin
fürchte ich mich nicht
vor überlandflügen

spiele ich ein lied
auf der wirbelsäulenflöte
meiner ersten liebe

wenn ich groß bin
fange ich dorftrottel
mit diesen vogelhänden

lasse sie eine autobahn
ausrollen auf das meer
für meine wolkenpanzer

© Verlagshaus Berlin
from: Jubeljahre
Berlin: Verlagshaus Berlin, 2015
Audio production: Haus für Poesie, 2017

quando sarò grande

italiano

quando sarò grande

non avrò paura 

dei voli transcontinentali


suonerò una melodia

sul flauto di vertebre

del mio primo amore


quando sarò grande

acchiapperò gli scemi del villaggio

con queste mani d’uccello


a loro farò srotolare

un’autostrada sul mare

per i miei panzer di nuvole

Traduzione: Nino Muzzi

mosaisches triptychon

alemán | Max Czollek

einer lässt sich pejes wachsen

einer wäre gern prophet

einer kippt benzin über menschen

einer übt sich im händewaschen

einer sagt: hättest du uns hinausgeführt
und nicht hinein
es wäre uns genug gewesen

einer geht am schabbat heimlich tanzen

einer pfeift sein gebet

freunde, den talit brauche ich nicht
meine familie hat gelernt
nackt zu sterben

© Verlagshaus Berlin
from: Jubeljahre
Berlin: Verlagshaus Berlin, 2015
Audio production: Haus für Poesie, 2017

trittico mosaico

italiano

uno si fa crescere i cernecchi


uno vorrebbe essere profeta


uno butta benzina sugli uomini


uno si esercita nel lavaggio delle mani


uno dice: tu ci avessi guidato fuori

e non dentro

ci sarebbe bastato


uno va di nascosto al sabbat a ballare


uno fischia la sua preghiera


amici, non mi serve il talit

la mia famiglia ha imparato

a morire nuda

Traduzione: Nino Muzzi

MALDITOS POEMAS DE AMOR

español | Julio Barco

Para M. 

Para llegar a ti
tendré que cambiar mi nombre
y reemplazar esta fatiga de mi vida. Yo no sé
qué haré. Tampoco sé si tenga que
hacer ejercicios: hace tiempo
que no gozo del amor.
Todo es furor y hace sol por este lado.
Y tomo una pequeña copa de ron,
para llegar a ti
repetiré calles, medusas, estrellas. Yo sé que vives
a un puñado de kilómetros
y mi sonrisa es una nube lila detenida
en la esquina donde bailan las peonías. Tendré que
ser feliz abriendo
una ventana. Para llegar a ti tengo
que caminar sin demora, por el discurso de
las cosas inútiles. Los autos y las nubes,
enardecido viento
en la ropa de algodón
y la ruda en los bolsillos, esta soledad serán una
dulce paloma entre mis manos.
Para llegar a ti tendré que callarme a veces
y morder una manzana. Para llegar a ti
tiernamente dejaré de tocar un rato mi piano
y compraré algunas tostadas. Y meteré
dos hojitas de un girasol
a mis bolsillos. Nada más simple
y estúpido amo.
Ahora estoy ebrio y no sé
si así pueda llegar a ti.

© Julio Barco
Audio production: Haus für Poesie, 2021

Maledette poesie d’amore

italiano

Per M.


Per raggiungerti

cercherò di cambiare il mio nome

e reimpostare questa vita affaticata. Io non so

cosa farò. E nemmeno so se debba

far degli esercizi: è tanto tempo

che non mi diletto dell’amore.

Tutto è furore e il sole splende da questo lato.

E bevo un bicchierino di rum,

per giungere fino a te

ripeterò strade, meduse, stelle. Lo so che vivi

a una manciata di chilometri da qui

e il mio sorriso è una nube viola ferma

all’angolo dove ballano le peonie. Cercherò di

essere felice aprendo

una finestra. Per raggiungerti dovrò

camminare senza sosta per far un discorso sulle

cose inutili. Le auto e le nuvole,

fremito di vento

nella veste di cotone

e la ruta nelle tasche, questa solitudine sarà una

dolce colomba fra le mie mani.

Per giungere fino a te dovrò tacere a tratti

e mordere una mela. Per giunger fino a te

teneramente smetterò di suonare un attimo il mio piano

e comprerò qualche mandorla tostata. E infilerò

due foglie di girasole

nelle mie tasche. Non amo niente

di più semplice e stupido.

Adesso sono ubriaco e non so

se in questo stato posso accostarmi a te.

Traduzione di Nino Muzzi

jubiläum

alemán | Max Czollek

durch meine wohnung
wandern schatten
trinken auf gestern

hinter den wänden
ruft es nach ihnen
kann sein: schweigen

oj, ich habe flaschen
geleert für das meer
morgen fahre ich hin

bis dahin sterben
meine väter in weiß
sie werden das nicht verstehen

© Verlagshaus Berlin
from: Jubeljahre
Berlin: Verlagshaus Berlin, 2015
Audio production: Haus für Poesie, 2017

giubileo

italiano

dentro casa mia

si aggirano delle ombre

brindano al passato


dietro le pareti

c’è chi le chiama

può essere il silenzio


ragazzi, ho scolato

bottiglie da gettare in mare

domani ci vado


fino ad allora moriranno

in bianco i miei padri

non lo capiranno

Traduzione: Nino Muzzi

brücke über die drina

alemán | Max Czollek

auf einer fahrt ist es
herbst geworden
in wischegrad
die häuser tragen
einschüsse wie sommersprossen
felder reifer kreuze
am straßenrand

hol die saat ein

wer jetzt allein ist
weckt erinnerung
in gläser ein dreht wachs
um isolationsdrähte
an den bäumen die granatäpfel
leuchtende kinderfäuste

© Verlagshaus Berlin
from: Druckkammern
Berlin: Verlagshaus J. Frank, 2012
Audio production: Haus für Poesie, 2017

ponte sulla drina

italiano

in un viaggio

si è fatto autunno

a visegrád

le case mostrano

fori di proiettile come lentiggini

campi di croci mature

sul bordo della strada


raccogli la semina


chi ora è solo

mette ricordi 

in barattoli di vetro avvolge di cera

i cavi d’isolamento

agli alberi le melagrane

luminosi pugni di fanciulli

Traduzione: Nino Muzzi

Michael Hamburgers Katze

alemán | Richard Anders

Für Anne Beresford

Die Katze auf dem Birnbaum
hinter dem Fenster
mit dem Spiegelbild
roter Lampenschirme
vor der Abendschwärze,
weiß hingestrecktes Tier,
das gern zu mir
hereinspringen möchte –
es erkennt die Scheibe.
Die mich unsichtbar trennt
Von seinem Blick.

Den Hölderlin auf dem Tisch
vier dicke Supplement.- Bände
das Glas Orangenwein,
selbstgemacht von Jane,
erkennt es nicht, aber
den Widerspruch von
durchsichtig und hart, dem es für Minuten
standhält, bis ein
Satz ins Dunkel
die Einsicht aufhebt

© Richard Anders
from: Über der Stadtautobahn und andere Gedichte
Berlin: Oberbaum Verlag, 1985
Audio production: M.Mechner / literaturWERKstatt berlin 2005

Il gatto di Michael Hamburger

italiano

                 Per Anne Beresdorf


Il gatto sul pero

dietro alla finestra

con l'immagine riflessa

di rosse abatjour

dinanzi al buio della sera,

animale bianco disteso

che mi vorrebbe

saltare addosso -

lui riconosce il vetro della finestra

che invisibile mi separa

dal suo sguardo.


Posati sul tavolo Hölderlin,

quattro spessi volumi di supplemento,

il bicchiere di sangria,

preparato da Jane,

lui non li riconosce, però

sa la contraddizione fra

duro e trasparente, a cui

per minuti tiene testa, finché

un salto nel buio

cancella la visione

Traduzione di Nino Muzzi

Landschaft bei Tannenhof*

alemán | Alexandru Bulucz

Keiner war in der Lage,
über den eigenen Tellerrand zu schauen,
jeder war der Mittelpunkt seines Hungers.

Mit ihren Sensen glichen die Mähder Schulzirkeln,
ihre Standbeine waren die Nadeln,
mit denen sie sich auf Erden fixierten.
So wurden ihre Standbeine Kreismittelpunkte,
u. die Längen ihrer Sensenbäume,
deren Klingen sich stählern durchs Frühsommergras zirkelten,
die jeweiligen Radien ihrer Kreise.

Sehen Sie?!
Das war eine Anthropozentrik,
die den Namen verdiente,
eine wahre geometrische Anthropozentrik!

Die Sichtverhältnisse des Glücks waren auf ein Minimum reduziert,
die Welt war eine Scheibe,
u. die Blitze u. Donner,
die von außen auf sie einschlugen,
Gotteszeichen,
u. der Aberglaube,
der dabei entstand,
poetisch groß.

Ja, eine Scheibe war die Welt
mit dem Radius einer Blechschüssel o. eines Sensenbaums o. des
                                                                                leinenen Kreises,
den Urgroßmutters schwarzer Rock auf dem Boden bildete,
wenn sie sommers aus heiterem Himmel inmitten des Hofes,
wo sie soeben harten trockenen Mais abgerebelt hatte,
sich hinhockte u. wildpinkelte.
Sehen Sie?!
Sie trug sommers keine Unterwäsche unterm Rock.

Sehen Sie
das unverschämte, vorkopernikanische u. hündisch sein Revier
                                                                    markierende Glück?!

Wir befanden uns in einer Diesigkeit des Glücks sondergleichen,
wir waren ganz dizzy vor Glück.

Wieder so blindwütig glücklich, so glückswütig blind sein!


* Brad (deutsch Tannenhof, ungarisch Brád) ist eine Kleinstadt im Kreis Hunedoara in Siebenbürgen, Rumänien.

© Alexandru Bulucz
from: Unpublished
Audio production: Haus für Poesie, 2022

Paesaggio vicino a Tannenhof*

italiano

Nessuno era in grado

di guardare al di là del proprio naso,

ognuno era il centro della propria fame.


Con quelle falci fienaie, i mietitori sembravano dei compassi,

le loro gambe erano le punte,

con cui si piazzavano sul terreno.

Così le gambe diventavano il centro dei cerchi

e la lunghezza delle loro falci,

le cui lame d'acciaio giravano nell'erba di inizio estate,

i rispettivi raggi dei cerchi.


Vedete?!

Era un antropocentrismo

degno del nome,

un vero antropocentrismo geometrico!


La visibilità della felicità era ridotta al minimo,

il mondo era un disco

e il lampo e il tuono,

che lo colpiva dall'esterno,

un segno di Dio,

e la superstizione

che ne derivava,

poeticamente grande.


Sì, il mondo era un disco

con il raggio di una ciotola di latta o il manico di una falce o del

                                                                               cerchio di stoffa,

formato sul suolo dalla gonna nera della bisnonna,

se d'estate, di punto in bianco, in mezzo al cortile,

dove aveva appena sgranato il granturco duro e secco,

si era accovacciata e pisciava senza ritegno.

Vedete?!

D’estate non portava biancheria intima sotto la gonna.


Vedete

la sua felicità sfacciata e precopernicana, che marca il territorio come un cane?!


Ci trovavamo in una nebbia di felicità senza eguali,

eravamo in totale vertigine di gioia.


Esser di nuovo così ferocemente felici, così felicemente ciechi!



* Piccola città in Transilvania

Traduzione: Nino Muzzi

Vorrat verbraucht

alemán | Alexandru Bulucz

Schreiben heißt jetzt, etwas über sich vermögen, denn was schreiben,
wo ein, ich weiß nicht woher genommener, ungeheurer Vorrath
von Leid, Verzweiflung, Opferung und Noth im Großen verbraucht
wird, als gäb es irgendwo Alle im Ganzen und nirgends den Einen;
nirgends mehr ist das Maaß des einzelnen Herzens anzulegen,
das doch sonst die Einheit war der Erde und des Himmels und aller
Weiten und Abgründe. … Wie unvordenklich ist alles geworden,
Heiligendamm, Zeiten wie die Kindheit selbst, so entlegen und
arglos, wer wird wieder je (so) fühlen!?
Rainer Maria Rilke

Die Sensen, die Sicheln, die Forken, die Axt, sie alle verrosten.
Noch steht auf dem Hügel ein Manderl fürs Heu, es vermorscht.
Kein Nutztier zertrampelt Getreide. Die Milchkuh, sie wurde verkauft.
Von den Mandlern blieb einer, u. zwar unterm Holzkreuz am Bach.
Um die Scheune steht’s schlecht, denn kein Strohlicht mehr deutelt
von innen die Wände, u. Brennholz im Stapel zum Kochen
fehlt auch. Niemand ersucht um getrocknetes Reisig die Wälder.

Inmitten von Eden stand keinem der Sinn, nach dem Vorrat
an Wonne zu fragen, ob schier unerschöpflich, ob eher auf Zeit.
Agafia u. Petrus sind weg. Auch Majka ist weg. Wer bespricht
ihre Werte, begeht ihre Wege u. liest ihr gemeinsames Werk?

Die Schmerzen des Wachstums, sie kamen verspätet, zur Nachtzeit
wie Reif. Die Behauptung, des Menschensohns Lösegeld würde
auf immer u. ewig uns alle von Qualen befreien, ist so was von falsch.
Denn der Messie-Messias kann nicht im Entferntesten horten
im heiligen Vorratsverschlag jene Arten von Schmerz, die bei drei
auf den Bäumen nicht sind. Verbraucht sind die Vorratsgefühle,
das Brombeergelee in den Gläsern von Mutter! Verrat an der Süße!

im Andenken an Werner Hamacher,
dessen unvollendet gebliebener Aufsatz „Andere Schmerzen“
u. a. auch das Kapitel „Vorrat verbraucht (Rilke, 1915)“ vorsah.

© Schöffling
from: was Petersilie über die Seele weiß
Frankfurt am Main: Schöffling & Co. Verlagsbuchhandlung GmbH, 2020
Audio production: Haus für Poesie, 2022

Riserve consumate

italiano

Scrivere oggi significa far qualcosa al di sopra delle proprie possibilità, perché cosa mai scrivere ...

dove una spaventosa riserva di dolore, disperazione, sacrificio e bisogno, presa non so da

dove, viene consumata,

come se da qualche parte ci fossero tutti complessivamente e da nessuna parte l’uno;

come non ci fosse più dove appoggiare la misura del singolo cuore,

 che invece rappresenta l’unità della terra e del cielo e di tutte le vastità

e di tutti gli abissi ... Come tutto è diventato immemorabile,

riparo sacro, tempi come la stessa infanzia, così lontani e innocenti,

chi li sentirà ancora (così)?

Rainer Maria Rilke


Le falci fienaie, i falcetti, i forconi, le accette, tutto arrugginisce.

Sulla collina si trova ancora un covone di fieno, sta marcendo.

Nessun animale d’allevamento pesta il grano. La mucca da latte fu venduta.

Dei covoni ne rimase uno, sul torrente sotto una croce di legno.

Il fienile è in pessime condizioni, ché più nessun chiarore di paglia

rischiara le pareti dall’interno e anche la legna accatastata per cuocere

manca. Nessuno fruga nei boschi alla ricerca di ramaglia secca.


Nel bel mezzo dell’Eden a nessuno sorgeva l’idea d’informarsi

sulla riserva di beatitudine, se fosse inesauribile o a tempo.

Agafia e Petrus sono andati via. Anche Majka è via. Chi discute

dei loro valori, chi segue la loro strada e legge la loro opera comune?


I dolori della crescita, vennero in ritardo, di notte

come la brina. L’affermazione che il figlio dell’uomo, il riscatto,

per sempre e in eterno ci avrebbe liberati dai dolori, è falso alla grande.

Perché il disposofobico Messia non può minimamente accumulare

nel sacro ripostiglio quel tipo di dolori, che in men che non si dica

non siano spariti. Sono consumati i sentimenti di provvista,

la gelatina di more nei barattoli di mamma! Tradimento di dolcezza!


... in memoria di Werner Hamacher,

 il cui saggio incompiuto “Altri dolori” 

 prevedeva fra l’altro anche il capitolo “Riserva consumata (Rilke, 1915)”.

Traduzione: Nino Muzzi

Hab ich die Worte

alemán | Daniela Danz

hab ich wie Schwalben die Worte
Bögen zu schlagen
zwischen Unsichtbarem und leicht zu sein
hab ich leicht zu sein
hab ich Schweres genug
zu wenig Schweres genug um es zu tragen
ich trage meine Schwalbe durch den Sommer
mit entzündeten Wirbeln
liegt sie auf meiner Schulter und staunt
hab ich traurig zu sein
hab ich Leichteres jemals getragen
als diese eigensinnige Schwalbe?

© Wallstein Verlag
from: V. Gedichte
Göttingen: Wallstein Verlag, 2014
Audio production: Literaturwerkstatt Berlin / Haus für Poesie, 2016

Se possiedo le parole

italiano

se possiedo le parole come rondini

per tracciare archi

fra l’invisibile e l’essere leggera

allora ho da essere leggera

ho abbastanza pesantezza

troppo poca pesantezza per tollerarla

porto la mia rondine attraverso l’estate

con accesi volteggi

si posa sulla mia spalla e stupisce

ho da essere triste

ho mai sopportato qualcosa di più lieve

di questa rondine testarda?

Traduzione di Nino Muzzi

[Im Grasmittelstreifen]

alemán | Sandra Hubinger

Im Grasmittelstreifen zog sich eine Spur aus
Eicheln als hätte sie jemand gelegt für
jemand anderen zum Einsammeln
wir ließen sie liegen versuchten nicht drauf zu treten

Baumsamen landeten nach ihrem Propellerflug
in unseren Kapuzen wir ließen sie liegen
versuchten ihren Flugradius zu erweitern
durch unser Schreiten über die Felder

Aufgereiht am Feldrand eine Gruppe Rehe
ihre Köpfe gedreht in unsere Richtung
standen sie still unterbrochen ihr Äsen
ließen sie uns ziehen durch ihre Felder

© edition keiper
from: wir gehen. Gedichte
Graz: edition keiper, 2019
Audio production: Haus für Poesie, 2021

Sulla striscia d’erba centrale

italiano

Sulla striscia d’erba centrale si stendeva una fila di

ghiande come se qualcuno le avesse posate là per

qualcun altro a che le raccogliesse

noi le lasciammo stare cercando di non calpestarle

 

Semi di piante atterravano dopo un volo elicoidale

nei nostri cappucci e li lasciammo stare lì

tentando di ampliare il loro raggio di volo

tramite la nostra passeggiata per i campi

 

Tuttti in fila sul ciglio del campo cerbiatti in branco

con le teste rivolte nella nostra direzione

stavano fermi avendo smesso di brucare

e ci lasciarono attraversare i loro campi.

Traduzione: Nino Muzzi

Out of area: Jagdhaus zur güldenen Füchsin

alemán | Daniela Danz

September die Schatten liegen wie gestapelt
hinter der Remise
wir haben uns verschanzt denn wieder
war es sinnlos was wir riefen: Parolen
wie Ostern Neunundneunzig da wars als
hörten wir die Hunde kläffen - die schöne Füchsin
sahn wir rasch zum Staatswald wechseln
parole erinnerte entfernt an königliche Jagden
im Wald von Fontainebleau dem alten
Bündniswald und hier das alte Grenzgebiet
war lang geräumt es fiel auch lang kein Schuß
kein Gegner für die NATO mehr auf grüner Heid
die kapitalen Hirsche trugen Luftmatratzen
auf den Enden es war noch Zeit
die Selbstauflösung abzuwenden

Wir treten leis in die Remise und rücken
was dort rostet vorsichtig ins rechte Licht
ein Scheppern ungespannter Tellereisen
schreckt uns auf: die Füchsin
im Herbstlicht flüchtig ihre Farbe
im Rauschen von der Bundesstraße
ein Knall - wir halten still
die Füchsin steht jetzt zwischen uns in der Remise
unverletzt und leuchtend wie September
als wir hofften
es ließe manches sich noch ändern

© Wallstein Verlag
from: V. Gedichte
Göttingen: Wallstein Verlag, 2014
Audio production: Literaturwerkstatt Berlin / Haus für Poesie, 2016

Out of area: Casa di caccia alla volpe dorata

italiano

settembre le ombre giacciono come a strati

dietro la rimessa

ci siamo rifugiati perché era

di nuovo insensato quello che gridavamo: slogan

come a Pasqua Novantanove fu

quando sentimmo latrare i cani – la bella volpe

la vedemmo rapida passare nella foresta demaniale

parole in francese richiama alla mente

vagamente le battute di caccia regali

nella foresta di Fontainebleau

il bosco dell’alleanza e qui la zona di frontiera

era da tempo sgombra e da tempo non si udiva

uno sparo più nessun nemico per la NATO sull’erica

verde i cervi capitali li portavano dei materassi gonfiabili

alle estremità c’era ancora tempo

per evitare l’autodistruzione

 

Entriamo silenziosi nella rimessa e cauti spostiamo

quello che vi si arrugginisce nella luce vera

uno sferragliar di trappole tese

ci spaventa: la volpe

in luce autunnale sfuggente il suo colore

nel fracasso della strada federale

uno schianto – tratteniamo il respiro

la volpe adesso si trova in mezzo a noi nella rimessa

incolume e splendida come quel settembre

in cui speravamo

che qualcosa potesse ancora cambiare

Traduzione di Nino Muzzi

La précision du sentiment

francés | José Acquelin

amour
je suis né de l’amandier de tes prunelles
pour mieux quitter la coque de ce monde
et je n’aurais jamais pu t’aimer autant
sans la promesse de ma mort

amour
reconnais ceci
il n’y a que toi seule
dans la pureté de ta solitude
pour redonner à l’amour
son entière exactitude

amour
souviens-toi de cette aube en accéléré
où par le hublot de ton destin
tu as vu le cristallin sans fard
de la courbure de la terre
et le soleil sans lequel
ton œil ne serait pas

amour
aucune machine ni machination
n’aura la précision de ton sentiment
marche en toi
jusqu’à l’immobilité de ta course
arrête de croire que tu es insignifiante
sans le reflet des autres
tu es choisie
si tu sors de tes croyances

amour
l’horizon est un leurre
le ciel n’est pas la limite
juste une faiblesse de notre vision
qui n’a pas reconnu la porte
de son zéro sphérique

amour
tu n’as pas besoin de moi
pour t’aimer
si tu n’as plus besoin de toi
pour te haïr
c’est la seule condition de l’infini
qui n’a pas besoin de nous
pour nous aimer
mais pour qu’on le soit

© José Acquelin
from: Le zéro est l’origine de l’au-delà
Éditions Les Herbes rouges, 2011
Audio production: Union des écrivains et des écrivaines québécois, 2013

La precisione del sentimento

italiano

amore

sono nato dal mandorlo delle tue pupille

per uscir meglio dal guscio di questo mondo

e non avrei mai potuto amarti così tanto

senza la promessa della mia morte

  

amore

riconosci questo

ci sei tu sola

nella purezza della tua solitudine

per restituire all'amore

la sua completa esattezza

  

amore

ricorda quell'alba frenetica

dove attraverso l'oblò del tuo destino

hai visto il cristallino senza trucco

della curvatura della terra

e il sole senza il quale

il tuo occhio non ci sarebbe

  

amore

nessuna macchina o macchinazione

non avrà la precisione del tuo sentimento

cammina dentro di te

fino all'immobilità della tua corsa

smettila di pensare che sei insignificante

senza il riflesso degli altri

sei scelta

se esci dalle tue credenze

  

amore

l'orizzonte è una trappola

il cielo non è il limite

solo una debolezza della nostra visione

che non ha riconosciuto la porta

del suo zero sferico

  

amore

non hai bisogno di me

per amarti

se non hai più bisogno di te

per odiarti

è l'unica condizione dell'infinito

che non ha bisogno di noi

per amarci

ma per esserlo noi

Traduzione: Nino Muzzi

Stunde Null: Loop

alemán | Daniela Danz

Die Linde hat all ihre Blätter verloren
und vom Sommer blieb nichts als
                        der Wunsch dem alten Deutschland
                        noch einmal den Kopf zu kraulen
                        und zu versprechen dass seine Enkel
sich besser erinnern werden - was nützt
ein Gedicht wo die anwachsenden
Berge der Dinge zum Jodeln zwingen

© Wallstein Verlag
from: V. Gedichte
Göttingen: Wallstein Verlag, 2014
Audio production: Literaturwerkstatt Berlin / Haus für Poesie, 2016

Ora zero: loop

italiano

Il tiglio ha perso tutte le foglie

e dell’estate non è rimasto nient’altro

          che l’augurio alla vecchia Germania

          di grattarsi ancora una volta la testa

          e di promettere che i suoi nipoti

avranno migliore memoria – a che serve

una poesia dove i sempre crescenti

mucchi di cose costringono a gorgheggiare

Traduzione: Nino Muzzi

Telepylos

alemán | Daniela Danz

kein leichtes Boot im dunklen
Tunnelwasser kein Plätschern
eintauchender Ruder nur eine eiserne
Ration Homer: im herrlichen Hafen
die stählernen Buckel der U-Boote
da könnte ein Mann ohne Schlaf
sich doppelten Lohn verdienen
nachts in Netzen die glänzenden
Rücken der Meeräschen tags
die U-Boote mit Waffen beladen
durchschwimm die Bucht verbinde
ihre Ufer in einer Naht
aus Atemzug und Tauchen
solang an den Klippen das Meer
sich müht aus Kieseln Würfel
für ein Spielchen uns zu schleifen

© Wallstein Verlag
from: Pontus. Gedichte
Göttingen: Wallstein Verlag, 2009
Audio production: Literaturwerkstatt Berlin / Haus für Poesie, 2016

Telepylos

italiano

nessuna barca leggera

nel buio della gora sotterranea senza un fruscio

di remi che affondano in acqua solo una ferrea

razione di Omero: nel porto magnifico

i dossi d’acciaio dei sottomarini

un uomo senza sonno qui potrebbe

raddoppiarsi il salario

di notte nelle reti le groppe

luccicanti dei muggini di giorno

a caricare di armi i sottomarini

attraversando la baia a nuoto unisci

le sue rive in una sutura

di fiato e d’immersione

per tutto il tempo che agli scogli

il mare si affatica a levigare ciottoli

in dadi per un nostro piccolo gioco.

Traduzione: Nino Muzzi

Ikon

alemán | Daniela Danz

Danilos betrübtes Gesicht als zum dritten Mal
seiner Hände Arbeit zunichte wird ich weiß nicht
was soll ich ihm raten kauf dir eine Katze Danilo
dann gehört dir nichts kannst du nichts verlieren

kauf dir Wodka und zeichne deiner Kuh damit
ein Kreuz auf die Stirn dann gibt sie dir morgens
Milch abends Milch dann wird deine Haut weiß
kannst du auch ohne Kleider im Schnee gehen

das Beste aber ist du tust nichts von alldem und
trägst dein Gesicht weiterhin als würde der Mensch
nur eines besitzen ich habe dich gesehen Danilo
auf einer Ikone in der Vorstadt von Kalusch

ich weiß daß du Flügel hast und mit den Engeln
ein Brettspiel wagst um das Glück deiner Kinder
wenn sie dir ein schönes Gesicht einreden wollen
stehst du auf und gehst in das Ikon deines Kummers
 

© Wallstein Verlag
from: Pontus. Gedichte
Göttingen: Wallstein Verlag, 2009
Audio production: Literaturwerkstatt / Haus für Poesie, 2016

Icona

italiano

Il volto di Danilo si rabbuia quando per la terza volta

va in fumo il lavoro delle sue mani non so proprio

cosa debba consigliargli comprati un gatto Danilo

allora non ti apparterrà più nulla e nulla potrai perdere

 

comprati della vodka e segna alla tua mucca

una croce sulla fronte allora ti darà latte di mattina

e latte di sera allora la tua pelle diventerà bianca

e potrai andare sulla neve anche senza vestiti

 

la cosa migliore comunque è non far nulla di tutto ciò

continuando a portare il tuo volto come se l’uomo

ne possedesse solo uno io ti ho visto Danilo

su una icona nella periferia di Kalusch

 

so che possiedi le ali e osi intavolare

con gli angeli una partita per la gioia dei tuoi figli

quando loro ti vogliono spingere ad avere un bel volto

tu ti alzi in piedi ed entri nell’icona della tua pena

Traduzione di Nino Muzzi

Und du meine Blaue und du meine Graue

alemán | Daniela Danz

winters am Fluss wo wir gehen
fliegen zwei Ringeltauben vom
Schiefer deiner Iris auf als eine
Feder fällt dein Schlaf auf dich
still und wolkenähnlich gehst
du hinüber: eine eigene Arbeit

wie ein Flusskiesel rollt
dein Schlaf über den Grund
dieser Winternacht

da du schläfst auf der seidenen
Haut deiner Wangen sind zu Stoff
die Träume geworden vergessen
stehe ich vor persischen Kacheln
des achtzehnten Jahrhunderts
aus den Vitrinen der würzige Duft
eines Krauts in den Bergen des
Hindukusch meine Unruhe perlt
am Kupfer deiner Gewissheit ab

© Daniela Danz
from: Serimunt. Gedichte
Weimar: Wartburg Verlag, 2004
Audio production: Literaturwerkstatt Berlin / Haus für Poesie, 2016

E tu mia blu e tu mia grigia

italiano

d’inverno sul fiume dove andiamo

si alzano due colombacci dalla

ardesia della tua iride cade

come una piuma il tuo sonno sopra

a te silente e come nube tu procedi

oltre: un lavoro particolare

 

simile a un ciottolo di fiume rotola

il tuo sonno sul fondo

di questa notte d’inverno

 

mentre dormi sulla serica

pelle delle tue guance i sogni

si sono materializzati ignorata

io sto dinanzi a ceramiche persiane

del diciottesimo secolo

dalle vetrine l’aroma fragrante

di un’erba delle montagne dello

Hindu Kush la mia inquietudine imperla

il rame della tua certezza

Traduzione di Nino Muzzi

Hier

alemán | Daniela Danz

Die schnellen Züge halten kaum in unsrer Gegend
wer sieht den Weg schon hier das Feld umfassen
seitlich so als hielte er allein es davon ab
das Korn mit einer Husche in die Furchen zu verstreuen
so wie die Männer hier auf Rädern sich begrüßen
es nichts bedarf als eines Nickens anerkennend
um zu sagen: ich seh du lebst
vom Zug aus ist das alles immer schon in rechts
und links geschieden bleibt die Landschaft nur ein Anblick

Waren zwei aus dieser Gegend die sich neulich
an einem dieser Landschaftstage wo man sich
vom Zug aus träumt wie hier ein Leben gehen könnte
zwischen Leißling und dem Wehr bei Weißenfels
auf die Gleise legten – kam der Zug zum Stehen
war die Welt am Ziel des schnellen Zuges aus den Fugen
sah ein Reisender nach langem Stehen in der mitteldeutschen
Leere tatsächlich einen Unterschied im Weiß
der Häuser an der Straße die zum Waldrand führt

Wir standen hoch auf Goseck sahen fern den Staub
der Dreschmaschinen über Eulaus Steinzeitgräber ziehen
die die stark verletzten Schädel aller 13 Toten bargen
den Zug den einer der das alles eher als wir verstand
wie eine Gliederkette durch die Ebne zog
sahen wir und wußten nicht warum er hielt hier
in unsrer Gegend wo die Züge selten halten
ein früher Herbsttag war das und die zwei die waren
aus der Landschaft ganz heraus gerissen oder ganz
in sie hinein - wir gingen weg als sie den Fahrer
wechselten eines schnellen Zuges der jetzt langsam anfuhr

© Wallstein Verlag
from: V. Gedichte
Göttingen: Wallstein Verlag, 2014
Audio production: Literaturwerkstatt Berlin / Haus für Poesie, 2016

Qui

italiano

I treni veloci si fermano di rado dalle nostre parti

chi vede mai qui il sentiero abbracciare il campo

di lato così come se da solo impedisse

di spargere il grano nei solchi giù a pioggia

come gli uomini qui in bicicletta che si salutano

e non c’è bisogno di altro se non di un cenno del capo

per dire: lo vedo che sei vivo

dal treno tutto è sempre separato fra destra

e sinistra e il paesaggio è solo un colpo d’occhio

 

C’erano due da queste parti che ultimamente

in uno di quei giorni di panorama in cui

dal treno si sogna come potrebbe essere la vita

da queste parti fra Leißling e Wehr presso Weißenfels

si sdraiarono sui binari – il treno si fermò

il mondo a cui era diretto il treno veloce fu scombussolato

un viaggiatore dopo tanto stare in piedi scorse nel vuoto

della Germania centrale davvero una differenza nel bianco

delle case lungo la strada che conduce al margine del bosco

 

Noi ci alzammo a Goseck e vedemmo in lontananza

la polvere delle trebbiatrici oltre le tombe paleolitiche di Eulau

che custodiscono i crani gravemente feriti di tutti e 13 i morti

il treno che fu scorto da uno che capiva tutto più svelto di noi

lo vedemmo sfilare per la piana come una catena

e non sapevamo per quale motivo fermasse qui

dalle nostre parti dove i treni veloci di rado si fermano

era uno dei primi giorni di autunno e i due

erano strappati completamente dal paesaggio oppure

completamente dentro di esso - ce ne andammo quando cambiarono

il conducente di un treno veloce che ora arrivava lentamente

Traduzione di Nino Muzzi

Schwarz von Ameisen war mein Traum am Mittag

alemán | Daniela Danz

nachdem ein weißer LKW in der Nacht
die Strandpromenade von Nizza entlanggerast war
wir hatten auch diese Todesart nicht bedacht
ich grabe ein Loch in den trockenen Boden
lege eine Ameise hinein die ich zerdrückt habe
als ich ein Glas Wasser auf den Tisch stellte
ich schließe die Fenster die Türen die Augen
und lege mich mit den Ameisen ins Bett
wir kennen uns nun und sind plötzliche Feinde
und es bleibt auch diesmal nicht aus dass ich
manche zerdrücke – die Traurigkeit steigt mir
in den Hals während eine Mücke mein Bett
umsummt und ich uns aufs Meer wünsche
kein Schatten würde uns begleiten:
mich das Bett und die Mücke der ich meinen
Arm anbiete und deren Summen mich tröstet

© Daniela Danz
Audio production: Literaturwerkstatt Berlin / Haus für Poesie, 2016

Nero di formiche era il mio sogno pomeridiano

italiano

dopo che un camion bianco nella notte

si è lanciato sulla folla del lungomare di Nizza

non avevamo riflettuto anche su questo tipo di morte

io scavo un buco nel terreno arido

ci metto dentro una formica che ho schiacciata

nel posare un bicchier d’acqua sul tavolo

chiudo le finestre le porte gli occhi

e mi metto a letto con le formiche

ora ci conosciamo e siamo a un tratto nemici

e anche stavolta non è escluso che io

ne schiacci qualcuna – la tristezza mi sale

alla gola mentre una zanzara ronza intorno

al mio letto e io auguro a noi di prender il largo

nessuna ombra ci accompagnerebbe:

me il letto e la zanzara a cui offro il mio

braccio e il cui ronzio mi consola

Traduzione di Nino Muzzi

Masada

alemán | Daniela Danz

wenn du dann stehst wo es still ist daß du
es merkst wenn das Denken aufhört und
das Hören anfängt wenn das Hören aufhört
und das Sehen anfängt wenn ein Vogel
fliegt wenn du als schwarzer Vogel gleitest
und schreist wenn du zu sprechen ansetzt
in der klaren Luft und von nichts sprechen
kannst als dem Licht so als wäre es das erste
Licht wenn du einen Schatten auf den Fels
wirfst und sagst mein Schatten bleibt
und der Fels vergeht wenn für jetzt wahr ist
daß es gut ist den ganzen Einsatz zu wagen
kannst du die Wüste mit Namen nennen

© Wallstein Verlag
from: Pontus. Gedichte
Göttingen: Wallstein Verlag, 2009
Audio production: Literaturwerkstatt Berlin / Haus für Poesie, 2016

Masada

italiano

se poi tu stai dove c’è silenzio tanto

che noti quando il pensiero cessa e

l’udito comincia quando l’udito cessa

e la vista comincia quando un uccello

vola quando tu scivoli via da uccello

nero e gridi quando inizi a parlare

nella chiara luce e non puoi parlare di niente

se non di luce come se si trattasse della prima

luce se tu versi un’ombra sulla roccia

e dici la mia ombra resta

e la roccia sparisce se per adesso è vero

ed è bene osare impegnarsi a fondo

allora puoi chiamare per nome il deserto.

Traduzione di Nino Muzzi

[der dezember ist ein nashorn]

alemán | Birgit Kreipe

der dezember ist ein nashorn.
riesig steht er im knochenlicht der gräser und sträucher
die lauscher sind aufgerichtet, der knubbelige panzer
hängt herab. blinzeln, blitzen aus wulstigen lidern.

kopfweiden tragen ein rotgelb
das brennt in der kälte, und die zöpfe der trauerweiden hängen
in die leeren, brillanten spiegel der kiesteiche.

überall auf der erde liegt laub:
zimtkekse. totenschädel.
das blanke wasser blitzt und blinkt.
eine spur gemahlenes gold in den wolken.

eine wintersavanne.
das nashorn steht ganz still.
sein panzer hüllt das seelchen ein.

verteidigt er meine neue freiheit?
sucht er nach liebe?
sollen wir die bäume ringsum mit lichterketten behängen?

er bleibt ganz still. während er dasteht und wartet
kommen tausend hellblau-rosa schmetterlinge und vögel
setzen sich auf den horizont
unter lichtblauen saum, licht und blau.

das schilf, als leuchte es von innen
und die schneebeeren fliegen wieder.
es sind alte männer und frauen.
sie sind das publikum.

© Birgit Kreipe
from: Soma
Berlin: Kookbooks Verlag, 2016
Audio production: Haus für Poesie / 2018

[il dicembre è un rinoceronte]

italiano

il dicembre è un rinoceronte.

sta gigante in ossea luce di erbe e cespugli

i ricettori sono installati, quel panzer bitorzoluto

vi sta appeso. occhi strizzati lampeggiano da palpebre gonfie.

 

salici viminali inalberano un rosso giallastro

che fiammeggia nell’aria fredda e le trecce del salice piangente pendono

nel vuoto, fulgido specchio degli stagni sassosi.

 

dappertutto sulla terra c’è strame di fronde:

biscotti alla cannella. teschi di morto.

l’acqua linda brilla e sbalugina.

una traccia di polvere d’oro nelle nubi.

 

una savana invernale.

il rinoceronte sta tutto immobile.

la sua corazza avvolge la piccola anima.

 

difenderà la mia nuova libertà?

ricerca l’amore?

dobbiamo appendere a tutti gli alberi intorno ghirlande di lumini?

 

lui rimane tutto immobile. mentre sta lì ad aspettare

arrivano mille farfalle celesti e rosa e uccelli

si posano sulla linea dell’orizzonte

sotto un orlo di luce azzurra, chiara e azzurra.

 

il falasco, come se rilucesse dall’interno

e i caprifogli bianchi svolazzano di nuovo.

si tratta di vecchi uomini e donne.

sono loro il pubblico.

Traduzione di Nino Muzzi

Le roman de la pelouse

francés | Carole David




Depuis l’enfance, la psychologie des arbres, les tiges sur son cœur rongées par les insectes. Elle aime le sang
vert de la pelouse fraîchement coupée, ses monstres chimiques liquéfiés. La noyade interdite, les pissenlits
mangés par leurs racines, des paroles de condamnés lui montent à la tête. Elle boit l’eau à même le tuyau
d’arrosage. Une queue de tigre, un serpent sans écaille s’enfonce dans sa gorge.

Le printemps éveille tous les sens.

Dans le deuxième chapitre, sa mère, corps lacéré dans son maillot de bain Jantzen, s’allonge avec ses yeux de
chat. Encore le gazon, un lit d’épines, celui d’une sainte qui avorte sous le balcon sans reconnaître son enfant.

La pelouse est un mal nécessaire. L’homme s’appuie sur la tondeuse, le ventre lourd sur le sac d’immondices, il
respire l’essence brûlée et rêve aux jeunes filles asiatiques laissées en plan sur l’écran de veille.

La tondeuse n’a pas de sexe. Elle va et vient dans le cerveau de son propriétaire. Un homme anonyme qui se
croit immortel. Ses poils sont drus, ses doigts malhabiles. Si la mécanique lui échappe, il en veut au ciel et à
l’éternité.

Sa queue à vif dans les corolles des pâquerettes annonce l’arrivée de l’été.

Le dénouement n’étonne en rien. La jeune fille fait de la pelouse un sujet étonnant. Penchée sur ses livres, elle
imagine la cour avec ses cocktails servis pendant les anniversaires, tourbillons, amours naissants d’adolescents
sur le mobilier de jonc;  dérives nocturnes sous les arbres, herbes folles et défendues.

Les dames de la pelouse la visitent en rêve. Déesses chevauchant des flamands roses sur le parterre; lièvres,
mouffettes et marmottes, animaux de banlieue devenus complices de cette jeune fille en fleurs.

L’harmonie règne.

La conclusion émeut, la fin d’une époque. Son père met la tondeuse au rancart et fait recouvrir le sol d’un tapis
vert synthétique, simulacre parfait de ce que sera la vie familiale à l’avenir.

© Carole David
ÉDITIONS LES HERBES ROUGES, 2010
Audio production: UNEQ

Il romanzo del prato

italiano

Fin dall'infanzia, la psicologia degli alberi, gli steli del suo cuore rosicchiati dagli insetti. Lei ama il sangue

verde del prato falciato di fresco, i suoi mostri chimici liquefatti. L’annegamento proibito, i piscialletto

mangiati dalle radici, parole di condannati le  montano alla testa. Beve

l'acqua dal tubo

per annaffiare. Una coda di tigre, un serpente senza squame affonda nella sua gola.

 

La primavera risveglia tutti i sensi.

 

Nel secondo capitolo, sua madre, corpo lacerato nel suo costume da bagno Jantzen, si sdraia con i suoi occhi di

gatto. Ancora l’erbetta, un letto di spine, quello di una santa che abortisce sotto il balcone senza riconoscere il proprio bambino.

 

Il prato è un male necessario. L'uomo si appoggia al tosaerba, lo stomaco pesante sul sacco della spazzatura, lui

respira benzina bruciata e pensa alle giovani ragazze asiatiche lasciate sullo screen saver.

 

Il tosaerba non ha sesso. Va e viene nel cervello del suo proprietario.

Un uomo anonimo che si

crede immortale. I suoi peli sono ispidi, le sue dita maldestre. Se la meccanica gli sfugge, inveisce contro il cielo e

l’eternità.

 

La sua coda a contatto delle corolle di margherite annuncia l'arrivo dell'estate.

 

Il finale non sorprende per niente. La ragazza fa del prato un soggetto

fantastico. China sui suoi libri, lei

immagina il cortile con i suoi cocktail serviti durante i compleanni, gli sconvolgimenti, gli amori adolescenziali nascenti

sui mobili di giunco; derive notturne sotto gli alberi, erbe folli e proibite.

 

 

Le signore del prato la visitano in sogno. Dee a cavallo di fenicotteri

rosa sul parterre; lepri,

puzzole e marmotte, animali di banlieue diventati complici di questa giovane ragazza in fiore.

 

L'armonia regna.

 

La conclusione è commovente, la fine di un’epoca. Suo padre ripone il tosaerba e fa coprire il terreno con un tappeto

verde sintetico, simulacro perfetto di come sarà la vita familiare in futuro.

Traduzione: Nino Muzzi

CE MATIN DANS LONDRES

francés | Jean-François Poupart

Ce matin dans Londres
un tigre passe avec un enfant dans la bouche
ils se détachent en morceaux
tombant l’un sur l’autre en bras en corps
en rayures noires sur l’espace trop vert
je raconte aux vieilles âmes aux Yéménites et aux punks
comment on t’embauma de lys tigre et de violettes
ils me racontent qu’il n’y a pas de bombes au paradis
que je n’ai plus à retenir ma blessure
il y a des anges pour me recoudre

© Jean-François Poupart
from: Tombe Londres Tombe
Montréal: Éditions Poètes de brousse, 2006
Audio production: UNEQ

Stamattina a Londra

italiano

Stamattina a Londra

una tigre con un bimbo in bocca

si spezzettano tutti

cadendo l’uno sull’altra in braccia in corpi

in strisce nere sullo spazio troppo verde

racconto alle vecchie anime dei Yemeniti e dei punks

come ti profumarono di gigli tigre e di violette

mi dicono che non ci sono bombe in paradiso

che non devo più trattenere la ferita

ci sono angeli che la ricuciono.

Traduzione: Nino Muzzi

Sinn

alemán | Richard Anders

Von toten Buchstaben auferstanden, machst du erst Sinn, machst du erst Sinn, wenn du nicht wie Erz tönst sondern aus voller Kehle ins Blaue springst. Aber hoffe nicht, daß Engel dich fangen. Ob du steigst oder stürzt, hängt allein davon ab, ob deine toten Buchstaben zu Lebzeiten Oben oder Unten die tiefere, die höhere Bedeutung beilegten.

© Druckhaus Galrev
from: Verscherzte Trümpfe
Berlin: Druckhaus Galrev, 1993
ISBN: 3-910161-31-6
Audio production: M.Mechner / literaturWERKstatt berlin 2005

Senso

italiano

Rinato da sillabe morte, ritrovi solo ora il senso, ritrovi solo ora il senso, se non rimbombi come metallo, ma salti nell’azzurro a piena gola. Però non sperare che gli angeli ti afferrino. Che tu salga o precipiti dipende solo se le tue morte sillabe in vita dettero il massimo di signifcato al Sopra oppure al Sotto.

Traduzione: Nino Muzzi

[Über Nacht]

alemán | Sandra Hubinger

Über Nacht gefror draußen
die Wäsche der Kinder
junge Stiere atmeten aus
Schnee blühte weiß auf Stroh
die im Schlaf Vergessenen
schlingerten auf der Leine
mit Augen glasig
darin spiegelten sich
Baumstumpf, Axt und leerer Zwinger
im Stall war alles wach

Über Nacht gefroren draußen
die Kämme der Winde
junge Stiere traten heraus
Schnee schmolz Wasser auf Beton
die im Schlaf Verlorenen
fingerten nach den Leibern
mit Augen garstig
darin hielten sich
Raub, stumpfe Axt und leere Schlinge
im Stall war alles wach

Über Nacht die Gefrorenen
im Schlaf vergessen
Schnee glasig
Augen im Zwinger
leer und wach

© Sandra Hubinger
from: Kaum Gewicht und Rückenwind
St. Wolfgang: Edition Art Science, 2016
Audio production: Haus für Poesie, 2021

[Durante la notte]

italiano

Fuori durante la notte gelavano

i panni dei bambini

giovani tori fiatavano

la neve fioriva bianca sulla paglia

i dimenticati nel sonno

oscillavano sulla fune

con gli occhi vitrei

dove si riflettevano

ceppo, ascia e cuccia vuota

tutti nella stalla erano svegli


Fuori durante la notte gelavano

le creste dei venti

uscivano i giovani tori

la neve si scioglieva in acqua sul cemento

quelli persi nel sonno

fregavano i corpi con le dita

con gli occhi cattivi

dove covavano 

rapina, ascia smussata e cappio vuoto

tutti nella stalla erano svegli


Durante la notte i congelati

dimenticati nel sonno

neve vitrea

occhi nella cuccia

vuota e desta

Traduzione: Nino Muzzi

ländliche Elegie

alemán | Ron Winkler

das Sendegerät dieses Tages
ist auf den Windkanal eingestellt.

   *

in den Weizenfeldern gewinnen
Andachtshalme an Geltung.

   *

über dem Land Pollenverschickung,
gratuit et libre.

   *

unverblümt lagern Blüten
ihre Aromen aus.

   *

einzelne Böen animieren knorrige Sträucher
zu verästelten Hymnen.

   *

in manchen Glockenblumen
schwingen Kirchenversuche.

   *

die Katzen unverändert
per Sie mit ihrer Umgebung.

   *

die Vögel sind überstimmt. sie beschließen
den Tag im silent mode.

   *

um Mitternacht die Regionalhymne
der Frösche am Teich.

© Schöffling & Co.
from: Fragmentierte Gewässer. Gedichte
Berlin: Berlin Verlag, 2007
Audio production: 2005, M.Mechner / Literaturwerkstatt Berlin

elegia rurale

italiano

la trasmittente di questo giorno

è regolata sul canale del vento.


*


nei campi di grano acquistano

importanza gli steli di devozione.

 

*


sulla campagna invio di polline

gratuit et libre.


*


senza fronzoli diffondono

le fioriture il loro aroma.


*


singole ventate spingono nodosi cespugli

a inni ramificati.


*


in alcuni fiori a campana

vibrano accenti ecclesiali.


*


i gatti immutati

danno del Lei al loro ambiente.


*


gli uccelli sono coperti dal rumore. chiudono

il giorno in silent mode.


*


a mezzanotte l’inno regionale

delle ranocchie nello stagno.

Traduzione: Nino Muzzi

Unbehaust

alemán | Sandra Hubinger

Ohne Bleibe die Blicke
schweifend über Felder
deren Ränder abflachen

Im Körper ohne Bleibe
dem Sein kein Fleisch kein Bein

Ohne Bleibe der Gedanke, hart
wie Hacke auf Stein
zum Eisen laufend die Enden stumpf

In den Anfängen ohne Bleibe
das Glänzende dunkelt nach

Ohne Bleibe im zueinander Stolpern
im Verzahnen
ans Herz Gelegtes ohne Bleibe

© Sandra Hubinger
from: Kaum Gewicht und Rückenwind
St. Wolfgang: Edition Art Science, 2016

Senza dimora

italiano

Senza dimora gli sguardi

che scorrono sopra i campi

dai confini che si spianano


Nel corpo senza dimora

per l'essere niente carne, né ossa


Senza dimora il pensiero, duro

come zappa su pietra

le punte smussate corrono al ferro


Agli inizi senza dimora

lo splendore si rabbuia


Senza dimora inciampando l'uno con l'altro

nell'ingranare

preso a cuore senza dimora

Traduzione: Nino Muzzi

[a las guerreras las marca]

español | Mayra Santos-Febres

a las guerreras las marca siempre la renuncia-
enseñan las viejas de la estirpe.

las marca la luna solitaria
que vierte su luz
ancha y amarilla
desde el firmamento.

todos la desean y le temen
pocos se aventuran a tocarla- cuentan las sabias de la estirpe.

las viejas guerreras
lo cantan. así lo escriben en sus cortezas
o sobre las piedras.

la luna es la reina guerrera- cuentan.

a quien ella selecciona
se le llena la cabeza de preguntas
pero una sola es la respuesta:

la renuncia.

© Mayra Santos-Febres
from: Lecciones de renuncia
Audio production: Haus für Poesie, 2019

[le guerrigliere le segna]

italiano

le guerrigliere le segna sempre la rinuncia –

come insegnano le anziane della stirpe.

 

le segna la luna solitaria

che versa la sua luce

diffusa e gialla

giù dal firmamento.

 

tutti la desiderano e la temono

pochi osano toccarla –

come raccontano le sagge della stirpe.

 

le vecchie guerrigliere

lo cantano. così lo scrivono sulle cortecce

o sulle pietre.

 

la luna è la regina guerrigliera – raccontano.

 

chi viene scelto da lei

si riempie la testa di domande

a cui però una sola è la risposta:

 

la rinuncia.

Traduzione: Nino Muzzi

[Erste Sprünge]

alemán | Sandra Hubinger

Erste Sprünge in der Terrassenverglasung
vom Aufprall kleiner Vögel und unsichtbar
die Sporen in den Mauern was da spröde
brüchig wurde ohne die Weichmacher
ummantelte nun ein grüner Flaum

Heraus gefallen die rostigen Nägel
in ihren Löchern dehnte das Wasser
allen voran das Wasser in Ritzen und
Schnittkanten unter Türschwellen in Häuser

Absackende Mauern unter dem Druck
der Schwerkraft Wände sich zur Seite lehnten
das Dach nicht mehr hielten

© edition keiper
from: wir gehen. Gedichte
Graz: edition keiper, 2019
Audio production: Haus für Poesie, 2021

[Prime incrinature]

italiano

Prime incrinature nella terrazza invetriata

dall’impatto di piccoli uccelli e invisibili

le spore nei muri là dove si erano

scalcinati senza il plastificante

ora li rivestiva una peluria verde

 

Usciti fuori i chiodi arrugginiti

nei loro buchi si spandeva l’acqua

l’acqua sopra tutto nelle fenditure e

sui bordi taglienti sotto le soglie nelle case

 

Muri che crollavano sotto il peso

della forza di gravità pareti che spanciate

non sorreggevano più il tetto

Traduzione: Nino Muzzi

[Baupläne im Kopf]

alemán | Sandra Hubinger

Baupläne im Kopf das Material ausgelegt
auf einer trockenen Plane unter Beachtung
von Relationsregeln lag in Reihen geordnet
nach Gunst nach Verführungskunst jüngst Erbeutetes

Gewachsenes wie Beere Blüte Feder
Gemachtes wie Strohhalm Haarband Haftel
bedeckt von häkchenförmigem Moos verknotet
verflochten mit Wurzeln fadendünn griffen

Unsere Finger dazwischen schoben
die Objekte hoben sie öffneten
Zwischenräume und Gänge das Sprechen
der Dinge ein visuelles Wispern

© edition keiper
from: wir gehen. Gedichte
Graz: edition keiper, 2019
Audio production: Haus für Poesie, 2021

[Piani di costruzione in testa]

italiano

Piani di costruzione in testa il materiale disposto

sopra un telo asciutto rispettando

regole di relazione giaceva ordinato in tante file

seguendo il vantaggio e l’arte della seduzione cose cresciute

 

appena raccolte come bacche fiori piume

cose costruite come cannuccia nastro per capelli fermaglio

coperte da un muschio a uncinetto annodate

intrecciate con radici fini come filamenti afferravano

 

le nostre dita inserivano frammezzo

gli oggetti li alzavano aprivano

interstizi e corridoi il linguaggio

delle cose un sussurro visivo.

Traduzione: Nino Muzzi

[An der äußersten Spitze]

alemán | Sandra Hubinger

An der äußersten Spitze der Landzunge
lag glatt das Meer ein ruhendes Auge
beobachtete uns beantwortete wenig
unsere Wahrnehmungen zeichneten wir auf

Platten Materialien unterwegs gefunden
kratzten mit Metallecken ritzten mit Nägeln mit
Nadeln Linien und Striche Widerstände machten
aus Kreisen Ellipsen schlossen Fehler mit ein

Als eine aus dem Takt geschlagene Partitur
erschien uns diese Natur wir notierten ihren
Pulsschlag ihre Fieberkurve den höchsten Ton eines
Singvogels das Pianissimo von rieselndem Sand

© edition keiper
from: wir gehen. Gedichte
Graz: edition keiper, 2019
Audio production: Haus für Poesie, 2021

[All'estrema punta]

italiano

All'estrema punta del promontorio

si stendeva piatto il mare un occhio riposante

ci osservava con poche risposte

registravamo le nostre percezioni

 

su lastre di materiali trovati lungo il percorso

graffiavamo con angoli di metallo incidevamo con chiodi

e con aghi linee e trattini le resistenze dei materiali riducevano

i cerchi ad ellissi includevano errori

 

questa natura ci appariva come una partitura

eseguita fuori ritmo notavamo il battito

del suo polso la curva della sua febbre il tono più acuto

di un uccello canoro il pianissimo della sabbia che trafila

Traduzione: Nino Muzzi

Umbruch

alemán | Mirko Bonné

Getrabt, mit grünen Hufen, kam,
über den buckligen Moränenrücken,
das Wetter. Und das Wetter,
das andere, in der Erde, rief,
dem Wetter, dem ersten, zu:
Frühling!

Die Bergmänner verwandelten sich
zu Wegerich. Der Brennesselbusch,
im Schatten der alten Gärtnerei,
keiner wird es glauben, ist
mein Vater.

Während man noch in der Zeitung
von Veränderungen liest,
schlagen die Regenschirme Wurzeln
im Autobus. In den Kellern
fällt Schnee, und das Unkraut,
hört man, fordert, wie die Asseln,
Gerechtigkeit.

© Mirko Bonné
from: Langrenus. Gedichte
Hamburg: Rospo, 1994
Audio production: 2001 M. Mechner, literaturWERKstatt berlin

Trasformazione

italiano

Al trotto, con zoccoli verdi, giunse,

sul dorso gibboso delle morene,

la stagione. E la stagione,

quell’altra, sulla Terra, gridò

incontro alla stagione, alla prima stagione:

primavera!


I montanari si trasformarono

in piantaggine. Il cespuglio di ortica,

nell’ombra del vecchio giardino,

non lo crederà nessuno, è

mio padre.


Mentre ancora nei giornali

si legge di trasformazioni,

gli ombrelli mettono radici

nell’autobus. Nelle cantine

cade la neve e l’erbaccia,

si sente dire, come gli onischi,

esige giustizia.

Traduzione di Nino Muzzi

[Tratas de percibir este silencio]

español | Carlos Soto Román

Tratas de percibir este silencio
Las cigarras recién han dejado de cantar
Ahora caen muertas como meteoritos, una a una
Hay un olor a emporio en las calles
                                                           Llueve
Los resumideros se tapan con hojas amarillas
Que parecen cadáveres abandonados

Tratas de percibir este silencio
Mientras soplas levemente tus heridas
                                                           Es otoño
El viento mece los cables, las luces parpadean
El tiempo de los arrepentimientos se asoma tímido
Tras las cortinas, justo detrás de las cicatrices
Los cisnes se esconden, los lagos se congelan
Ahora es invierno                               otra vez

© Carlos Soto Román
Audio production: Haus für Poesie, 2021

[Tu cerchi di udir questo silenzio]

italiano

Tu cerchi di udir questo silenzio

Le cicale da poco hanno smesso di cantare

Ora cadono morte come meteoriti, una ad una

C'è un odore di mercato nelle strade

                               Piove

Gli scarichi s’intasano di foglie gialle

Che sembrano cadaveri abbandonati


Tu cerchi di udir questo silenzio

Mentre soffi leggermente sulle tue ferite

                               È autunno

Il vento scuote i fili, le luci tremolano

Timido si profila il tempo dei rimpianti

Dietro le tende, proprio dietro le cicatrici

I cigni si nascondono, i laghi raggelano

Ora è di nuovo inverno        un’altra volta

Traduzione di Nino Muzzi

der himmel ist ein blauer hund

alemán | Birgit Kreipe

asche ist das größte gespenst: massa confusa, pure demenz*. siehst gerade noch
schemen zum hafen rennen, obwohl da kein hafen mehr ist. alle stürzen gleichzeitig los. alle stürzen gleichzeitig hin. die hunde bellen den kaiser an. weil der kaiser niemals kommt. der arme tempel, und die armen wände. myriaden teilchen, worte geistern durch fresken. gesträubtes blau, mit pfoten aus licht, einem maul aus beeren und erde, bewacht die nervöse villa. der mond der mond geht im portikus auf säulen aus widerschein/licht. teleskopohren richten sich auf: du rumpelst in einem milchwagen. deute dieses verströmen.


*„Es gibt wirklich keine bessere Analogie für die Verdrängung, die etwas Seelisches zugleich
unzugänglich macht und konserviert, als die Verschüttung, wie sie Pompeji zum Schicksal
geworden ist und aus der die Stadt durch die Arbeit des Spatens wieder erstehen konnte.“
Sigmund Freud, 1907

© Birgit Kreipe
from: Soma
Berlin: Kookbooks Verlag, 2016
Audio production: Haus für Poesie / 2018

il cielo è un cane blu

italiano

la cenere è il fantasma più grande: massa confusa, pura demenza*.

stai ancora vedendo

ombre che corrono al porto, anche se il porto non c’è più.

tutte insieme si affrettano.

tutte insieme vi si precipitano. i cani abbaiano all’imperatore.

perché l’imperatore non arriva

mai. il tempio disadorno e le disadorne pareti. miriadi

di particelle, si aggirano spettri di parole qua e là

per gli affreschi. un blu arruffato, con zampe di luce, fauci

di fragole e terra

fa la guardia alla villa nervosa. nel portico si leva la luna,

la luna. colonne di luce riflessa. orecchie a telescopio

si drizzano: tu viaggi con fracasso dentro un furgone del latte.

interpreta questa emanazione.





*“Per il fenomeno della rimozione, che rende qualcosa di mentale inaccessibile e insieme lo conserva, non c’è davvero migliore analogia di quel sotterramento che toccò in sorte a Pompei e da cui la città è potuta risorgere grazie ai lavori di scavo.”

 Sigmund Freud, 1907

Traduzione di Nino Muzzi

auf der suche nach dem sagenhaften kleinianischen reich

alemán | Birgit Kreipe

grub und grub in einem moos. suchte paläste, fand
einen stern roter ameisen um ein paar mörtelbrocken
kein dunkles alter, kein eingeschlossenes licht.

liege die ganze nacht wach in meinem versuch
alles wieder zusammenzusetzen, betaste den mörtel:
sand. honig, puzzolane von den phlegräischen feldern

starre den brocken an: bis er flattert, pocht
als wäre irgendwo leben, von einer wand zur ändern
ein Orangenbaum, oder gehirn, orange galaxie

und eine kippelige Struktur, die auftaucht zwischen uns:
würde tage brauchen, darauf den räum zu durchqueren; und
drei leben für das reich: Container

neben Container. Übergangsstädte, ahnungen, wie sie
namen, gesichter bekommen, einander verraten, umarmen,
wie sie einsinken, warten, in meinem moos.

© Birgit Kreipe
from: Soma
Berlin: Kookbooks Verlag, 2016
Audio production: Haus für Poesie / 2018

alla ricerca del favoloso regno kleiniano

italiano

ho scavato e scavato nel muschio. ho cercato palazzi, ho trovato

una stella di formiche rosse intorno a qualche

frammento di calcina nessuna età oscura, nessuna luce rinchiusa.


sto sdraiata tutta la notte sveglia nel tentativo

di ricomporre il tutto, tasto la

calcina: sabbia. miele, pozzolana dei campi flegrei


guardo fissa il frammento finché tremola, pulsa

come se da qualche parte ci fosse vita. da una parete all’altra

un arancio, oppure un cervello, una galassia arancione


e una struttura traballante che affiora framezzo

a noi: avrei bisogno di giorni per attraversare

lo spazio; e di tre vite per il regno: container


accanto a container. città di trapasso. intuizioni su come

esse ricevano nomi, volti. si svelino l’una all’altra. si abbraccino.

com’esse sprofondino. attendano, nel mio muschio.

Traduzione di Nino Muzzi

mon capri

alemán | Birgit Kreipe

alles, was ich erinnere, ist blau, blau, inseln versinken
in feines netz gehüllt oder rauch; das ist der herbst
oder brennender müll. tausend kapseln, agaven, stehen offen.
was hat sie gesagt? was hat er gesagt? meine Streithähne
haben nicht ausgeredet, und Italien ist weg. der vesuv erschöpft.
tiberius' ruine verschwindet in ihrem Windimperium, eine letzte
zikade, ihr einziger ton, landet vor meinen fußen, manchmal
ist die zikade nur eine zikade, verdrängen nah an vergraben, versinken.
sich dagegen auflehnen, tage, dass sie nur nicht zerspringen.
durch die rauchenden blumen gehen, sie nur nicht berühren.

© Birgit Kreipe
from: Soma
Berlin: Kookbooks Verlag, 2016
Audio production: Haus für Poesie / 2018

mon capri

italiano

tutto quel che ricordo è azzurro, azzurro. isole

che affondano avvolte in una rete sottile o nel fumo; questo

è l’autunno

o un incendio d’immondizia. migliaia di capsule, agavi, stanno aperte.

cos’ha detto? cos’ha detto? i miei attaccabrighe non hanno

finito di conversare, e l’italia è sparita. il vesuvio estenuato. le vestigia

di tiberio nell’impero del vento, un’ultima cicala, il suo

verso monotono, atterra ai miei piedi. talvolta una cicala è solo

una cicala, rimuovere è prossimo ad affossare, affondare. ribellarsi

contro, giorni, che almeno non s’infrangano. passare

 fra i fiori fumanti. basta non toccarli.

Traduzione di Nino Muzzi

am morgen nach der schlacht

alemán | Birgit Kreipe

geduldig schaust du: der auflösung meiner linien zu.
ich schaffe es gerade zum wasser. pferde strampeln
sandbänke, ihr warmes glitzern 

sind das sehstörungen? rote fische?
oder das wasser selber träumt, es wär blut. 
blütenschirmchen, kundschafter

eines langen sommers
der gefallen sein muss. ich folge ihnen
unter die luftwurzeln, schreibe 

mit der feder meiner verbündeten, einer graugans 
meine linien waren kaum mehr als ideen, papier
nicht zur verteidigung gedacht

die pappkameraden ließen mich gleich im stich
und mein bruder, der seine bauern schickte
mit hacke und schaufel, machte alles nur schlimmer. 

froh bin ich, dass mein hinterland nicht fallen kann
weil es so winzig und so vernünftig ist.
froh bin ich, dass du wiederkommst

schweigend, deine schwimmenden paläste
holztrümmer am grund eines sees. deine legionäre
ein schwarm hechte. 

© Birgit Kreipe
from: Soma
Berlin: Kookbooks Verlag, 2016
Audio production: Haus für Poesie / 2018

il mattino dopo il massacro

italiano

tu guardi paziente la cancellazione delle mie linee.

arrivo a malapena all’acqua. cavalli scalpitano

banchi di sabbia, il loro caldo luccichio


si tratta di allucinazioni? pesci rossi?

oppure è l’acqua stessa che sogna di essere

sangue. piccoli corimbi, messaggeri


di una lunga estate

che dev’essere piombata. Io li seguo

sotto le radici aeree, scrivo


con la penna della mia alleata, un’oca

selvatica. Le mie linee erano poco più che idee,

carta non pensata per difendermi


i colleghi di cartone mi hanno subito piantata in asso e

mio fratello che ha mandato i suoi contadini con la zappa e

la vanga, ha reso il tutto soltanto peggiore.


sono felice che il mio entroterra non possa cadere

perché è così minuscolo e così giudizioso.

Sono felice che tu ritorni


silente, i tuoi palazzi galleggianti

frantumi di legname sul fondo di un lago. i tuoi legionari

un branco di lucci.

Traduzione di Nino Muzzi

über die alpen II

alemán | Birgit Kreipe

II

hätten wir nur nie die alpen überquert!
wenn der mond aufging, sah man

wie bekümmert die berge waren.
wir steigen von trümmerfeld zu trümmerfeld.

die dunkelheit stampfte vorüber ins tal
eine herde obskurer elefanten.

ich fand moose, gelbe sprenkel
wie schuppenflechte. stinkende kräuter.

bekam dich kaum zu gesicht.
waren wir auch in der gleichen schicht unterwegs

so doch nicht in derselben zeit.
endlich sahen wir ein

dass es zwei parallele gebirge waren.
eines war vielleicht hannibals route

und das andere ein asteroidenfeld.
wenn wir doch einmal zusammen liefen

lösten die wolken sich bald wieder auf.
sie rochen nach schwefel.

wen kümmerte es,  dass das edelweiß grün war
grün, besoffen von grüner milch.

wen kümmerte es in den bergen
aus dem gleichen eisen und gestein

wie himmelskörper, und doch
von ihnen aufgegeben, ungeschlachte kolosse

einer geschichte zwischen planeten. nachts
träumte ich, sie würden langsam in den himmel ziehen

und dort verschwinden, ohne spur
einziges signal: alle paar hundert jahre ein meteor.

© Birgit Kreipe
from: Soma
Berlin: Kookbooks Verlag, 2016
Audio production: Haus für Poesie / 2018

traversando le alpi II

italiano

II


se solo non avessimo mai traversato le alpi!

quando si alzò la luna, si vide


com'erano afflitte le montagne.

salivamo da un campo di detriti all’altro.


l'oscurità trottava attraverso la valle

come un branco di oscuri elefanti.


trovai muschi, spruzzi di giallo

come macchie di licheni. erbe maleodoranti.


riuscivo a vedere a malapena.

anche noi eravamo in marcia nella stessa squadra


ma non nello stesso tempo.

finalmente ci siamo resi conto


che si trattava di due monti paralleli.

uno era stato forse il percorso di annibale


e l'altro un campo di asteroidi.

se solo corressimo una volta insieme


le nuvole si scioglierebbero di nuovo.

sapevano di zolfo.


a chi importava che la stella alpina fosse verde

verde, ubriaca di latte verde.


a chi importava, su quei monti

ambedue di ferro e roccia


simili a corpi celesti, e tuttavia

da loro abbandonati, enormi colossi


di una storia tra pianeti. di notte ho sognato

che sarebbero saliti lenti verso il cielo


e lì scomparsi, senza lasciar traccia

unico segnale: una meteora ogni qualche centinaio di anni.

Traduzione di Nino Muzzi

über die alpen I

alemán | Birgit Kreipe

I

wären die alpen doch wolken geblieben!
kinderspiel. weit weg.

als wir aufbrachen, dachten wir: nebelbänke
die der wind langsam verschiebt. doch einige wolken

bewegten sich nicht. standen auf felssockeln
wurzelten tief in der erde, unwirklich groß.

durchsichtig – oder aus glas?
je näher wir kamen, desto deutlicher 

machten wir steilwände aus.
ich hoffte, die nacht würde uns schützen

vor diesem wahn aus gestein. wasserfälle
warnten uns in ihrer fremden sprache.

es setzt ja auch niemand den fuß
auf wolken und steigt hinauf!

jetzt können wir nicht mehr zurück. zwischen uns
falten sich abstürze, höhen auf, immer von neuem

wären die alpen doch wolken geblieben.
schwundstufen von träumen, kinderspiel. weit weg.

© Birgit Kreipe
from: Soma
Berlin: Kookbooks Verlag, 2016
Audio production: Haus für Poesie / 2018

traversando le alpi I

italiano

I


ma se le alpi fossero rimaste

nubi! un gioco da ragazzi. lontane lontane.


mettendoci in marcia, si pensava: banchi di nebbia

che il vento sposta lentamente. invece alcune nubi


non si mossero. si ergevano

su zoccoli di rupi con le radici affondate nel suolo,

d’inverosimile grandezza


e trasparenza – oppure di cristallo?

quanto più ci accostavamo, tanto più chiare


ci apparivano le pareti scoscese.

speravo che la notte ci avrebbe protetti


da quella rocciosa follia.

cascate di torrenti ci ammonivano

nel loro ignoto linguaggio.


nessuno certo poggia il piede

su nubi e sale su!


ora non possiamo più tornare indietro,

fra noi si aprono sempre di nuovo

abissi e vette


ma fossero le alpi rimaste nubi.

grado zero di sogni, gioco da ragazzi. lontane

lontane.

Traduzione di Nino Muzzi

san clemente

alemán | Birgit Kreipe

eine kirche
darunter noch eine kirche
darunter ein knochenharter tempel.

jede schicht ein eigener traum, und
sie träumen voneinander, übereinander
gestapelt, in einer:

das leid katharinas, erleuchtet
nur vom wahn ihres heiligenscheins.
vektoren, ihr goldener spin zwischen aura

und byzantinischem jenseits der kuppel.
folterträume, wie aus dem zauberkasten
der depression. verklärung, ein paradies

nur für sekunden. ein zeiger bewegt sich
aus der wand brechen blumen
wuchern, flüstern – sind schon zertreten.

du mit dem wischmopp, dem eimer
siehst du, wie sich am fuß der wand
ein fluss teilt, gleich hinter den alten göttern?

ja, es soll immer hoffnung sein
schimmer auf wasser, dein spiegelbild.
unter der kirche ist noch eine kirche

und darunter ein knochenweißer tempel
und darunter ein haus, alles vergessen
und darunter die hölle. oder ein brunnen. 

© Birgit Kreipe
from: Soma
Berlin: Kookbooks Verlag, 2016
Audio production: Haus für Poesie / 2018

san clemente

italiano

una chiesa

e di sotto ancora una chiesa

e di sotto un tempio duro come un osso.


ogni strato un sogno specifico,

e loro si sognano reciprocamente,

ammucchiate una sull’altra, in una:


i dolori di caterina, illuminati

solo dalla follia della sua

aureola. vettori, il loro dorato

spin fra aura

e aldilà bizantino della

cupola. incubi tormentosi, come usciti

dalla scatola magica della depressione.

trasfigurazione, un paradiso


solo per pochi secondi. Una lancetta si muove

dalla parete erompono fiori

proliferano, mormorano – son già pestati.


tu col tuo straccio, con il secchio, vedi

come ai piedi della parete un fiume si biparte,

subito dietro agli antichi dèi?


sì, ci dev’essere sempre speranza

splendore sull’acqua, la tua

immagine riflessa. sotto la chiesa c’è ancora

una chiesa


e di sotto un tempio bianco come un osso

e di sotto una casa, tutto è dimenticato

e di sotto l’inferno, oppure una

sorgente.

Traduzione di Nino Muzzi

KINDERHEIM 1

alemán | Birgit Kreipe

1

keine halbe meile entfernt zittern rissige mauern.

hitze. ein enormes krankes herz hängt aufgebläht

in der tür. ein kaputter volleyball, nur die bypässe glitzern.

weihnachtsdeko, im winter noch rasch gestohlen

vom dach gegenüber. ein weißes plastikpferd schweigt.

ich rufe: begrabt mein herz! die antwort plätschern.

fischmaul. t-shirts. eine mit kopftuch starrt auf ihr handy;

hure, hure. eine andere landet im wasser. schluchzend

klebrig von ophelia-glockenblumen, kriecht sie ans ufer.

rufe, gelächter, und: wie der juni mit klee um sich wirft!

© kookbooks, Berlin, 2016
from: Soma
Berlin: kookbooks, 2016
Audio production: Haus für Poesie / 2017

Orfanotrofio 1

italiano

1


muri screpolati tremano a meno di mezzo miglio di distanza.


calura. un enorme cuore malato pende gonfio


alla porta. una pallavolo rotta, solo i bypass brillano.


decorazioni natalizie, rubate in fretta d’inverno


dal tetto di fronte. un cavallo bianco di plastica tace.


io grido: seppellite il mio cuore! la risposta mormorio.


bocca di pesce. magliette. una col foulard in testa fissa il suo cellulare;


puttana, puttana. un’altra atterra in acqua. singhiozzante


appiccicosa di campanule di ofelia, striscia fino alla riva.


Grida, risate, e: come giugno si adorna di trifoglio!

Traduzione di Nino Muzzi

À LONDRES L’ÉCHO DES TRAINS ANNONCE

francés | Jean-François Poupart

À Londres l’écho des trains annonce
la pluie à rendre sourd
une lune apparaît quand on se blesse au visage
les exécutions sommaires sont réservées
aux rêveurs qui s’injectent de la glaise
on les conduit à grands cris devant l’usine
corbeaux lourds ligotés face à la terre vacillante
on ne lapise plus mais la correction
laisse des traces de mâchoires sur l’asphalte
on cherche dans les enterrements le passage des oiseaux

© Jean-François Poupart
from: Tombe Londres Tombe
Montréal: Éditions Poètes de brousse, 2006
Audio production: UNEQ

A Londra l’eco dei treni annuncia

italiano

A Londra l’eco dei treni annuncia

una pioggia da renderti sordo

una luna appare quando ci si ferisce al viso

le esecuzioni sommarie sono riservate

ai sognatori che s’iniettano dell’argilla

vengono condotti a grandi urli dinanzi alla fabbrica

pesanti corvi legati dinanzi alla terra vacillante

non si lapida più ma la correzione

lascia tracce di mascelle sull’asfalto

nelle sepolture si cerca il passaggio degli uccelli

Traduzione di Nino Muzzi

À LONDRES IL Y A LA CONVERSION DE SAINT-PAUL

francés | Jean-François Poupart

À Londres il y a la conversion de Saint-Paul
un dragon résolu dans un film muet
des plantations de limes et des hydrangées
nourries par l’eau des statues coulantes
il y a aussi des aquarelles allemandes
entourées de faux acacias
des peintures orangées où s’entrecroisent
des apôtres étonnés par la lumière
de grandes colonnes rosées en plein visage
des yeux herbacés et des toges rampantes
la radiographie du ciel inachevé ou brisé
consolide la croyance à la résurrection
car sur la grille du cimetière
on désempale le cadavre d’un rabbin fraîchement enterré
qu’on a bien dû déterrer puis empaler-là
sur la grille du cimetière

© Jean-François Poupart
from: Tombe Londres Tombe
Montréal: Éditions Poètes de brousse, 2006
Audio production: UNEQ

A Londra c’è la conversione di San Paolo

italiano

A Londra c’è la conversione di San Paolo

un dragone risoluto in un film muto

piantagioni di limes e delle ortensie

nutrite dall’acqua delle statue gocciolanti

ci sono pure acquarelli tedeschi

circondati da false acacie

pitture arancioni in cui s’incrociano

apostoli estasiati dalla luce

di grandi colonne rosa in pieno volto

occhi erbacei e toghe rampanti

la radiografia del cielo incompiuto o frantumato

consolida la credenza nella resurrezione

perché sul cancello del cimitero

si sta disimpalando il cadavere di un rabbino appena tumulato

che ha dovuto essere dissotterrato e poi impalato là

sul cancello del cimitero

Traduzione: Nino Muzzi

Mansarde

alemán | Mirko Bonné

Über die Tische wandern
Bäume, Düfte,
Lebensversicherungen.

Die Verkäuferin lächelt,
sie hat die Lippen einer Sängerin.
Und ein junger Herr flüstert ihr zu:
Ich schreibe dir.

Wer aber glaubt noch
an das Märchen von der Post?
Alle Briefe sind erfunden!

Unsere Worte waren zu lang
auf Reisen.
Es wird wieder Zeit für Besuche.

Doch jemand, der kommt, erschrickt -
denn ich wohne Mansarde,
hier herrscht die Enge eines Ballonkorbs.

Ich wollte schon auf einen Hochsitz ziehen.
Allein Kühe im Nebel
beruhigen die Seele.

© Mirko Bonné
from: Langrenus. Gedichte
Hamburg: Rospo, 1994
Audio production: 2001 M. Mechner, literaturWERKstatt berlin

Mansarda

italiano

Sopra i tavoli vagano

alberi, profumi,

assicurazioni per la vita.

 

Sorride la commessa,

ha le labbra di una cantante.

E un giovanotto le sussurra:

ti scrivo.

 

Ma chi crede ancora

alla favola della posta?

Tutte le lettere sono inventate!

 

Le nostre parole erano troppo lunghe

in viaggio.

Ci sarà ancora tempo per le visite.

 

Ma chiunque arrivi si spaventa –

perché abito in una mansarda,

qui si sta stretti come nel cesto di una mongolfiera.

 

Volevo già salire su un palco di vedetta.

Solo le vacche nella nebbia

placano l’anima.

Traduzione di Nino Muzzi

À LONDRES CE MATIN DANS UN PARC TRÈS VERT

francés | Jean-François Poupart

À Londres ce matin dans un parc très vert
une baleine à bosse échouée respire encore
des punks et des Yéménites
les premiers habitants de la terre
lui donnent les derniers sacrements
en gravant sur sa peau des paroles obscènes
tu manques d’eau nous on manque d’air
sous nos masques de bois sur nos corps de misère

les enfants ne rampent pas devant les miracles
ils se méfient de ce qui tombe du ciel
c’est Londres les branchies au soleil
échangeant sa peau contre l’espérance
et la nature humaine recouverte de sacs de sable
marquant sur la peau du parc un nouvel âge de pierre

© Jean-François Poupart
from: Tombe Londres Tombe
Montréal: Éditions Poètes de brousse, 2006
Audio production: UNEQ

A LONDRA QUESTA MATTINA IN UN PARCO MOLTO VERDE

italiano

A Londra questa mattina in un parco molto verde

una megattera spiaggiata sta respirando ancora

punk e yemeniti

i primi abitanti della terra

gli danno gli ultimi sacramenti

incidendo sulla sua pelle delle parole oscene

a te manca l'acqua a noi manca l'aria

sotto le nostre maschere di legno sui nostri corpi di miseria

i bambini non strisciano davanti ai miracoli

diffidano di ciò che cade dal cielo

è Londra con le branchie al sole 

che scambia la sua pelle contro la speranza

e la natura umana ricoperta di sacchetti di sabbia

incide sulla pelle del parco una nuova età della pietra

Traduzione di Nino Muzzi

Knochengelächter

alemán | Thomas Böhme

(für Eddie Endler, gestorben am 2. August 2009)


Heut brennt die Suppe an.
Kein Lüftchen geht.
Der Sommer kam spät
mit Sirenengesang

Vom Ei das Schwarze
das Horn von der Katze
vom Hund die Feder
vom Butt das Leder!

Im Bart eine Flause
im Auge ein Splitter
im Hals ein Gezitter
ums Herz eine Krause!

Heut schmorte die Suppe.
Potz, Grillenbein!
Vom Stern eine Schnuppe
fiel auch hinein.

© Poetenladen
from: Abdruck im Niemandswo
Leipzig: Poetenladen, 2016
Audio production: Haus für Poesie / 2016

Risate d'ossa

italiano

(per Eddie Endler, morto il 2 agosto 2009)

 

 

 

Oggi la zuppa bruciava.

Nessun venticello viene.

L'estate è giunta tardiva

col canto delle sirene

 

Dell'uovo il neretto  

del gatto il cornetto

del cane la penna

del rombo la cotenna!

 

Nella barba un filamento

nell’occhio un frammento

nella gola un tremore  

un collare intorno al cuore!

 

Oggi la zuppa sobbolle silente.

Una zampa di grillo, perbacco!          

Scende giù una stella cadente

cadi anche tu dentro al piatto.

Traduzione: Nino Muzzi

Ich & mein Tod

alemán | Thomas Böhme

Jede Nacht gehe ich mit meinem Tod ins Bett.
Seine Knochen sind anschmiegsam und wie oft
ist ihm kalt; immer will er sich an mir wärmen.

Ehe er einschläft zählt er seine Schäfchen.
Die läßt er weiden auf grüner Au, aber ach
mal verirrt sich eins, mal fällt eins in den Reißwolf.

Schon rasselt sein Atem, schon grunzt er
im Traume. Es geht ihm nicht gut, denke ich, sicher
macht er sich Sorgen ich könnt ihm entwischen.

Mein Tod ist zu faul nachts aufs Klo zu gehen.
Früh um halb vier wechsle ich Decken & Laken.
Ich bin doch so löchrig, jammert mein Tod.

Heller Tag: und wer nicht aus den Federn will
ist mein Tod. Seinen Kaffee verlangt er um Zwölf.
Und Himmel, die Zähne putzt er sich morgens nie!

© Poetenladen
from: Abdruck im Niemandswo
Leipzig: Poetenladen, 2016
Audio production: Haus für Poesie / 2016

Io e la mia morte

italiano

Ogni notte vado a letto con la mia morte.

Le sue ossa sono flessuose e come ha freddo

spesso! Si vuol sempre scaldare addosso a me.

 

Prima di addormentarsi, conta le sue pecore.

Le lascia pascolare su prato verde, ma ahimè

a volte una si perde, una cade nel lupo tritacarne.

 

Già il suo respiro è ansante, già grugnisce

nel sogno. Non sta bene, credo, di sicuro

è preoccupata che io possa sfuggirle.

 

La mia morte è troppo pigra per andare in bagno di notte.

Alle tre e mezza del mattino cambio coperte e lenzuola.

Sono così piena di buchi, geme la mia morte.

 

Giornata luminosa: e chi non vuole alzarsi dal letto

è la mia morte. Chiede il caffè alle dodici.

E, oddio, non si lava mai i denti al mattino

Traduzione: Nino Muzzi

Herz & Haar

alemán | Thomas Böhme

Die Stimmen sind leiser geworden
mit denen wir uns behexten, beharkten.
Ich mache mir einen Knoten ins Herz
um dich nicht zu vergessen.
Dein Gesicht eine weiße Maske
auf filzigem Grund. Aber die Stimmen
sind leiser geworden.

Gestern fand ich im Abfluß
drei dunkle Haare von dir.
Etwas wenig für einen Zopf.
Alles ist relativ, würdest du sagen
mit sehr leiser Stimme.
Und auch ich würde flüstern
um dich nicht zu verscheuchen.

Mit einem Knoten im Herzen
kann man alt werden, denke ich.
Und was sonst mir noch einfällt
sind Kleinigkeiten
wie das Haar auf dem Kissen
von dem ich nicht wußte
ob es immer noch schlief.

© Poetenladen
from: Abdruck im Niemandswo
Leipzig: Poetenladen, 2016
Audio production: Haus für Poesie / 2016

Cuore e capelli

italiano

Le voci si son fatte più silenziose,

quelle con cui ci siamo stregati, distrutti.

Mi faccio un nodo al cuore

per non dimenticarti.

Il tuo viso una maschera bianca

su base infeltrita. Ma le voci

si sono fatte più silenziose.

 

Ieri ho trovato nello scarico

tre dei tuoi capelli neri.

Troppo poco per una treccia.

Tutto è relativo, diresti tu

con voce molto bassa.

E anche io bisbiglierei

per non spaventarti.

 

Con un nodo al cuore

si può invecchiare, penso.

E qualsiasi altra cosa mi venga in mente

si tratta di una piccolezza

come il capello sul cuscino

di cui non sapevo

se ancora dormiva.

Traduzione: Nino Muzzi

Der Liederabend

alemán | Thomas Böhme

Wir lauerten um das schwarze Klavier.
Einer steckte fünf Reichstaler in den Schlitz.
Schubert stand auf und sang aus der »Winterreise«.
Der Wirt hinterm Tresen rauchte eine Zigarre.

Pflaumenknödel kamen und dunkles Bier.
Schubert trank lieber Rotwein, wir kannten das ja.
In der Schankstube summten umeinander die Fliegen.
Napoleon war noch nicht aus Rußland zurück.

Auch Stalingrad sei nicht zu halten. Wir kannten das ja:
Irgendwer wußte immer schon mehr.
Durch die Ritzen zog es wie Hechtsuppe.
Den »Lindenbaum« brachte Franz sehr exponiert.

Wir aber warteten auf den »Leiermann«.
Seine froststarren Finger rührten uns immer zu Tränen.
Ein hölzernes Stuhlbein fing an zu knarren.
Der Hund des Hausierers rieb seine Schnauze daran.

O Jesses, heuer kriegen wir zeitigen Schnee!
Der Invalide schob sich auf seinem Wägelchen durch.
Einer muß ihm beim Pissen helfen. Wer geht freiwillig mit?
Wir würfelten. Schubert war viel zu besoffen dafür.

Der Wirt nahm das ernst mit dem Weltuntergang.
Kaum schlugs Mitternacht, verhängte er alle Bilder –
Franz-Joseph, den Führer und Marlene Dietrich.
Schubert schrie nach mehr Gumpoldskirchner.

Das Lied von der Reblaus kannten wir alle.
Zum Kehraus ließen wir noch die Korken knallen.
In Stalingrad machen sie uns zur Schnecke!
Schau, Franzerl, mußt net immer alles so schwarz sehn!

© Poetenladen
from: Abdruck im Niemandswo
Leipzig: Poetenladen, 2016
Audio production: Haus für Poesie / 2016

La sera dei canti

italiano

Andavamo curiosi intorno al pianoforte nero.

Uno infilaò cinque talleri nella fessura.

Schubert si alzò a cantare pezzi della “Winterreise”.

L’oste dietro al bancone fumava una sigaretta.

 

Arrivavano gnocchi di prugne e birra scura.

Schubert preferiva bere vino rosso, lo sapevamo bene.

Nell’osteria le mosche si ronzavano intorno l’un l’altra.

Napoleone non era ancora tornato dalla Russia.

 

Anche Stalingrado non si poteva tenere. Lo sapevamo bene:

qualcuno ne sapeva già di più.

Dalle fessure veniva uno spiffero tremendo.

Franz eseguiva il “Lindenbaum” con molta espressione.

 

Noi però aspettavamo il “Leiermann”.

Le sue dita intirizzite dal gelo ci toccavano fino alle lacrime.

La gamba di legno di una sedia cominciava a scricchiolare.

Il cane dell’ambulante ci sfregava il muso.

 

O Gesù, quest’anno abbiamo la neve anzitempo!

L’invalido si muoveva sulla sua sedia a rotelle.

Qualcuno lo doveva aiutare a pisciare. Chi ci va volontario?

Ce la giocavamo a dadi. Schubert era troppo ubriaco per farcela.

 

L’oste prendeva sul serio la fine del mondo.

Appena suonò la mezzanotte, coprì tutti i ritratti –

Francesco-Giuseppe, il Führer e Marlene Dietrich.

Schubert ordinava urlando ancora del vino Gumpoldskirchner.

 

La canzone della fillossera la conoscevamo tutti.

A chiusura facemmo saltare i tappi col botto.

A Stalingrado ce le suonano a morte!

Vedi, Cecchino, non devi sempre veder tutto nero!

 

Traduzione: Nino Muzzi

Braunkohlensommer

alemán | Thomas Böhme

Für Wulf Kirsten


Nie stürzte der Himmel ein in diesen endlosen Sommern
in denen Sepiawolken & kandierte Aromen
von den südlichen Kokereien in die Stadt geweht wurden.

Und nie sah man schönere Leberflecke
als im Waldbad am Mühlholz, wo die Pleiße in öliger Bronze
die Ballhascher von den Sprungteufeln trennte.

Wenn die Rußfackeln über der Kimmung zuckten
und ein neunfarbiger Regenbogen den Himmel verkuppelte
preßte die Schwerlast des Glücks uns den Brustkorb
zusammen.

Zögernd folgte man dann einem Schemen auf Augenhöhe
einem Glimmen aus spöttischem Mundwinkel folgte man
einem federnden Rücken mit verschnittenen Flügeln.

© Poetenladen
from: Abdruck im Niemandswo
Leipzig: Poetenladen, 2016
Audio production: Haus für Poesie / 2016

Estate di lignite

italiano

Per Wulf Kirsten

 

 

Mai crollava giù il sole in quelle estati senza fine

nelle nubi color seppia e in quegli aromi canditi

che dalle infinite cokerie venivano soffiati sulla città.

 

E mai si videro più bei nei

che nei bagni all’aperto al Mühlholz, dove il fiume Pleisse

di bronzo fluido separava i drogati del pallone dai bungee jumping.

 

Quando le fiaccole fuligginose ballavano sull’orizzonte

e un arcobaleno di nove colori coronava il cielo

ci stringeva il petto il grave peso della felicità.

 

 

Incerti si seguiva poi un fantasma all’altezza degli occhi

un lucore dalla sarcastica piega delle labbra si seguiva

una schiena elastica con le ali mozze.

Traduzione: Nino Muzzi

Wolkenbilder

alemán | Irmela Brender

Jennifer und Florian
schauen sich die Wolken an.
Dauernd ändert sich das Bild,
das da aus dem Himmel quillt:

Zuckerwatte, Sahneeis
wogen luftig cremigweiß.
Grauer Rauch ballt sich am Rand
zur enormen Rächerhand.

Riesen schlagen eine Schlacht
gegen eine Geistermacht,
die beim Angriff rasch verweht
und in zartem Dunst vergeht.

Florian, der Pflanzen liebt,
sieht, dass es da Engel gibt.
Rund, in wallendem Gewand
knien sie vor der Wolkenwand.

„Ob, wenn hier die Blumen welken,
dort die Engel Wolken melken?
Und ob aus den Wolkenkühen
manchmal Schnee und Hagel sprühen?“

Er hat Jennifer gefragt.
Sie denkt nach, bevor sie sagt:
„Kann schon sein. Ich seh dort drüben
Elefanten Weitsprung üben.

Einer ist jetzt hingefallen
und zerschmilzt in lauter Quallen,
wie sie sonst in Meeren treiben.
Gar nicht einfach zu beschreiben.“

Florian sieht keine Quallen,
sieht nur Wasserfälle fallen
und dazwischen Krokodile,
ganz vertieft in wilde Spiele.

„Alles ändert sich im Nu –
ich seh dies, und das siehst du.
Aber es ist wunderschön,
in den Wolken fernzusehn.“

© Verlag Friedrich Oetinger
from: War mal ein Lama in Alabama. Allerhand Reime und Geschichten in Gedichten. Mit Illustrationen von Verena Ballhaus
Hamburg: Verlag Friedrich Oetinger , 2001
ISBN: 3-7891-3132-6
Audio production: 2003 M. Mechner, literaturWERKstatt berlin

IMMAGINI DI NUVOLE

italiano

Jennifer e Florian

le nuvole osservano.

Il quadro sembra sempre mutare

e di continuo dal cielo sgorgare:

 

Zucchero filato, gelato alla panna

bianco-crema leggero si dipana.

Grigio-fumo è del bordo la stretta

come un’enorme mano di vendetta.

 

Combattono battaglie dei giganti

contro un’armata di spiriti erranti,

che, assalita, vien spazzata via

e che svanisce in tenera foschia.

 

Florian, lui che ama le piante,

un coro d’angeli vede là presente.

In cerchio, di vesti fluenti ammantati

sotto il muro di nubi inginocchiati.

 

"Come se, quando i fiori appassiscono,

lassù gli angeli le nubi mungessero?

E se dalle nubi a mucca succedesse

che a volte neve e grandine cadesse?"

 

È questo che lui ha chiesto a Jennifer.

E lei riflette prima di rispondere:

"Può certo essere. Vedo lassù in alto

elefanti esercitarsi nel salto.

 

Uno adesso è caduto giù

e si scioglie in tante meduse,

quelle che son sulla riva del mare.

Per nulla facili da raccontare”.

 

Nessuna medusa sa Florian vedere

vede soltanto cascate cadere

e nel bel mezzo alcuni coccodrilli,

tutt’immersi in selvaggi trastulli.

 

“Tutto cambia a un tratto bel bello –

Io vedo questo e tu vedi quello.

Ma che meravigliosa sensazione

guardare tra le nuvole lontane!”.

Traduzione di Nino Muzzi

Gelbes Blut

alemán | Thomas Böhme

Gelbes Blut des Sommers
das noch im Abdomen der Bienen hämmert.
Aus den klebrigen Blüten der Ölweiden
steigt der sündige Duft
der die Himmel rammdösig macht.
Wildes Gras säumt die Wege
die mit Mäuse- und Krötenmumien
markiert sind.

Dem Luchsäugigen summt die Haut
wenn seine Sohlen die nackte Erde berühren.
Es kommt nicht mehr häufig vor
daß aus fiebrigem Buschwerk
eine Klauenhand fährt
und seinen Knöchel
mit eisernem Griff umklammert.
Doch es kommt vor.

© Poetenladen
from: Abdruck im Niemandswo
Leipzig: Poetenladen, 2016
Audio production: Haus für Poesie / 2016

Sangue giallo

italiano

Giallo sangue dell'estate

che martella ancora nell'addome delle api.

Dai fiori appiccicosi degli olivagni

esala il profumo di peccato

che stordisce i cieli.

L'erba selvatica orla i viottoli

segnati da mummie di topi e di rospi.

 

Vibra alla lince la pelle degli occhi

se le sue piante toccano la nuda terra.

Non succede ormai più spesso

che dai febbrili cespugli

scatti una mano artigliata

e con ferrea presa

ghermisca la sua caviglia.

Eppure succede.

Traduzione di Nino Muzzi

Weizenschalmei

alemán | Thomas Böhme

In splissen Feldern, mohndurchgittert
holt Janos sich den Vogelsegen.
Das Korn, vom Tschilpen überwölkt
sticht seine nacktgeschmückten Füße.

Spuckt in die feuchte Luft, läßt
seine Zunge an den Zähnen schnalzen.
Wind zaust sein Haar, ein Blitz
hellt Stirnenrund und Braue.

Da lacht er in den Schwalbenhimmel.
Hockt rittlings auf dem Brückenbock.
Der Fluß schwillt ockerschaumvergoren.
Ein Spatz fängt einen Halm im Flug.

© Poetenladen
from: Abdruck im Niemandswo
Leipzig: Poetenladen, 2016
Audio production: Haus für Poesie / 2016

L’organo del grano

italiano

Nei campi irti di spighe, crivellati di papaveri

Janos riceve la benedizione degli uccelli.

Il grano coperto da nugoli di cinguettii

punge i suoi piedi adorni di nudità.

 

Sputa nell’aria umida, si fa

schioccare la lingua contro i denti.

Il vento scompiglia i suoi capelli, un lampo

gli rischiara la fronte rotonda e le sopracciglia.

 

Allora ride al cielo delle rondini.

Sta a cavalcioni sulla spalletta del ponte.

Il fiume è gonfio di schiuma marrone.

Un passero coglie uno stelo in volo.

Traduzione di Nino Muzzi

[Hängende Gärten]

alemán | André Schinkel

HÄNGENDE GÄRTEN, sagst du, jenes Ranken
Über die Ränder der Vorstellung hin –
Wummernde Sounds aus welkem Blattwerk,
Aus dem – die Stille entspringt und trifft,
Wo es wehtut: in den hörenden Blicken des
Zweifels an dir. Semiramis, in Iommi’sche
Gitarren geklemmt, auf dem Weg in die Lang-
Samkeit des sich wegdrehenden Erdsterns,
Der ein, sagst du und beugst dich über die
Irdene Brüstung zu mir, nur wandelnder, nicht
Leuchtender, brennender ist. Ja, wandeln
Vor Wällen abwesenden Sounds – von dem du
Lange schon weißt … als wären sie dir
Eingeboren auf dem chaotischen, schlingern-
Den, in Hufeisenellipsen tanzenden Weg,
Der dich in den Absturz führt, auf die Ebene,
Wo ich längst bin – in Wurzeln verpackt,
Hängend, von aufdrängenden Trieben zerfetzt
Und entzerrt in die vollkommene Zerrung,
Hinter der die Bässe des Herzschlags erklingen –
So, wie es mich aus der Tiefe wie Rauch treibt
Durch die bröckelnden Amphitheater: sei es in
Pompeji, Babylon, Xanten, Orange … wo du
Hinter den Schlieren des Nordlichts gen Süden
In die Tiefe stürzend verschwindest und
Mich rufst, während ich mit den Stöcken der
Wurzeln in die Höhe schieße – mit Wind
Und Aalen behängt und der ewigen Ahnung:
Dies ist der Gral, der an uns vorbeistürzt,
Sie nennen ihn Heimstatt, nennen ihn Erde.
Nicht kehren wir wieder. Aber in den
Läufen der Gitarren leben wir noch, in eine
Unendliche Ferne gedimmt, dunkel und
Schrill, oder in den Rattennestern eines Manns,
Der uns ansieht, während wir schreien, wir
Falln. Ein Hauch geht welk durch die Blätter.
Vor uns das unendliche Kreisen der Stille.

© André Schinkel
from: unveröffentlichtem Manuskript
Audio production: Haus für Poesie, 2019

Giardini pensili

italiano

GIARDINI PENSILI, chiami, quel tralcio

Che supera i bordi dell’immaginario –

Rumori stordenti del fogliame ingiallito,

Da cui – il Silenzio sgorga e colpisce,

Dove fa male: negli attenti sguardi del

Dubbio su di te. Semiramide, attaccata

Alla chitarra di Iommi sulla via della Soli-

Tudine del geastro che si volta via,

Che, come dici piegandoti dal

Parapetto di terracotta su di me, è solo

Vagante, non luminoso, ardente. Sì, vagare

Sotto i bastioni di un suono assente – che

Tu conosci già da tempo… come se per te

Fossero innati sul sentiero caotico, serpeg-

Giante, danzante fra le ellissi dei ferri di cavallo,

Quello che ti porta al dirupo, sulla pianura,

Dove da tempo mi trovo – avviluppato da radici,

Pensile, dilaniato da tralci invadenti

E raddrizzato nella deformazionecompleta,

Dietro la quale i bassi del battito del cuore risuonano –

Così, come mi spinge fuori come fumo dal profondo

Attraverso i cadenti anfiteatri: sia

A Pompei, a Babilonia, a Xante, a Orange … dove tu

Dietro le strisce di luce nordica verso sud

Sparisci precipitando nel profondo e

Mi chiami, mentre io schizzo in alto

Con i pani di radici – adorno 

Di vento e di anguille e dell’eterno sospetto:

Questo è il Graal che ci passa accanto,

Lo chiamano la Dimora, lo chiamano la Terra.

Non ritorniamo noi. Ma negli

Accordi delle chitarre continuiamo a vivere,

in una infinita lontananza affievoliti, scuri e 

striduli oppure nei nidi per topi di un uomo

che ci guarda, mentre urliamo, e

cadiamo. Un refolo spento attraversa il fogliame.

Divanzi a noi l’eterno avvitarsi del Silenzio.

Traduzione: Nino Muzzi

Begegnung

alemán | Peter Huchel

                                                       Für Michael Hamburger

Schleiereule,
Tochter des Schnees,
dem Nachtwind unterworfen,

doch Wurzeln fassend
mit den Krallen
im modrig grindigen Gemäuer,

Schnabelgesicht
mit runden Augen,
herzstarre Maske
aus Federn weißen Feuers,
das weder Zeit noch Raum berührt,

kalt weht die Nacht
ans alte Gehöft,
im Vorhof fahles Gelichter,
Schlitten, Gepäck, verschneite Laternen,

in den Töpfen Tod,
in den Krügen Gift,
das Testament an den Balken genagelt.

Das Verborgene unter
den Klauen der Felsen,
die Öffnung in die Nacht,
die Todesangst
wie stechendes Salz ins Fleisch gelegt.

Laßt uns niederfahren
in der Sprache der Engel
zu den zerbrochenen Ziegeln Babels.

© Suhrkamp Verlag Frankfurt am Main 1984
from: Gesammelte Werke in zwei Bänden. Band 1: Die Gedichte. Herausgegeben und erläutert von Axel Vieregg.
Frankfurt am Main: Suhrkamp Verlag, 1984
Audio production: Peter Huchel: Unbewohnbar die Trauer / Gedichte. Erker-Verlag, Sankt Gallen, 1976. Vinyl-Schallplatte.

Incontro

italiano

        Per Michael Hamburger

 

Barbagianni,

figlio della neve,

piegato al vento notturno,

 

ma radicato

con gli artigli

su fatiscenti mura corrose,

 

volto a becco

con occhi tondi,

maschera agghiacciante

di penne di candida fiamma,

non scalfita da tempo né da spazio,

 

fredda si agita la notte

intorno alla vecchia fattoria,

nell'atrio c'è pallida gentaglia,

slitte, bagagli, lampioni innevati,

 

nelle pentole c'è Morte,

nei vasi c'è Veleno,

il testamento sta inchiodato alle travi.

 

Il nascondiglio sta sotto

gli artigli delle rocce,

l'apertura sulla notte,

la paura della morte

come il sale che corrode la carne.

 

Facci ridiscendere

giù giù alla lingua degli angeli

verso i mattoni frantumati di Babele.

Traduzione: Nino Muzzi

Rom

alemán | Peter Huchel

Vollendeter Sommer,
am äußersten Rand der Sonne
beginnt schon die Finsternis.
Lorbeerverwilderungen,
dahinter aus Disteln und Steinen
ein Versteck,
das sich der Stimme
verweigert.

Transparenz
des Mittagslichtes,
Verse, die an nichts erinnern,
ein helles Wasser
berührt den Mund.

© Mathias Bertram
from: Gesammelte Werke in zwei Bänden. Band 1: Die Gedichte. Herausgegeben und erläutert von Axel Vieregg.
Frankfurt am Main: Suhrkamp Verlag, 1984
Audio production: Peter Huchel: Unbewohnbar die Trauer / Gedichte. Erker-Verlag, Sankt Gallen, 1976. Vinyl-Schallplatte.

Roma

italiano

Estate piena,

al margine estremo del sole

già inizia l’oscurità.

Allori inselvatichiti

e didietro un nascondiglio

di cardi e di pietre

che si nega alla voce.

Trasparenza

della luce meridiana,

versi che non ricordano niente,

un’acqua limpida

sfiora le labbra.

Traduzione: Nino Muzzi

Die Zukunft sah alt aus

alemán | Thomas Böhme

Die Zukunft mit ihren morschen Zähnen
wirkte vor allem albern, wenn wir uns
             spiegelverliebt
Runzeln ins Gesicht malten &
             Grimmassen schnitten
weil wir als Tattergreise das Wasser
             nicht halten konnten.
Schwerer war es, sich eine Zukunft
             ganz ohne uns
vorzustellen, Enkel, die Küsse &
             Säfte tauschten
die uns zu Lebzeiten schon
             bestohlen hatten
die unsere Heiligtümer zum Flohmarkt trugen.

             Gut war es, nichts zu wissen
von Katakomben aus Glasfaserkabeln
             die Kinder & Kindeskinder
verschlangen, all jene, die weder Runzeln noch
             morsche Zähne bekamen.
Die Zukunft sah alt aus, nur anders –
eine Molluske, die uns mit dem Daumen löschte.

© Poetenladen
from: Abdruck im Niemandswo
Leipzig: Poetenladen, 2016
Audio production: Haus für Poesie / 2016

Il futuro sembrava vecchio

italiano

Il futuro con i suoi denti marci

più che altro sembrava sciocco, quando noi

     innamorati dello specchio

ci dipingevamo rughe sulla faccia e

     facevamo smorfie

perché da vecchierelli non riuscivamo

     a trattenere l’acqua.

Era difficile immaginarsi il futuro

     del tutto privo di noi

immaginare nipoti, che si scambiavano

      baci e liquidi

quelli che già in vita

      ci avevano sottratti

che portavano i nostri idoli al mercato delle pulci.

 

       Era bene non saper nulla

di catacombe di fibre ottiche

       che avrebbero stretti in grovigli

figli e nipoti, tutti quelli che ancora

        non avevano denti marci.

Il futuro sembrava vecchio, solo diversamente -

un mollusco che ci annientava col suo pollice.

Traduzione: Nino Muzzi

Du bist eine Lilie

alemán | André Schinkel

Du bist eine Lilie
Aus Lodern und Schnee –
Ein Licht, ein graziles,
Aus Düften gedreht.
Ich lieb den Gedanken,
Daß du mich so liebst,
Als gäbs keine Schranken
Im Sehnsuchts-Betrieb.
 
Timalien, Tangaren
Umschwirren dich bunt –
Ihre Syrinx-Fanfaren
Bereisen das Rund:
Aus Rauch und Bromelie
Und Feuer bei Nacht –
Aus Glanz und Corbelie,
Blatt und Küssen gemacht.
 
Gefiederte Träume –
Bis tief in den Tag
Durchfluten die Räume,
In die ich dich trag.
Als gäbs keine Schranken
Im Sehnsuchts-Betrieb:
Lieb ich den Gedanken,
Daß du mich so liebst.
 
Ich tauche den Schnabel
Ganz tief in dich ein;
Ich führe die Wabe
Im Flügelkleid heim:
Eine Glücks-Amazilie
Im Feder-Karree –
Du bist eine Lilie
Aus Lodern und Schnee.

© Mitteldeutscher Verlag
from: Bodenkunde
Halle: Mitteldeutscher Verlag, 2017
Audio production: Haus für Poesie, 2019

Tu sei un giglio

italiano

Tu sei un giglio

di fiamma e di neve –

Una luce, flebile,

espressa dai profumi.

Amo il pensiero

che tu mi ami così,

come se non ci fossero limiti

nell’esercizio della nostalgia.

 

Timalie, traupidi

ti svolazzano intorno variopinti-

i loro schiamazzi di siringe

ti girano intorno:

di fumo e bromelia

e fuoco di notte –

fatta di splendore e corbelia,

di foglia e di baci.

 

Alati sogni –

fin nel cuore del giorno

inondano gli spazi,

in cui ti porto.

Come se non ci fossero limiti

nell’esercizio della nostalgia:

amo il pensiero

che tu mi ami così.

 

Affondo il mio becco

tutto dentro di te;

porto a casa il favo

in gonnellino a campana:

un colibrì della fortuna

in scarpe piumate –

Tu sei un giglio

di fiamma e di neve.

Traduzione: Nino Muzzi

V.O.S.

español | Trinidad Gan

“Desamor” en tu boca es una palabra extraña.

                           La dijiste
                           y fue como si, de golpe,
                           las sílabas del deseo
                           que recogí durante meses
                           se fueran ordenando por su cuenta
                           y no a mi gusto.

                           Como si oyera gritar mi nombre
                           al andar a altas horas una calle vacía
                           y me diera la vuelta
                           sabiendo que no hay nadie.

© Trinidad Gan & Renacimiento
from: Caja de fotos
Renacimiento, 2009
Audio production: Kulturamt Heidelberg
aufgenommen im Rahmen der „Expedition Poesie Heidelberg-Granada"

Versione Originale Sottotitolata

italiano

“Disamore” in bocca a te è una parola strana.


           La dicesti   

           e fu come se, di colpo,

           le sillabe del desiderio

           che raccolsi per mesi

           si ordinassero per conto proprio

           e non a piacer mio.


           Come se sentissi gridare il mio nome

           andando a tarda ora per una strada vuota

           e mi voltassi

           sapendo che non c’è nessuno

Traduzione: Nino Muzzi

Die Wasseramsel

alemán | Peter Huchel

Könnte ich stürzen
heller hinab
ins fließende Dunkel

um mir ein Wort zu fischen,

wie diese Wasseramsel
durch Erlenzweige,
die ihre Nahrung

vom steinigen Grund des Flusses holt.

Goldwäscher, Fischer, stellt eure Geräte fort.
Der scheue Vogel

will seine Arbeit lautlos verrichten.

© Mathias Bertram
from: Gesammelte Werke in zwei Bänden. Band 1: Die Gedichte. Herausgegeben und erläutert von Axel Vieregg.
Frankfurt am Main: Suhrkamp Verlag, 1984
Audio production: Peter Huchel: Unbewohnbar die Trauer / Gedichte. Erker-Verlag, Sankt Gallen, 1976. Vinyl-Schallplatte.

Il merlo acquaiolo

italiano

Potessi tuffarmi

più chiaro giù

nell'oscura corrente


per pescarne un vocabolo,

come fa questo merlo,

che traversa i rami dell'ontano

per raccogliere il cibo

dal letto di ciottoli del fiume.


Cercatori d'oro, pescatori, togliete di mezzo i vostri attrezzi.


Il timido uccello

vuol eseguire il proprio lavoro in silenzio.

Traduzione: Nino Muzzi

Das Grab des Odysseus

alemán | Peter Huchel

Niemand wird finden
das Grab des Odysseus,
kein Spatenstich den krustigen Helm
im Dunst versteinerter Knochen.

Such nicht die Höhle,
wo unter die Erde hinab
ein wehender Ruß, ein Schatten nur,
vom Pech der Fackel versehrt,
zu seinen toten Gefährten ging,
die Hände hebend waffenlos,
bespritzt mit dem Blut geschlachteter Schafe,

Mein ist alles, sagte der Staub,
das Grab der Sonne hinter der Wüste,
die Riffe voller Wassergetöse,
der endlose Mittag, der immer noch warnt
der Seeräubersohn aus Ithaka,
das Steuerruder, schartig vom Salz,
die Karten und Schiffskataloge
des alten Homer.

© Mathias Bertram
from: Gesammelte Werke in zwei Bänden. Band 1: Die Gedichte. Herausgegeben und erläutert von Axel Vieregg.
Frankfurt am Main: Suhrkamp Verlag, 1984
Audio production: Peter Huchel: Unbewohnbar die Trauer / Gedichte. Erker-Verlag, Sankt Gallen, 1976. Vinyl-Schallplatte.

La tomba di Ulisse

italiano

Nessuno incontrerà

la tomba di Ulisse,

né una vanga l'elmo incrostato

fra polvere di ossa calcinate.

 

Non cercare la caverna,

dove giù sotto terra

fuliggine alitante, ombra soltanto,

andò dai suoi compagni di viaggio defunti,

alzando le mani vuote di armi,

schizzate del sangue di pecore sgozzate.

 

Tutto è mio, diceva la polvere,

il sepolcro del sole dietro il deserto,

gli scogli pieni di strepito di mare,

il mezzodì senza fine, che continua a minacciare

il figlio del pirata di Itaca,

il timone, incrostato di sale,

le carte e l'elenco delle navi

del vecchio Omero.

Traduzione di Nino Muzzi

Kabariwala

inglés | Kavita A. Jindal

At the door of our second-floor flat he sits on his haunches,
takes out his scales, weighs the bundles of newspapers,
talks more than usual as he places the kilo and half-kilo weights;
he makes my mother suspicious at his chirpiness.

She insists he weighs the papers again; they haggle 
over the price he'll pay for seven kilos, how many paise 
for each brown glass bottle, how much for each tin can;  
and it’s only when he hands over some rupees that he says

Next month my cousin or my uncle will come to collect 
instead of me; I'm going away.
Going where, we ask; Going foreign, he says.
I’m going where there is free love

Where you can be with whomever you want whenever
you want; probably England, that's where I'm going.
Will you be a kabariwala there, I ask.
Don't think so, he replies, packing away his scales.

Onto his young shoulders he hefts the sacks of papers, bottles
and cast-off pans, informing me that in foreign 
they don't re-process old things. 
He goes down the stairs whistling.


* Kabariwala: Hindi word for scrapdealer

© Kavita A. Jindal
Audio production: The Enchanting Verses Literary Review

Kabariwala

italiano

Sulla porta del nostro appartamento al secondo piano si piega sulle cosce,

tira fuori la bilancia, pesa i pacchi dei giornali,

parla più del solito mettendo i pesi da un chilo e da mezzo chilo;

fa insospettire mia madre con il suo cinguettare.

 

Lei insiste a che pesi di nuovo le cartacce; loro contrattano

sul prezzo che pagherà per sette chili, quanti paise *

per ogni bottiglia di vetro marrone, quanto per ogni lattina;

ed è solo quando le allunga qualche rupia che dice

 

Il mese prossimo mio cugino o mio zio verranno a raccogliere

al posto mio; io me ne vado via.

Per andar dove, chiediamo noi; Andare all'estero, dice.

Sto andando dove c'è amore libero

 

Dove puoi stare con chi vuoi quando vuoi;

in Inghilterra, probabilmente, è lì che sto andando.

Vuoi fare il kabariwala anche là, gli chiedo.

Non credo, risponde lui, riponendo la stadera.

 

Sulle sue giovani spalle carica i sacchi di carte, bottiglie

e pentole dismesse, informandomi che all’estero

non ri-usano cose vecchie.

Scende giù per le scale fischiettando.

 

___________

Kabariwala = parola hindi per straccivendolo

Paisa = moneta locale

Traduzione: Nino Muzzi

[Mon amour se risque encore]

francés | Siham Bouhlal

Mon amour se risque encore
N’a-il point fait repentance
Dans la brûlure de la douleur
Dans la vaillance de la blessure ?
N’a-t-il point fait repentance
Dans ces chemins sans ombre
Ces buissons obscurs ?
Il se risque encore
Comme une jument en sang
Dans un champ de bataille
N’a t-il point fait repentance
Dans ces abîmes sans voix
Dans ces bouches de violence ?
Dans les yeux des fleurs encore
Pourquoi verse-t-il son encre ?
Il se risque toujours
Mais pour combien de nuits encore ?
Pour combien de silences ?

Audio production: Literaturwerkstatt Berlin 2010

[Il mio amore si arrischia ancora]

italiano

Il mio amore si arrischia ancora

Non si è pentito affatto

Nel dolore cocente

Nella ferita spavalda?

Non si è pentito affatto

In quei sentieri senz’ombra

Quegli oscuri cespugli?

Si arrischia ancora

Come una giumenta sanguinante

Sul campo di battaglia

Non si è pentito affatto

Negli abissi senza voce

Nelle bocche di violenza?

Negli occhi dei fiori ancora

Perché versa il proprio inchiostro?

Si arrischia sempre

Ma per quante notti ancora?

Per quanti silenzi?

Traduzione: Nino Muzzi

[Unsere Liebe]

alemán | André Schinkel

UNSERE LIEBE ist wie das Wehen verlassener Spinnennetze im Hinterhofviereck: Du fürchtest, noch immer, ihre Bewohner. Wir gehen, seit Jahren, unablässig in uns herum, besorgt vor den Blicken des Andern, verzweifelt in unsere entgegengesetzten Geschlechter verhakt. Ich bin nicht schuldlos. Ich habe nur die Engelsfänge genommen, ihre rosigen, vulvischen Enden, dich nicht fortan zu verletzen. Gegen die Fenster fällt Regen, wie immer, wenn du stimmlos bist, wortlos, entleert von deinen notwendigen Lügen. Auch ich bin ein Lügner. Aber ich trinke die Lügen wüst in mich hinein, so du mich anschreist und überschüttest, mit Vorwürfen tot-schweigst. Wir gehen fort, unsere Blicke, durch unterirdische Räume, Aorten. Und gehn doch nirgendwohin. Du liegst, abgewandt, während ich sitze und dich betrachte im Flackern des Nachtlichts; Stille herrscht sonst, Schwärze, wenn du dich in den Schlaf fortgeweint hast und mich zurückläßt mit dem Geschmack unserer Schuld auf der Haut.

© Mitteldeutscher Verlag
from: Bodenkunde
Halle: Mitteldeutscher Verlag, 2017
Audio production: Haus für Poesie, 2019

IL NOSTRO AMORE

italiano

Il nostro amore è come l’oscillare al vento di ragnatele abbandonate nel riquadro del cortile: ti fanno ancora paura i loro abitatori. Da anni ormai ci rigiriamo in noi senza posa, preoccupati dello sguardo altrui, disperatamente impigliati nei nostri sessi a confronto. Io non sono senza colpa. Ho assunto solo gli artigli dell’angelo, con le loro punte rosa e vulvari, per non ferirti oltre. Alle finestre batte la pioggia come sempre quando sei senza voce, senza parole, svuotata delle tue bugie necessarie. Anch’io sono un bugiardo. Ma ingoio desolato le bugie dentro di me, così mi sgridi e scuoti, muta di rimproveri. Andiamo oltre, i nostri sguardi, attraverso spazi sotterranei, aorte. Eppure non andiamo da nessuna parte. Tu giaci voltandomi le spalle, mentre io sto seduto e ti contemplo nel tremulo bagliore della lampada notturna; altrimenti domina il silenzio, il buio, quando ti addentri nel sonno dopo il pianto e mi lasci alle spalle con il sapore della nostra colpa sulla pelle.

Traduzione: Nino Muzzi

Kunde

alemán | Sonja vom Brocke

Das Doktorphantom auf der Terrasse. Wenn du jetzt deine Slipper ausziehst
beschützt dich die Schlange oder greift sie dich an?
Und was jetzt.     Nein
du hast keine Ahnung. Zahlst die Pommes und taumelst
bläst in den Pan-Hals, knackst
und denkst an Gregor, Saskia oder Ev
mit dem dicken, sichtlich erschöpfenden Haar.
Sie trägt ihr Kind wie angeboren, dazu ein Broschenaccessoire.
Ihr weht eine Brise von Malven und Stepptanz und der Typ (Typ Sporttyp)
hat kräftige Zehen und beißt in einen Apfel.

Während du reinkriechst, mal wieder die Brüste verspielst
(beheben) und zur Büste versteinst. In der ein zäher Nerv, ein – holder –
ein – hohler –  
    geräumiges Kulthaus der Abelam.

Jetzt beschützt dich die Schlange oder greift sie dich an?

© kookbooks
from: Venice singt
Berlin: kookbooks, 2015
Audio production: Literaturwerkstatt Berlin, 2015

Conoscenza

italiano

Il fantasma del dottore sulla terrazza. Ora, quando ti togli le pantofole,

ti protegge il serpente o ti attacca?

E che succede adesso.  No

tu non ne hai idea. Paghi le pommes frites e barcolli

ti soffi nel bavero, dormicchi

e pensi a Gregor, Saskia oppure Ev

con la greve chioma, visibilmente estenuante.

Lei porta il suo bambino con gesto naturale e una spilla per accessorio.

Le alita intorno un’aria di malve e di tip tap e il tipo (tipo sportivo)

ha forti dita del piede e morde la mela.

 

Mentre tu rientri dentro, sprechi di nuovo qua e là le tue tette

(rimuovere) e le pietrifichi nel petto. In cui c’è un nervo tenace,

una capiente casa di culto degli Abelam – leggiadra –, -cava-.

 

Adesso ti protegge il serpente o ti attacca?

Traduzione: Nino Muzzi

[Je prendrai mon amour]

francés | Siham Bouhlal

Je prendrai mon amour
Jusqu’à l’infime infini

Je le prendrai
Comme le souffle du vent
Le mouvement de la mer
Comme la lune qui bat le soleil
Et le soleil la nuit

Je le prendrai
Comme le figuier chargé
L’abeille baisant la fleur
Le cri des grillons
Comme le liseron tendre
Et les racines crevant le sol

Je prendrai mon amour
Comme une glaise
Sur mon visage

Je le prendrai         
Comme un feu en tempête
Une grêle dans les nuages

Je prendrai mon amour
Jusqu’à l’infime infini

Comme l’eau sous la terre
La vague contre le roc
Et l’écume
L’écume
Brassant
La
Rive

Je le prendrai
Comme la rosée de toutes les feuilles
La fleur endormie encore
La vigne première et infinie

Je le prendrai  
Le fruit éclaté
Dans tous les grains
Dans  toutes les mains moissonneuses
Et les fronts en sueur

Je le prendrai
Comme un volcan qui rêve

Mon
Amour
Je
Le
Prendrai
Dans
Ma
Main
Et
        Le
                Cacherai
                            Dans
                                    La
                                            Bouche
                                                     Rieuse
                                                                De
                                                                        Dieu

from: la femme de la falaise
Audio production: Literaturwerkstatt Berlin 2010

[Prenderò il mio amore]

italiano

Prenderò il mio amore

Fino all’infimo infinito


Lo prenderò

Come il soffio del vento

Il movimento del mare

Come la luna che batte il sole

E il sole la notte


Lo prenderò

Come il fico carico

L’ape che bacia il fiore


Il frinire dei grilli

Come il tenero convolvolo

E le radici che crettano il terreno


Prenderò il mio amore

Come argilla


sul mio volto

Lo prenderò 

Come un fuoco nella tempesta

Come grandine fra le nubi

Prenderò il mio amore

Fino all’infimo infinito

Come l’acqua sottoterra


L’onda contro lo scoglio

E la schiuma

La schiuma

Che fermenta

Sulla

Riva


Io lo prenderò

Come la rugiada di tutte le foglie

Il fiore ancora nel sonno

La vigna prima ed infinita


Lo prenderò

Il frutto aperto

In tutti i suoi semi

In tutte le mani che lo colgono

E le fronti in sudore


Lo prenderò

Come un vulcano che sogna


Il mio

Amore

Io

Lo

Prenderò

Nella

Mia

Mano

E

  Lo

         Nasconderò

                               Nella

                                           Bocca

                                                         Ridente   

                                                                        Di

                                                                                 Dio 

Traduzione: Nino Muzzi

[Je n'ai duré que trois jours]

francés | Siham Bouhlal


Je n’ai duré que trois jours
Est-ce de l’hospitalité ?
Quel souvenir de moi as-tu gardé ?
Tu n’en as gardé aucun
Dans quel puits
As-tu terré mon souvenir ?

from: Poèmes bleus
Saint-Benoît-Du-Sault: éditions Tarabuste, 2005
Audio production: Literaturwerkstatt Berlin 2010

[Ho durato solo tre giorni]

italiano

Ho durato solo tre giorni

E questa sarebbe ospitalità?

Che ricordo di me ti è rimasto?

Non te n’è rimasto nessuno

In quale pozzo

Hai gettato il mio ricordo?

Traduzione: Nino Muzzi

[Je me perds dans ton silence]

francés | Siham Bouhlal


Je me perds dans ton silence   ne sais plus guère où mène ta voix ni où doit aller
 s’achever mon souffle

Dans notre étreinte se love ton absence  dans ton regard se lève déjà le départ
Ah si le monde avait l’entendement de mes soupirs   tu te retires de moi comme
 une peau que l’on arrache   me combles puis t’effaces comme l’eau du lit d’une
 rivière   tu franchis mon être le plus secret et puis le livres à l’esseulement

Tu es le cœur et l’écorce   qui enveloppera mon dénuement ?

J’entends se froisser les draps de notre joie mais ne vois que la transparence
J’entends bruire tes doigts sur mon corps mais égare leur voie

Pourquoi emportes-tu même les mots pour ton voyage et jettes-tu le désarroi sur
 ton chemin ?

from: Songes d'une nuit berbère ou la Tombe d'épines
Paris: édition Al Manar, 2007
Audio production: Literaturwerkstatt Berlin 2010

[Mi perdo nel tuo silenzio]

italiano

Mi perdo nel tuo silenzio quasi non so più dove porta la tua voce né dove deve andare a finire il mio alito

 

Nella nostro abbraccio s’insinua la tua assenza nel tuo sguardo già si profila la partenza

Ah se il mondo avesse la comprensione dei miei sospiri tu ti ritiri da me come

una pelle che viene strappata via  mi colmi poi sparisci come l’acqua dal letto di un ruscello tu travalichi il mio essere più segreto e poi lo consegni alla solitudine


Tu sei il cuore e la scorza che avvilupperà la mia indigenza?


Sento fremere le tue dita sul mio corpo ma smarrisco il loro percorso


Perché porti via con te persino le parole per il tuo viaggio e getti la disperazione sul mio cammino?

Traduzione: Nino Muzzi

[Il dit]

francés | Siham Bouhlal

Il dit
“Ne te courbe que pour aimer”
Mon échine est brisée
Mon dos celui du vieillard
Plus vieux que la Terre
Pourquoi ne vois-je pas alors
La saison d’Amour parmi les saisons ?
Pourquoi le printemps ne vient-il pas ?
N’a-t-il point honte de ma vieillesse ?
Mes racines ont couru la Terre
Planté des yeux en chaque lieu
Pour surprendre ce printemps

from: Corps lumière
Paris: édition Al Manar, 2008
Audio production: Literaturwerkstatt Berlin 2010

[Egli dice]

italiano

Egli dice

“Non ti curvare mai se non per amare”

La mia spina è spezzata

La mia schiena quella di un vecchio

Più vecchio della Terra

E allora perché non vedo

La stagione dell’Amore fra le altre stagioni?

Perché non arriva la primavera?

Non ha vergogna della mia vecchiaia?

Le mie radici hanno percorso la Terra

Hanno piantato occhi in ogni dove

Per spiare a sorpresa questa primavera

Traduzione: Nino Muzzi

[Chaque respir]

francés | Siham Bouhlal


Chaque respir reste suspendu
A ton appel
Avant de traverser ma poitrine
Comme une boule de feu

from: Poèmes bleus
Saint-Benoît-Du-Sault: éditions Tarabuste, 2005
Audio production: Literaturwerkstatt Berlin 2010

[Ogni respiro]

italiano

Ogni respiro resta sospeso

Al tuo richiamo

Prima di trapassarmi il petto

Come una palla di fuoco

Traduzione: Nino Muzzi

[Ce n'est pas ton coeur]

francés | Siham Bouhlal


Ce n’est pas ton cœur
Que je cherche
Je voudrais emprunter
Le chemin de ton âme

from: Poèmes bleus
Saint-Benoît-Du-Sault: éditions Tarabuste, 2005
Audio production: Literaturwerkstatt Berlin 2010

[Non è il tuo cuore]

italiano

Non è il tuo cuore

Che cerco

Io vorrei imboccare

Il sentiero della tua anima

Traduzione: Nino Muzzi

[Je voyage]

francés | Siham Bouhlal

Je voyage  Tu voyages avec moi   Je me couche  Ton corps enveloppe le mien
Je ferme les yeux  Ton souffle rafraîchit mes joues   Je me réveille  Tes yeux
s’ouvrent dans mes yeux  Tu es partout  Mais quel sens à cette douleur de
l’absence ? Ta présence se multiplie en moi  L’éloignement frappe nos corps
Quelle est cette force qui unit et déchire  Tait un coeur et le fait palpiter   Quel
est ce vertige immobile  Cette source au coeur de la soif ?

from: Songes d'une nuit berbère ou la Tombe d'épines
Paris: édition Al Manar, 2007
Audio production: Literaturwerkstatt Berlin 2010

[Io viaggio]

italiano

Io viaggio Tu viaggi con me Io mi corico Il tuo corpo avvolge il mio Io chiudo gli occhi Il tuo alito rinfresca le mie guance Io mi risveglio I tuoi occhi si aprono nei miei Tu sei dovunque Ma che senso ha questo dolore dell’assenza? La tua presenza si moltiplica in me L’allontanamento colpisce i nostri corpi  Cos’è questa forza che unisce e dilacera Che fa tacere e palpitare un cuore Cos’è questa vertigine immobile  Questa fonte nel cuore della sete?

Traduzione: Nino Muzzi

[Tracer des courbes]

francés | Siham Bouhlal

Tracer des courbes pour trancher ce temps qui est le mien  Ce temps qui prépare ma chute et la guette  Noue mon souffle  Ce temps qui t’est étranger  Je le vois sans toi comme un champ de tournesols prêt à être cueilli  Je le vois qui s’arrête  Qui jette son immobilité sur mes membres et dresse un épouvantail face à mon
regard  Je le vois sans rires  Sans sanglots  Le poumon perclus  Le cerveau vidé
de son sel  Où est le monde ? Pourquoi ne parle t-il plus ? Quel sommeil s’est emparé de lui en ton absence ? Et mes doigts ne savent écrire le bonheur que sur ton corps et ce temps ne plie qu’à ta présence  Et Ce temps  Et Ce temps  Qu’a t- il à faire mon corps transparence ?

from: Songes d'une nuit berbère ou la Tombe d'épines
Paris: édition Al Manar, 2007
Audio production: Literaturwerkstatt Berlin 2010

[Tracciare curve]

italiano

Tracciare curve per tranciare questo tempo che è il mio Questo tempo che prepara

la mia caduta e la spia Annoda il mio respiro Questo tempo che ti è estraneo Lo vedo senza di te come un campo di girasoli pronto alla raccolta Lo vedo che si ferma Che getta la sua immobilità sulle mie membra e solleva uno spauracchio dinanzi al mio sguardo Io lo vedo senza risa Senza singhiozzi Col polmone bloccato Il cervello svuotato del suo sale Dov’è il mondo? Perché non parla più? Quale sonno si è impadronito di lui in tua assenza? E le mie dita non sanno scrivere la felicità che sul tuo corpo e questo tempo non si piega che in tua presenza E questo tempo E Questo tempo Che ha da fare il mio corpo trasparenza?

Traduzione: Nino Muzzi

[tu brûles mes poèmes]

francés | Siham Bouhlal


Tu brûles mes poèmes
En quelle langue sont-ils ?
La langue d’amour n’a point de nom
Qui brûle l’autre
Ton feu ou mon poème ?

from: Poèmes bleus
Saint-Benoît-Du-Sault: éditions Tarabuste, 2005
Audio production: Literaturwerkstatt Berlin 2005

[Tu bruci le mie poesie]

italiano

Tu bruci le mie poesie

In che lingua sono scritte?

La lingua dell’amore non ha nome

Chi brucia l’altro

Il tuo fuoco o la mia poesia?

Traduzione: Nino Muzzi

[Dis-moi des mots]

francés | Siham Bouhlal

Dis-moi des mots
Plus légers
Que la caresse de brise

Dis-moi des mots
Plus profonds
Que le regard du cœur

Dis-moi des mots
Plus frais
Que rosée sur le sol

Dis-moi ces mots
Qui ont perdu leur sens
Dans mon âme

Dis-moi des mots
Qui prendraient les miens
Dans leur chute solitaire
Et qu’ils ne viennent se fracasser
Contre un abîme inconnu
Dis-moi ces mots là
Sans nulle promesse

Dis-moi des mots
Que je voie
Ton miroir réfléchir
Le son de mes soupirs
Que la poésie soit
En ma chair, en mon sang
Passion et joie

Dis-moi ces mots
Que mes lèvres
Sont venues inscrire
Dans le secret de tes songes

Ces mots gardés
Sur l’envers de tes paupières

from: Songes d'une nuit berbère ou la Tombe d'épines
Paris: édition Al Manar, 2007
Audio production: Literaturwerkstatt Berlin 2010

[Dimmi parole]

italiano

Dimmi parole 

Più leggere

Della carezza del vento


Dimmi parole

Più profonde

Dello sguardo del cuore


Dimmi parole

Più fresche 

Della rugiada sul terreno


Dimmi quelle parole

Che hanno perduto il loro senso

Nella mia anima


Dimmi parole

Che prenderebbero le mie

Nella loro caduta solitaria

E che non vadano a fracassarsi

Contro un abisso sconosciuto

Dimmi quelle parole

Senza alcuna promessa


Dimmi delle parole

Che vedo riflesse

Nel tuo specchio

Il suono dei miei sospiri

Che la poesia sia

Nella mia carne, nel mio sangue

Passione e gioia


Dimmi quelle parole

Che le mie labbra

Son venute a inserire

Nel segreto dei tuoi sogni

 

Quelle parole conservate

Nel risvolto delle palpebre

Traduzione: Nino Muzzi

[je ne souffre]

francés | Siham Bouhlal

Je ne souffre qu’une
Main
Me touche
Mon être
Est pétri de la glaise
Qui t’a fait

from: Poèmes bleus
Saint-Benoît-Du-Sault: éditions Tarabuste, 2005
Audio production: Literaturwerkstatt Berlin 2010

[Non sopporto]

italiano

Non sopporto che una

Mano

Mi tocchi 

Il mio essere

È impastato dell’argilla

Che ti ha 

Fatto

Traduzione: Nino Muzzi

MIT MIR NICHT!

alemán | Irmela Brender

Am Weg durch den Park steht ein blaues Schild,
und darauf, in Weiß gemalt, ist ein Bild
von einem Kind an der Hand einer Frau,
von hinten gemalt, das sieht man genau.

Neulich im Park spricht ein fremder Mann
mich vor diesem Schild ganz plötzlich an.
„Komm, Kleine. Auf diesem Schild kannst du sehen,
dass Kinder hier nur mit Erwachsenen gehen.“

„Von wegen! Das Schild zeigt den Fußweg an.
Und mit Ihnen gehen? Ich denke nicht dran.
Dort drüben, da warten die Eltern auf mich.“
Er schaut in die Richtung, und weg bin ich.

Kann sein, er hatte nichts Böses im Sinn.
Kann sein, dass ich zu misstrauisch bin.
Aber wenn einer so mit mir spricht,
dann zeig ich ihm deutlich: Nein, mit mir nicht!

© Verlag Friedrich Oetinger
from: War mal ein Lama in Alabama. Allerhand Reime und Geschichten in Gedichten. Mit Illustrationen von Verena Ballhaus
Hamburg: Verlag Friedrich Oetinger, 2001
ISBN: 3-7891-3132-6
Audio production: 2003 M. Mechner, literaturWERKstatt berlin

Con me no!

italiano

Sul sentiero del parco c’è un cartello blu

un’immagine bianca sta dipinta su,

un bimbo che cammina per mano a una signora,

dipinto di spalle, un’immagine chiara.


Poco fa nel parco ecco uno sconosciuto

che dinanzi al cartello mi dice risoluto.

“Vieni, piccolina. Sul cartello come vedi

i bimbi nel parco coi grandi vanno a piedi.”


“Quando mai! Il cartello mostra solo il sentiero.

E andare con Lei? Non ci penso davvero.

I miei genitori mi aspettano laggiù.”

Lui guarda verso là, e io non ci son più.


Può darsi che non fosse un malintenzionato.

Può darsi che io abbia fin troppo sospettato.

Ma se mi parla in quel modo qualcuno,

allora gli rispondo chiaro: Con me no!

Traduzione di Nino Muzzi

Auf dem Ätna

alemán | Thomas Böhme

Wir saßen im klimatisierten Reisebus.
In den Haarnadelkurven glomm auf der Ginster.
Der Cicerone erzählte die Story von Odysseus so
als sei er selber der Listenreiche gewesen.

Der Bus schraubte sich rasch in die Höhe.
Das Gebrüll Polyphems war schon deutlich zu hören.
Schafe mit schweren Bäuchen trotteten abwärts.
Es war rätselhaft, wie ein Recke darunter noch Platz finden sollte.

Der Geblendete, hieß es, hatte das Nachsehen.
Sein Name sei Niemand, sagte der Listige.
Niemand hat mich geschändet, schrie der Zyklop.
Der Lavastrom wälzte sich über den Parkplatz.

An der Gondelstation herrschte Gedränge.
Oben gabs Shuttlebusse und schwarze Schlacke
die von Raupenbaggern zusammengeschoben wurde.
Die Schwefeldämpfe stiegen uns in die Nase.

Unsere Schuhsohlen hinterließen Abdrücke
im samtweichen Ascheteppich. Kleine Türmchen
aus Lavaschotter säumten die Piste.
Die Götter waren taub für die Klage des Riesen.

Im Gänsemarsch folgten wir dem Gestählten.
Er trug eine Sonnenbrille von Armani.
Aus den Bodensenken stieg Rauch auf.
Man konnte die Hand hineinhalten ohne daß sie verdorrte.

Ein Schmetterling flog übern Kraterrand.
Gegoogelt als Südlicher Schwalbenschwanz –
Schwarzgelb bestäubt mit zwei roten Tüpfeln
an den Frackschößen, oder wie man das nennt.

Ich dachte an Odysseus, an all seine Schliche
die den launischen Göttern imponiert haben mußten.
Vor der Rückfahrt tranken wir Latte macchiato.
Er war heiß, wie im Innern der Erde gebraut.

Gewogen blieben auch uns die unnahbaren Götter.
Am Fuß des Vulkans erwartete uns der Imker.
So nippten auch wir vom himmlischen Manna.
Der Schwalbenschwanz, sagt man, ernähre sich nur von Tau.

© Poetenladen
from: Abdruck im Niemandswo
Leipzig: Poetenladen, 2016
Audio production: Haus für Poesie / 2016

Sull'Etna

italiano

Stavamo seduti nel bus climatizzato.
Ai tornanti brillava la ginestra.
Il cicerone narrava la storia di Odisseo
come se fosse lui l'uomo pieno di astuzie.

Il bus si torse a un tratto verso l'alto.
Già si sentiva chiaro l'urlo di Polifemo.
Pecore dai ventri pesanti trotterellarono fuori.
Chissà come un eroe poteva star lì sotto.

L'accecato, si dice, rimase a bocca asciutta.
L'astuto disse che il suo nome era Nessuno.
Nessuno mi ha straziato, gridava il Ciclope.
Il flusso di lava era spanto sul parcheggio.

Alla stazione della funivia c'era un gran pigia pigia.
Lassù c'erano shuttle bus e scorie annerite
che venivano ammucchiate da escavatori a cingoli.
I vapori di zolfo c'invadevano le narici.

Le suole delle nostre scarpe lasciavano impronte
nel tappeto di cenere morbido come velluto.
Torrette di scorie di lava fiancheggiavano la pista.
Gli dei erano sordi ai lamenti del gigante.

In marcia militare seguivamo l'uomo atletico.
Lui portava gli occhiali da sole di Armani.
Dagli avvallamenti saliva su fumo.
Si poteva metterci la mano senza disseccarla.

Una farfalla volava sull'orlo del cratere.
Secondo Google è un Papilio alexanor -
A strisce nere e gialle con due punti rossi
alle falde della marsina, o come si chiamano.

Io pensavo a Odisseo, a tutte le sue astuzie
che devono essere piaciute agli Dei mattacchioni.
Prima del rientro bevemmo latte macchiato.
Era caldo come venisse dalle viscere della terra.

Ci furono benevoli anche gli Dei inaccostabili.
Ai piedi del vulcano ci attendeva l'apicoltore.
Così assaggiammo anche noi della manna celeste.
Il Papilio alexanor, si dice, si nutra solo di rugiada.

Traduzione: Nino Muzzi

[Dans ce monde]

francés | Anise Koltz

Dans ce monde
démuni de sens
la langage est notre ultime refuge

C’est lui qui appelle notre présent
à exister

J’appâte le papier
pour qu’il se couche
sous mon écriture

© Éditions phi, 44 rue du Canal,
L - 4004 Esch-sur-Alzette
Luxembourg
from: Le porteur d'ombre
Esch-sur-Alzette, Luxembourg: Éditions PHI, 2001
ISBN: 2-89046-682-5
Audio production: 2002, M.Mechner / Literaturwerkstatt Berlin

[In questo mondo]

italiano

In questo mondo
privo di senso
il linguaggio è il nostro ultimo rifugio

É lui che richiama il nostro presente
all’esistenza

Adesco la carta
per farla stendere
sotto la mia scrittura

Traduzione: Nino Muzzi

zug durch belarus

alemán | Anne Seidel

klirren silbern loeffel (in den teeglaesern der reisenden) hinein in die erinnerung an das novgoroder kirchenspiel, gibt es (den unbeirrbaren) weg des sich entziehenden (sich mir entziehender verzweifelter griff in das federkissen). hier: schwarze schienen halbverdeckt, das ueberholende ueberholt uns nicht, hat es nie. wir sind versunken mit dem letzten stein (klang des regens auf dem blechernen zugdach).

© Anne Seidel
from: Chlebnikov weint
poetenladen, 2015
Audio production: Literaturwerkstatt Berlin, 2016

treno attraverso la bielorussia

italiano

tintinnano cucchiaini d’argento (nei bicchieri da the dei viaggiatori) dentro al ricordo del carillon di campane della chiesa di novgorod, esiste allora (l’imperturbabile) sentiero di quel che si sottrae (della mano che afferra il cuscino di piume e si sottrae a me, disperatamente). qui: neri binari a metà nascosti, quel che sorpassa non ci sorpassa, non l’ha mai fatto. Siamo sprofondati con l’ultima pietra (rumore della pioggia sul tetto metallico del treno).

Traduzione: Nino Muzzi

Traversée

francés | Laurence Vielle

Le train naar ons landje a amené
italiens polonais français
grecs marocains espagnols
et ceux de l’est et ceux du sud
et ceux de l’ouest et ceux du nord
a charrié forces vives
petit pays klein landje
depuis toujours pétri
de tant de traversées
ah treinen treinen
train des partitions de fils
où chantent les corbeaux
le train avale visages
et puis les rend aux quais
d’une autre vie
ah le train le train
qui déplace la mienne
d’un quai à l’autre
de l’Europe
d’une langue à l’autre
de la Belgique
de Bruxelles tu pars vers Liège
et puis Luik et puis Liège
de Bruxelles tu pars vers Mons
et puis Bergen et puis Mons
quand les bras de mon amour
sont là pour m’accueillir
il est bon le retour
et je pense à tous ceux
lâchés au quai d’ici
sans bras pour les cueillir
ah treinen treinen
petit train électrique
de mon père de mon frère
traverse mon enfance
montagnes de carton pâte
personnages minuscules
nous recréions le monde
nous sommes ces petites femmes
tout petits hommes
réenchantons le monde encore
aux rails de nos vies
le train file défile enfile
les paysages de nos visages
qui se reflètent dans la vitre
se fondent à chaque prairie
chaque ciel qui effeuille
toutes les formes des nuages
s’y perdent nos visages
train des premières ou secondes classes
les vaches blanches nous regardent
ou l’animal sauvage immobile en effroi
train des courriers des marchandises
des pauvres bêtes d’abattoir
des convois noirs pas revenus
train de toutes les mémoires
ô treinen treinen
le train parfois est en retard
piétinent les passagers
quai du train qui déraille
de trein s’il part à l’heure
est sur une ligne sans obstacle
si un corps n’est pas désespéré
est sur une ligne sans obstacle
le train parfois est trash
et quand le train à grande vitesse
passe au pays d’à côté
mon âme assise reste à m’attendre
sur le quai de Bruxelles
le train parfois s’arrête à chaque gare
avant qu’elle ne s’efface
face aux guichets automatiques
salue l’homme au sifflet du départ
un bruit presqu’un klaxon
ferme les portes du wagon
et si le train ne roule plus
tout le pays est suspendu
au chant des corbeaux sur le fil
le train relie trace des lignes
cliqu’tis des tricoteuses
des baladeuses et des liseuses
train des ordis et des rêveurs
treinen des contrôleurs
train des traintrains quotidiens
emmène-moi au littoral
emmène-moi en Hautes Fagnes
ouvrons mijn vriend ouvrons le train
aux sans papiers aux sans rivages
et que le train tout comme
les veines bleues du monde
charrie ici coeurs nouveaux
pour y semer entrains de vie
train démocratique fenêtres claires
offre-nous un ticket ouvert
chaque premier dimanche du mois
pour explorer tout bled
où les rails filent encore
que notre pays devienne
labo de nos curiosités
à l’étranger si près
qui partage avec nous
nos contrées séparées
oh ooooh train trrrrein
trrrrreinen trrrrrrrrrain
trrrrransporte-moi
trrrrravaille-moi ébrrrranle-moi
entrrraîne-moi trrrrame de roulis neufs
le tissu pâle
de nos corps endormis

et tandis que j’écris
un homme face à moi
en boule sur banquette
voyageur sans ticket
dans son silence implore
l’argent pour continuer
vivant le grand voyage

© Laurence Vielle
from: Poète National(er) Dichter des Vaderlands
Bruxelles
Audio production: Pierre Devalet

Traversata

italiano

Il treno naar ons landje ha portato
italiani polacchi francesi
greci marocchini spagnoli
e quelli dell’est e quelli del sud
e quelli dell’ovest e quelli del nord
ha trasportato forze vive
piccolo Paese klein landje
da sempre impastato di gente
di tante traversate
ah treinen treinen
treno delle partenze dei figli
dove cantano i corvi
il treno inghiotte volti
e poi li rende ai marciapiedi
di un’altra vita
ah il treno il treno
che sposta la mia
da un marciapiede all’altro
dell’Europa
da una lingua all’altra
del Belgio
da Bruxelles vai verso Liegi
e poi Luik e poi Liegi
da Bruxelles vai verso Mons
e poi Bergen e poi Mons
quando le braccia del mio amore
stanno là ad accogliermi
è bello il ritorno
e penso a tutti quelli
lasciati sul marciapiede di qui
senza braccia ad accoglierli
ah treinen treinen
trenino elettrico
di mio padre e mio fratello
attraversa la mia infanzia
monti di cartapesta
personaggi minuscoli
noi ricreavamo il mondo
noi siamo le piccole donne
uomini piccolissimi
ricreavamo il mondo per magia
ai binari delle nostre vite
il treno fila via scorre mette in fila
i paesaggi dei nostri volti
riflessi nel vetro dei finestrini
che si uniscono ad ogni prateria
ogni cielo che va sfogliando
tutte le immagini delle nuvole
vi si perdono i nostri volti
treno delle prime e seconde classi
le mucche bianche ci guardano
o l’animale selvaggio immobile spaventato
treno della posta delle merci
delle povere bestie da macello
dei convogli neri mai tornati
treno di tutte le memorie
ô treinen treinen
il treno talvolta è in ritardo
pesticciano i passeggeri sul posto
marciapiede del treno che deraglia
de trein se parte in orario
è su una linea senza ostacolo
se un corpo non è disperato
è su una linea senza ostacolo
il treno qualche volta è trash
e quando il treno a gran velocità
passa dal paese vicino
la mia anima seduta resta ad attendermi
sul marciapiede di Bruxelles
talvolta il treno si ferma a ogni stazione
prima che si cancelli
di fronte agli sportelli automatici
saluta l’uomo col fischietto della partenza
un rumore quasi di clacson
chiude le porte del vagone
e se il treno non viaggia più
tutto il paese è sospeso
al canto dei corvi sopra il filo
il treno collega traccia delle linee
sferruzzare delle lavoratrici a maglia
delle passeggiatrici e delle lettrici
treno dei computer e dei sognatori
treinen dei controllori
treno dei tran-tran quotidiani
portami al litorale
portami sulle Hautes Fagnes
apriamo mijn vriend apriamo il treno
ai senza-documenti ai senza-rive
e che il treno proprio come
le vene azzurre del mondo
porti qui cuori nuovi
per seminarvi impeti di vita
treno democratico finestre chiare
regalaci un biglietto aperto
ogni prima domenica del mese
per esplorare ogni villaggio
dove passano ancora i binari
che il nostro paese divenga
laboratorio di nostre curiosità
così vicino allo straniero
che con noi condivide
le nostre contrade divise
oh ooooh treno trrrrein
trrrrreinen trrrrrrrrrrreno
trrrrasportami
trrravagliami scuotimi
trrrrrascinami trrrrama di nuovi rollii
il tessuto pallido
dei nostri corpi assopiti

e mentre scrivo
un uomo qui di fronte
arrotolato sul sedile di legno
viaggiatore senza biglietto
nel suo silenzio implora
qualche soldo per proseguire
vivo il grande viaggio

Traduzione: Nino Muzzi

der letzte tag im süden

alemán | Monika Rinck

wir werden dir ein mittel spritzen
an diese bank im ferienhaus fixiert
sieh mal hier, wie deine stirne leuchtet
o - der schläfen glanz im stillen
widerschein des weißen lampenschirms
wie schön du bist, wie gut und
unvermutet ist das licht
durch deine adern läuft ein schimmer
und in der dunklen kammer nistet
radium - deine kleine grüne angst.

überall, bei allen anderen, regen sich visionen
doch nicht bei dir. bei dir ist alles
klar und scharf zu sehn, die ettiketten, die kakteen.
alles da im broken glass der letzten nacht
die figurinen des begehrens, die zarten schäume
hier hat der liebe herrgott selbst mit seiner zunge
dir die deinige gelöst, du sprichst, wie schön
vom pharmakon, vom wedeln der platanen
und vor der türe stehn sie schon,
die schuhe die wir haben,
die säcke mit dem müll und der passat.

© M.R.
from: Verzückte Distanzen. Gedichte.
Springe: zu Klampen! Verlag , 2004
ISBN: 3-933156-81-5
Audio production: Literaturwerkstatt Berlin, 2004

l’ultimo giorno nel sud

italiano

t’inietteremo un farmaco
legata a questa panca nella casa di vacanze
guarda un po’ qui come brilla la tua fronte
oh – lo splendore delle tempie nel quieto
riflesso del paralume bianco
come sei bella, com’è dolce e
inattesa questa luce
un bagliore ti trascorre le vene
e nella camera oscura si annida
il radium – la tua piccola paura verde.
dappertutto, in tutti gli altri, si accendono visioni
salvo che in te. in me è tutto
chiaro e netto alla vista, le etichette, i cactus.
tutto qua in broken glass dell’ultima notte
le figurine del desiderio, le tenere schiume
qui ti ha fatto sciogliere le tue il buon Dio
stesso con la propria lingua, tu parli, che bello
del farmaco, dell’agitarsi dei platani
e stanno già dinanzi alla porta,
le scarpe che abbiamo,
i sacchi dell’immondizia e la VW-Passat.

Traduzione: Nino Muzzi

ejemplo

español | Yanko González

                                      En el atrio del pueblo hay un ciruelo añoso,
                                      Todas las primaveras brotan renuevos:
                                      Los pasaportes viejos no pueden hacer eso, amada,
                                      los pasaportes viejos no pueden hacer eso.

                                      W. H. Auden


Quieren que me vaya como si yo no quisiera irme
Entonces les digo me voy
Pero al primer
o quinto paso
Corren a buscarme
para que les planche el aire
Les abra una zanja
donde han de cruzar sus trajes.

Ayer fue lo mismo
Entendí claramente
quieren que me vaya
Eso es lo que se decían mientras cuidaba de sus niños

Yo jugaba a lo que en Alto Volta se jugaba
Ejemplo
La silla se llama lavabo la puerta sardina
La mesa vajilla y los zapatos cadira
Entonces los niños gritaban
Amarillo
Ábrenos la sardina.

Era un juego y dijeron que me fuera
Que tenía que enseñarles las palabras
Como se debían

Ejemplo
abrir la boca
se dice
reír.

© Yanko González
from: Alto Volta
Valdivia: Ediciones El Kultrún, 2007
Audio production: Yanko González, 2020

esempio

italiano

                            Nell'atrio del paese c'è un vecchio susino,
                            Ogni primavera spuntano germogli:
                            I vecchi passaporti non possono far questo, amata mia,
                            i vecchi passaporti non possono far questo.

                            W. H. Auden



Vogliono che me ne vada come se non volessi andarmene
allora dico loro che me ne vado
però al primo
o al quinto passo
corrono a trovarmi
in modo che distenda loro l’aria
apra loro un fossato
dove devono passare i loro costumi.

Ieri fu lo stesso
capii chiaramente
vogliono che me ne vada.
È quello che dicevano mentre mi occupavo dei loro figli.

Io giocavo a quel che si giocava in Alto Volta
esempio
la sedia si chiama lavabo le porta sardina
la tavola stoviglia e le scarpe sedia
allora i bambini gridavano
giallo
aprici la sardina.

Era un gioco e mi dissero che me ne andassi
che dovessi insegnar loro le parole
come si doveva

esempio
aprir la bocca
si dice
ridere.

Traduzione: Nino Muzzi

[1999-2011]

español | Yanko González

Querido Leopold lee esto muy, muy despacio
Y créeme que no tengo otra forma de decirlo.

Si hasta aquí has leído de prisa
Te pido vuelvas a comenzar de nuevo.

No me atrevo a pulsar tu número
Y quemar el poco aliento que nos queda.

No seré quien arriba, no seré quien parte
Para quedar en la mitad y vacía.

No te apresures, no te fíes de mi brevedad
Porque este día pardo terminará en el mismo día pardo
Que persistirá inmutable en otro día pardo.

Querido mío, hoy a las cuatro y treinta de la madrugada
Nuestro hijo nos dejó. Sus ojos ya no muestran ni sienten dolor.

Perdóname. He perdido un cuerpo para llegar
Y he perdido un cuerpo para regresar.

© Yanko González
from: Elabuga
Valdivia: Ediciones El Kultrún, 2011
Audio production: Yanko González, 2020

[1999-2011]

italiano

Caro Leropold leggi con molta, molta calma
e credimi non ho altro modo per dirtelo.

Se fino a qui hai letto in tutta fretta
ti prego di ricominciare daccapo.

Non mi azzardo a fare il tuo numero
e bruciare il poco fiato che mi resta.

Io non sarò né quella che arriva, né quella che parte
per starmene nel mezzo e vuota.
 
Non precipitarti, non ti fidare della mia brevità
perché questo giorno grigio terminerà nello stesso giorno grigio
che sboccherà immutato in un altro giorno grigio.

Mio caro, oggi alle quattro e trenta del mattino
nostro figlio ci ha lasciato. I suoi occhi non mostrano né sentono dolore.

Perdonami. Ho perduto un corpo per arrivare
e ho perduto un corpo per ripartire.

Traduzione di Nino Muzzi

UNE GUITARE DANS LA NUIT

francés | Marie-Célie Agnant

Jenin crucifiée
ne rend pas les armes
elle guette le jour
qui percera le secret des pourquoi
le secret des comment
où réside l’espoir
de changer l’âme du monde
pour retrouver le vrai sens de la Terre
Dans Jenin bâillonnée
avec ses rues méconnaisables
Jenin qui porte un si beau nom de femme
réceptacle pourtant
de toutes les vomissures de haine
les fourmis devenues folles
fuient la tourmente au galop
Dans Jenin malgré tout
nous préférons la fleur au javelot
la gentiane nous sert de bouclier

Jenin ô Jenin
dans tes ruelles abandonnées
dans les débris sous les décombres
on perçoit le pouls de tes amours
Et tes murs
où les enfants ne tracent plus les lettres de ton nom

ni celui de leur père
et les toits de tes demeures
qui n’abritent plus que l’usure et la tristesse
tout cela ô Jenin
un sang qui brame et mugit
Ta vie s’est muée en grappes de raisins
dans la bouche des prédateurs
Et ce qui en vérité
ne devrait être
qu’une histoire simple
d’une terre à aimer
une terre belle avec ses oliviers ses fontaines
la couronne de ses palmiers
ses éclats de bonheur paisible
ou fugace
ce qui devrait planer léger
tel le chant du merle
et le vol du colibri
est aujourd’hui
sifflement de serpent
sinistre
et tellement strident

Ainsi chantait une guitare une nuit
aux abords de Jenin

et Lila les ailes à peine ouvertes
les ailes déjà si lourdes de toute la poussière
et des décombres Lila frémissait
« Le paradis mes sœurs ma mère semble bien loin
mais dans ton sein déjà ô mère
souviens-toi
souviens-toi je rêvais d’horizon
je pensais fraternité toutes frontières abolies
ma chanson n’avait qu’un refrain aujourd’hui la vie »
Elle disait ces mots Lila en fermant les yeux
pour ne pas laisser ses larmes s’échapper
tandis que les voix
toujours les voix
lui soufflaient
qu’il faut prendre le risque
de changer même les choses simples
Autant de voix
autant de morsures
elle se découvrait Lila
si impuissante
face à l’âme de ces choses
en réalité trop simples
Était-elle simplement trop simplement femme
lorsqu’elle fermait les yeux
se voilait le regard

pour fuir les voix et détourner les chuchotements
qui vrillaient son cœur
trouaient ses tympans
Mais lorsqu’elle fermait les yeux
elle était ce cygne dérivant sur le fleuve en crue
ce cygne guetté par les oiseaux de proie
qui attendaient
tournoyaient
le bec ouvert dans le ciel de Jenin
l’enfer dans le regard
prêts à lui essorer le plumage

Certaines nuits les voix se faisaient clairon
il y a si longtemps que nous avons mal
si longtemps
si longtemps
nous ne comptons plus les années
Lila tressaillait
« Je pourrais me permettre de pleurer pensait-elle
fille du Levant fille de Jenin je suis
la pluie ne laissera nul sillon de tristesse sur mon visage »
Pleure Lila le chant reprenait
prends goût si tu veux à l’ivresse des larmes
puisque ton sommeil ne peut être paisible
Jamais tu n’auras pour berceau

les bras d’un amant qui soit aussi ton frère
les bottes les fusils et le soufre
sont entrés dans Jenin
et ton frère depuis
ne connaît plus le nom
qui fait de lui un homme
Pleure donc ô Lila

Pleure avant que tes larmes ne perdent leur brillance
mais tisse n’oublie pas
un linceul pour la tristesse
et continue à chercher même dans la nuit
la route dessinée jadis
par tes racines
Ne pas être une lampe sans lumière
les voix montaient
tel est le cri qui nous voit naître et nous accompagne
fais tien ce credo inébranlable
dans l’obscurité la plus totale
poursuis la clarté

« Qui peut déchiffrer dans les lignes de mes mains
ô mes sœurs
les traces qui annonçaient ces saisons d’errance loin de Jenin

Dans ma poitrine piaffe et tressaille un cœur nomade
il ne trouve d’ancrage nulle part »
Elle disait cela Lila
et on croyait entendre les frissons d’une guitare
pleurant son dernier chagrin
sur les berges de quelque fleuve
S’élevait en même temps
une rumeur de mots échevelés
voix lancinantes
laves rameutées en un flot sauvage
voix pressantes
exténuées pourtant tenaces
elles montaient houles opiniâtres remous
réclamant à grands cris
que naisse enfin cet autre monde

La guitare obstinément
pleurait son chant polyphonique
ne pas rendre les armes
malgré les larmes
Jenin aujourd’hui entre ton cœur et ton âme
ce territoire au-dedans de toi
Pareil à l’océan ton cœur Lila
jamais ne se videra de la puissance d’aimer
Sur les terres meurtries nous aimerons encore

le dos courbé nous aimerons toujours
et nous irons toujours insatiables vers l’amour
au bout du chemin
nous brandirons
notre refus d’une humanité défroquée

Au bord de quelle rivière
pleurait cette guitare
Elle portait le nom de tant de terres disloquées
mais les pleurs ce jour-là
ruisselaient dans le ciel de Jenin
Chant de syllabes disjointes
voix d’une guitare en enfer
la nuit s’y était engouffrée
Que cette voix et la nuit
dans Jenin meurtrie
cette voix et la danse des vautours
cette voix dans ces langues égarées
langues démembrées
à ne plus pouvoir agencer deux syllabes
juste deux
ô combien brèves
deux syllabes cinq lettres
pour dire Jenin

Là-haut les bombes rugissaient
en bas les bulldozers
Dans Jenin déserte une femme enlacée à son olivier
son visage porte la couleur gris-verdâtre de la frondaison
son arbre tel un amant mort qu’elle étreint
a l’âge de la Terre
ses racines flottent dans l’air gris de poussière
ses racines désormais
comme ton cœur nomade ô Lila
ses racines guettées par les vautours comme le cygne sur le fleuve
les vautours qui tournoient même autour des langues de feu
les vautours qui ne craignent ni le fer ni les cris
les vautours font la ronde dans ton sommeil et dans le sien
les vautours sans cesse un œil allumé

Jenin ô Jenin
les femmes pleurent un long chant d’agonie
elles pleurent aussi leurs hommes qui n’ont plus de nom
et leurs enfants privés d’enfance
Ô Jenin le chant ne suffit pas
sur cette terre démembrée
nos vies
loin de l’amour
se consument
comme des brindilles

© Pleine lune
from: Femmes des terres brûlées
Montréal: Pleine lune, 2016
Audio production: Haus für Poesie, 2020

Una chitarra nella notte

italiano

Jenin crocifissa
non depone le armi
spia il giorno
che forerà il segreto dei perché
il segreto dei come
dove risiede la speranza
di cambiar l’anima del mondo
per ritrovare il vero senso della Terra
A Jenin imbavagliata
con le sue vie irriconoscibili
Jenin che porta un sì bel nome di donna
eppure è ricettacolo
di tutti i rigurgiti dell’odio
le formiche impazzite
fuggono la tormenta al galoppo
A Jenin tuttavia
noi preferiamo il fiore al giavellotto
la genziana ci serve da scudo

Jenin oh Jenin
nei tuoi vicoli abbandonati
nei detriti sotto le macerie
si sente il polso dei tuoi amori
E i muri
dove i bimbi non tracciano più le lettere del tuo nome
né quello dei loro padri
e i tetti delle tue dimore
che non coprono più che l’usura e la tristezza
tutto questo oh Jenin
un sangue che bramisce e mugghia
La tua vita si è mutata in grappoli d’uva
nella bocca dei predatori
E ciò che in verità
dovrebbe solo essere
una storia semplice
di una terra da amare
una bella terra con i suoi olivi le sue fontane
la corona dei suoi palmizi
i suoi lampi di gioia serena
o fugace
ciò che dovrebbe planare leggero
come il canto del merlo
o il volo del colibrì
oggi è sibilo di serpente
sinistro
e talmente stridulo.

Così cantava una chitarra una notte
nei dintorni di Jenin
e Lila con le ali appena aperte
con le ali già pesanti di tutta la polvere
e delle macerie Lila fremeva
“Il paradiso le mie sorelle mia madre sembra ben lontano
ma nel tuo seno già o madre
ricordati
ricordati io sognavo di orizzonti
pensavo alla fraternità che abolisce ogni frontiera
la mia canzone aveva un solo ritornello oggi la vita”
Diceva queste parole Lila chiudendo gli occhi
per non farsi uscire le lacrime
mentre le voci
sempre le voci
le sussurravano
che bisogna rischiare
di cambiare persino le cose semplici
Tante voci
tante morsicature
Lila si scopriva
così impotente
di fronte all’anima di quelle cose
in realtà troppo semplici
Forse lei era troppo semplicemente donna
quando chiudeva gli occhi
si velava lo sguardo
per fuggire le voci e sviare i bisbigli
che torcevano il suo cuore
perforavano i suoi timpani
Ma quando lei chiudeva gli occhi
lei era quel cigno alla deriva sopra un fiume in piena
cigno insidiato dagli uccelli di rapina
che aspettavano
volteggiavano
col becco aperto nel cielo di Jenin
con l’inferno nello sguardo
pronti ad avvinghiargli il piumaggio

Certe notti le voci si fanno tromba
ed è da tanto tempo che stiamo male
tanto tempo
tanto tempo
noi non contiamo più le annate
Lila trasaliva
“Io potrei permettermi di piangere pensava lei
figlia del Levante figlia di Jenin io sono
la pioggia non lascerà nessun solco di tristezza
sul mio viso”
Piangi o Lila il canto riprendeva
prendi gusto se vuoi all’ebbrezza del pianto
poiché il tuo sonno non può esser piacevole
Non avrai mai per culla
le braccia di un amante che ti sia anche fratello
gli stivali i fucili lo zolfo
sono entrati in Jenin
e tuo fratello poi
non conosce più il nome
che fa di lui un uomo
Piangi dunque o Lila
Piangi prima che le lacrime non perdano di smalto
ma tessi non scordare
un sudario per la tristezza
e continua a cercare persino nella notte
la strada allora segnata
dalle tue radici
Non essere una lampada senza luce
le voci salivano
tale è il grido che ci vede nascere e che ci accompagna
fa’ tuo quel credo incrollabile
nella più totale oscurità
insegui la chiarità

“Chi può decifrare nelle linee della mia mano
sorelle mie
le tracce che annunciavano queste stagioni di erranza
lontano da Jenin
Nel mio petto scalpita e sussulta un cuore nomade
non trova ancoraggio da nessuna parte”
Diceva questo Lila
e pareva di sentire le vibrazioni di una chitarra
che piangeva la sua ultima disgrazia
sulle sponde di qualche fiume
Saliva al contempo
un rumore di parole confuse
voci lancinanti
lave raccolte in un fiotto selvaggio
voci pressanti
estenuate eppure tenaci
salivano onde ostinate turbinii
che a gran voce chiedevano
che nasca finalmente quell’altro mondo

La chitarra ostinatamente
piangeva il suo polifonico canto
non consegnare le armi
malgrado le lacrime
Jenin ora fra il tuo cuore e la tua anima
questo territorio è dentro di te
Simile all’oceano il tuo cuore Lila
non si svuoterà mai della potenza di amare
Sulle terre straziate noi ameremo ancora
e andremo sempre insaziabili verso l’amore
al termine del cammino
noi brandiremo
il nostro rifiuto di una umanità negata

In riva a quale fiume
piangeva questa chitarra
il fiume portava il nome di tante terre dislocate
ma i pianti quel giorno
si scioglievano nel cielo di Jenin
Canto di sillabe disgiunte
voce di chitarra all’inferno
la notte vi si era insinuata
Questa voce e la notte
a Jenin martirizzata
questa voce e la danza degli avvoltoi
questa voce nelle lingue sperdute
lingue smembrate
da non riuscir neppure a pronunciare due sillabe
due soltanto
oh quanto brevi
due sillabe cinque lettere
per pronunciare Jenin

Là in alto le bombe ruggiscono
qua giù sotto i bulldozer
Nella Jenin deserta una donna abbracciata al suo olivo
dal viso color grigio-verdastro della chioma
il suo albero come un amante morto che lei stringe
ha l’età della Terra
le sue radici si agitano nell’aria grigia di polvere
ormai soltanto le radici
come il tuo cuore nomade, o Lila
le sue radici spiate dagli avvoltoi come il cigno sul fiume
gli avvoltoi che ruotano ormai persino attorno alle lingue di fuoco
gli avvoltoi che non temono né il ferro né le grida
gli avvoltoi fanno la ronda nel tuo sonno e nel suo
gli avvoltoi sempre con un occhio acceso

Jenin oh Jenin
le donne piangono un lungo canto d’agonia
piangono anche i loro uomini che non hanno più nome
e i loro figli privati d’infanzia
Oh Jenin il canto non basta
su questa terra lacerata
le nostre vite
lontane dall’amore
si consumano
come dei fuscelli

Traduzione: Nino Muzzi

LA DERNIÈRE SAISON DE DÉSARROI

francés | Marie-Célie Agnant

Il voyait venir la dernière saison
cherchait ses souvenirs
Mais n’existaient en lui que l’océan de la canne
l’océan du ciel

Bleu du ciel vert de la canne

Il s’arrêtait cherchait encore
marmonnait que ses souvenirs
s’étaient sans doute érodés
sur le fil du temps
Ils s’effritaient
pour se marier peut-être
à cette terre sur laquelle il était né
et qui ne savait rien de lui

Il disait aussi (une manière de rire)
il avait toujours aimé rire
du moins avant ce temps de désarroi
il disait que l’odeur âcre de la bagasse
est comme une odeur de fiel elle ronge tout

Elle avait pénétré en lui jusqu’à devenir une seconde chair
elle l’avait colonisé le dépouillant de sa propre chair
Elle lui avait tenu lieu de vie sa seule mémoire

Il se demandait quand même
si la vie pour certains êtres
peut se résumer
à cette seule et unique chose
un parfum une odeur
celle de la canne brûlée
la seule qui l’accompagnait
depuis toujours

Une terreur indicible grandissait en lui
lorsqu’il imaginait cette chose qu’il savait être son âme
(il avait quand même la certitude d’en avoir une)
elle aussi rongée
par ce parfum âcre de bagasse
son âme peu à peu érodée
soumise au même traitement
que son corps

Autrement
comment comprendre toute sa vie
hypothéquée
tout le long de sa vie un unique horizon
une seule saison la canne
et la honte

Toutes ces paroles l’assaillaient
mais pensait-il aussi
ces mots
ces pensées assurément
ne valaient pas grand-chose
n’avaient pas de sens
le monde était ainsi fait
d’un côté la fatalité
cette sorte de loi
immuable
comme les levers et les couchers du soleil
de l’autre les vainqueurs

Les vainqueurs dictaient
édictaient
régissaient
décidaient par exemple
que les bras qui ne servent plus à rien
comme au temps que l’on nomme temps jadis
et qui n’a de jadis que le nom
eh bien oui
ces bras
pouvaient être coupés
jetés aux pourceaux
Tout comme jadis

On le regardait avec étonnement
lui renchérissait
Du revers de sa main sèche
cette main inutile
il écrasait une larme
puis il ajoutait
que lui
n’avait jamais appris à lire ou à écrire
Faut croire que pour couper la canne
il n’en fallait pas autant

Mais il savait par instinct
que l’impuissance porte en son sein
sa propre culpabilité
engendre mépris et suspicion
rage ou indifférence

À l’âge de poser ses vieux os à l’ombre
les vainqueurs le dépouillent
de ce qui lui restait d’existence lui
ses enfants
les enfants de ses enfants
toute sa descendance
aujourd’hui
plus de terre plus de lieu plus de patrie
Comme jadis personne au monde
aucune parole
à même de casser le verdict

On dit souvent que les choses
tout comme les êtres
ont un double visage
tout dépend de l’angle
du regard que l’on porte
Mais il a beau compter les années
l’angle demeure le même
le visage
celui de l’injustice amère

Et il se tient aujourd’hui
ni plus ni moins courbé sur cette terre ingrate
ni plus ni moins accablé par les morsures avides du soleil
ni plus ni moins abusé par l’indifférence du monde
il se tient léger
dépouillé de tout
sauf des débris de son existence
enfermé dans son cœur
sans traces de haine
sans bruissement d’espoir

Tout passe comme est passée sa jeunesse
tout passe comme est passée sa vie
«Tout passe comme ont passé mes bras qui désormais ne servent
       plus à rien
Et ma vie»
Il parlait ainsi
et quelque chose
un nuage lourd traînait dans son regard
De sa bouche édentée il souriait
ramenait sur ses épaules
les lambeaux d’une casaque
espérait draper un restant de dignité
et disait ainsi
Ma vie peut s’en aller cette nuit
comme s’en va le soleil
mais avant que cela ne s’accomplisse
il faut bien passer le restant des jours
Comment vivre quand on n’a plus de bras
plus de pays
plus de terre
plus d’avenir
plus d’espoir
Qu’il est sombre ce crépuscule de mon existence
qu’elle est triste ma dernière saison de désarroi

© Pleine lune
from: Femmes des terres brûlées
Montréal: Pleine lune, 2016
Audio production: Haus für Poesie, 2020

L’ultima stagione di sgomento

italiano

Vedeva giungere l’ultima stagione
cercava nei ricordi
Ma in lui non esisteva che l’oceano della canna
e l’oceano del cielo

L’azzurro del cielo e il verde della canna

Lui si fermava cercava ancora
borbottava che i suoi ricordi
si erano sicuramente erosi
sul filo del tempo
Si sgretolavano
per sposarsi forse
a quella terra su cui era nato
e che di lui niente sapeva

Lui diceva anche (a mo’ d’ironia)
di avere amato sempre ridere
per lo meno prima di questo tempo di sgomento
diceva che l’odore acre della bagassa
è come un odore di fiele corrode tutto

Era penetrato in lui fino a diventare la sua seconda carne
l’aveva colonizzato spogliandolo della sua carne vera
gli aveva lasciato come luogo di vita la sua sola memoria

Lui si chiedeva comunque
se la vita per certi esseri
potesse riassumersi
in questa sola e unica cosa
un profumo un odore
quello della canna bruciata
l’unico che lo accompagnava
da sempre
Cresceva in lui un terrore indicibile
quando immaginava quella cosa che sapeva essere la sua
anima
(lui aveva comunque la certezza di averne una)
essa stessa erosa
dal quel profumo acre di bagassa
l’anima sua poco a poco erosa
sottomessa allo stesso trattamento
del suo corpo

Altrimenti
come comprendere tutta la sua vita
ipotecata
per tutta la sua vita un unico orizzonte
una sola stagione la canna
e la vergogna

Tutte queste parole l’assalivano
ma lui pensava anche
che quelle parole
quei pensieri sicuramente
non valevano gran cosa
non avevano senso
il mondo era così fatto
da un lato la fatalità
quella sorta di legge
immutabile
come il sorgere e il tramontare del sole
dall’altro i vincitori

I vincitori dettavano
lanciavano editti
dettavano regole
decidevano per esempio
che le braccia che non servono più a niente
come in quel che vien detto il tempo che fu
e che del tempo che fu non ha che il nome
ebbene sì
quelle braccia
potevano essere tagliate
gettate ai porci
Tutto come nel tempo che fu

Lo guardavano con stupore
lui insisteva
Col dorso della sua mano arida
quella mano inutile
schiacciava una lacrima
poi aggiungeva
che lui
non aveva mai imparato a leggere o a scrivere
C’è da credere che per tagliare la canna
non ci fosse bisogno di tanto

Ma sapeva per istinto
che l’impotenza porta nel suo seno
la propria colpevolezza
genera disprezzo e sospetto
rabbia o indifferenza

All’età di riporre all’ombra le vecchie ossa
i vincitori lo spogliano
di ciò che gli restava di esistenza lui
i suoi figli
i figli dei suoi figli
tutta la sua discendenza
oggi
niente più terra, né luogo, né patria
Come un tempo nessuno al mondo
nessuna parola
capace d’infrangere il verdetto

Spesso si dice che le cose
esattamente come gli esseri
abbiano un doppio volto
tutto dipende dall’angolo
visuale che si usa
Ma si ha un bel contare gli anni
l’angolo resta lo stesso
il volto
quello dell’amara ingiustizia

E si tiene oggi
né più né meno curvo su questa terra ingrata
né più né meno oppresso dalle morsicature avide del sole
né più né meno abusato dall’indifferenza del mondo
si tiene leggero
spogliato di tutto
salvo dei detriti della sua esistenza
chiuso nel suo cuore
senza tracce di odio
senza bisbiglio di speranza

Tutto passa come è passata la sua giovinezza
tutto passa com’è passata la sua vita
“Tutto passa come son passate le mie braccia che ormai
non servono
più a niente
e la mia vita”
Così parlava
e qualche cosa come
una pesante nuvolaglia vagava nel suo sguardo
Con la bocca sdentata sorrideva
e si tirava sulle spalle
i lembi di una casacca
sperando di coprire con un drappo un resto di dignità
e diceva così
La mia vita può andarsene stanotte
come se ne va il sole
ma prima che ciò si compia
bisognerà ben passare il resto dei giorni
Come vivere quando non si ha più le braccia
più il paese
più la terra
più l’avvenire
più la speranza
Com’è scuro questo crepuscolo della mia esistenza
com’è triste la mia ultima stagione di sgomento

Traduzione: Nino Muzzi

DEHORS LES CHIENS

francés | Marie-Célie Agnant

Les barques cherchent le chemin
là où les jours et les nuits se rejoignent
là où les eaux de l’océan
les eaux des rivières
se retirent
apeurées

Dans ces nuits compactes qui vieillissent les corps
ces nuits où l’enfant même
l’enfant au premier vagissement
emprunte le visage de l’aïeule qui titube vers la mort
les barques cherchent le chemin

Toute la nuit toutes les nuits
le banquet des chiens et de leur descendance
les hyènes ricanent ivres
se donnent de grandes tapes dans le dos
l’écho des rires retentit
se marie au sifflement des crotales

Ceux qui refusent les coupes pleines leur enchantement
les pirouettes grotesques des hyènes
les mimiques pitoyables des lycaons
ceux qui tremblent dans tous leurs os face à la nuit sauvage
ceux à qui il répugne de s’agenouiller

de renifler les culs puants des chiens et de leur descendance
ceux qui déclinent les invitations au banquet des assassins
ceux qui dédaignent les tutus pour danser au rythme des chacals
sous l’œil torve des lunes engluées dans la peur
ceux qui boudent les accouplements présentés comme irrésistibles
avec les hyènes leur descendance tous ceux qui leur ressemblent
et en plein jour exhibent les loups blottis dans leur giron
tous ceux-là oui tous ceux-là apprennent à mordre et dévorer
       leurs poings

Toute la nuit toutes les nuits le banquet
et la veuve traque en vain les ossements de l’homme
de celui qui savait de quoi était fait son combat
Elle range son effroi sous une ceinture de chardons
pour ne pas faire son deuil de la vérité
Dans l’haleine fétide des nuits de bombance
malgré les chiens et leur descendance
vautrés dans la pourriture
les barques cherchent la rive
où chemine la veuve oubliée dans ses habits de veuve
la veuve aux seins creux d’avoir trop gémi
celle que l’on dit folle perdue la voici
elle a faim et de dégoût vomit ses entrailles
sa vomissure éclabousse les nappes du banquet
le pelage déjà tellement sale

des chiens dans la pénombre
Elle mord et dévore ses poings
et ses poings chaque nuit renaissent
Elle se lacère les lèvres
dénonce les trêves mensongères
rompue elle marche et cherche
marchera jusqu’au bout de la nuit
Quelquefois elle rêve
qu’elle crève les yeux des hyènes et des lycaons
de tous les chiens sauvages et de leur descendance
Sous ses voiles paisibles elle recense les meutes
elle a appris à dormir sur sa table en bois dur
pour attendre l’arrivée du jour

Plus jamais les chiens sauvages

Mais le jour appartient aux chiens et à leur descendance
à tous ceux-là qui fuient
la queue basse
quand la fureur des eaux menace
et qui sans état d’âme
dans la puanteur vingt années plus tard reviennent
Ils fuiront un jour sans retour
crie la veuve
Ils fuiront sans queue ni crocs

Dehors les chiens Plus jamais les chacals

Les chiens ricanent les chacals grincent des dents
ils trinquent
mais elle ne tremble plus face à la mort
ses pas désormais connaissent
les secrets des montagnes endormies
et ses ongles affûtés sous son voile
ses pupilles
deux croissants de lune deux faux
guettent la ronde infernale des chiens sauvages
deux faux ses pupilles
et elle a le cœur froid comme les vieux tigres
ses mains suaves de jadis
ses merveilleuses et tendres mains d’amante
dans la nuit ses mains
deux champs de mines
piqués de noirs chardons

© Pleine lune
from: Femmes des terres brûlées
Montréal: Pleine lune, 2016
Audio production: Haus für Poesie, 2020

Fuori i cani

italiano

Le barche cercavano il cammino
là dove i giorni e le notti si riuniscono
là dove le acque dell’oceano
le acque dei fiumi
si ritirano
spaventate

In quelle notti compatte che fanno invecchiare i corpi
quelle notti in cui lo stesso bimbo
il neonato ai primi vagiti
assume il volto della nonna titubante incontro alla morte
le barche cercano il cammino

Tutta la notte tutte le notti
il banchetto dei cani e della loro discendenza
le iene ridacchiano ubriache
dandosi grandi pacche sulla schiena
l’eco delle risa
si sposa al sibilo dei crotali

Coloro che rifiutano le coppe piene il loro incantesimo
le piroette grottesche delle iene
le pietose mimiche dei licaoni
che tremano in tutte le ossa dinanzi alla notte selvaggia
coloro a cui ripugna inginocchiarsi
annusare i culi puzzolenti dei cani e della loro discendenza
coloro che declinano l’invito al banchetto degli assassini
coloro che disdegnano i tutù per danzare al ritmo degli sciacalli
sotto l’occhio torvo delle lune invischiate nella paura
quelli che disprezzano gli accoppiamenti presentati come irresistibili
con le iene la loro discendenza tutti coloro che assomigliano a loro
e in pieno giorno esibiscono i lupi rannicchiati nel loro girone
tutti quelli là sì tutti quelli là imparano a mordere e divorare
i propri pugni

Tutta la notte tutte le notti il banchetto
e la vedova bracca invano le ossa dell’uomo
di colui che sapeva di cosa era fatto il suo combattimento
Essa sistema la sua paura sotto una cintura di cardi
per non elaborare il suo lutto della verità
Nel fiato fetido delle notti di baldoria
malgrado i cani e la loro discendenza
rotolati nella putredine
le barche cercano la riva
dove cammina la vedova scordata nei suoi abiti di vedova
la vedova dai seni retratti per aver troppo sofferto
quella che vien detta folle perduta eccola
ha fame e per disgusto vomita le viscere
il suo vomito schizza sulle tovaglie del banchetto
sul pelo già tanto sporco dei cani nella penombra
Essa morde e divora i suoi pugni
e i suoi pugni ogni notte rinascono
Essa si lacera le labbra
denuncia le tregue menzognere
tutta stronca cammina e cerca
camminerà fino al termine della notte
Talvolta sogna
di cavare gli occhi alle iene e ai licaoni
di tutti i cani selvaggi e della loro discendenza
Sotto placidi veli essa riepiloga le mute
ha imparato a dormire sulla sua tavola di legno duro
per aspettare l’arrivo del giorno

Mai più i cani selvaggi

Ma il giorno appartiene ai cani e alla loro discendenza
a tutti quelli che fuggono
con la coda fra le gambe
quando il furore delle acque minaccia
e che senza stato d’animo
nel fetore ritornano vent’anni dopo
Un giorno fuggiranno senza ritorno
grida la vedova
Fuggiranno senza coda né zanne

Fuori i cani Mai più gli sciacalli

I cani sghignazzano gli sciacalli digrignano i denti
brindano
ma lei non trema più in faccia alla morte
i suoi passi oramai conoscono
i segreti delle montagne addormentate
e le sue unghie affilate sotto il velo
le sue pupille
due spicchi di luna due falci
spiano il giro infernale dei cani selvaggi
due falci le sue pupille
ed essa ha il cuore freddo come le vecchie tigri
le sue mani soavi di un tempo
le sue meravigliose e tenere mani di amante
sotto il manto della notte le sue mani
due campi minati
crivellati di cardi neri.

Traduzione: Nino Muzzi

La fin des illusions

francés | José Acquelin

voici que je redescends de la montagne
que je comprends cette étrange chose
il y a dans toute solitude crue
une furie de tendresse folle
que très peu peuvent soutenir
elle porte en elle la conscience du zéro
elle offre ses mains et le reste aux vents

elle ne garde rien elle ne peut plus
alors on s’échappe du béton
on s’abstrait de la peur de soi-même
et les trémulations des amours
les magnétismes d’amitié
les cordages familiaux
le sang pesant des aïeux
tout cela est loin et c’est bien

nos ficelles s’épuisent
toute image de soi est toujours falsifiée
jamais dans la beauté de l’espace vide
où l’on n’est qu’un frisson gratuit
il n’y a plus de redevance
juste la violence de cette tendresse
qu’on est seul à pouvoir vivre seul
sans personne à qui dire combien
le langage quotidien est si loqueteux

alors on sait le poids toujours veuf
de ce mot liberté parfaitement synchrone
avec la dispersion du je
ce pronom si impersonnel
qu’on ne peut plus le prononcer
enfin il n’y a plus rien à attendre de soi
pour que commence ce là où s’arrêtent les mots

ce là qui n’est pas seulement d’ici
alors oui est le seul mot
désintégral il annihile
les histoires les drames les temps
un oui si calme qu’il ne répond plus
de ce monde de quadrilatères
il se tait oui ce oui
alors oui l’infini est

si friable si indestructible
il dit aussi vrai que cet être
qui ne dit plus rien
ce zig qui marche seul
si loin de tous
si proche de tout
qu’on dirait un papillon
que personne n’a jamais vu

© José Acquelin
from: Le zéro est l’origine de l’au-delà
Éditions Les Herbes rouges, 2011
Audio production: Union des écrivains et des écrivaines québécois, 2013

La fine delle illusioni

italiano

ecco che ridiscendo dalla montagna

che capisco questa cosa strana

presente in ogni cruda solitudine

un furore di folle tenerezza

che pochissimi posso sostenere

esso porta in sé la coscienza dello zero

offre le sue mani e tutto il resto ai venti

esso non guarda niente non ne può più

allora ci sottraiamo al cemento

ci astraiamo dalla paura di noi stessi

e dai tremori degli amori

dai magnetismi dell’amicizia

dai legami famigliari

dal peso del sangue degli avi

tutto ciò è lontano e va bene così

i nostri legami si esauriscono

ogni immagine di sé è sempre falsata

mai nella bellezza dello spazio vuoto

dove non siamo altro che un brivido gratuito

non c’è più nessun obbligo

solo la violenza di quella tenerezza

che siamo soli a dover vivere da soli

senza nessuno a cui dire quanto

il linguaggio quotidiano è così lacero

allora conosciamo il peso sempre vuoto

della parola libertà perfettamente sincrona

con la dispersione dell’io

questo pronome così impersonale

che non si può più pronunciare

alla fine non c’è più nulla da aspettarsi da se stessi

perché inizi là dove si fermano le parole

quello che non è solamente di qua

allora il sì è la sola parola

disintegrante essa annienta

le storie i drammi i tempi

un sì tanto calmo che non risponde più

di questo mondo di quadrilateri

tace il sì questo sì

allora è vero l’infinito è

così fragile così indistruttibile

dice il vero come questo essere

che non dice più niente

questo zig che cammina da solo

così lontano da tutti

così vicino a tutto

che si direbbe una farfalla

che nessuno ha mai visto

Traduzione di Nino Muzzi

ABWESENHEITEN X / batjuškov

alemán | Anne Seidel

 

batjuškov, bei dir wird es frueher dunkel, schleier und waende (batjuškov) ueber

schnee geschoben im warmen pelz (tier) vor den fassaden (haltungsboegen) der

russen mit den russischen augen im russischen oder sibirischen winter bei

russischem licht dein ausgestorbener blick.

 

der sprache noch im scheitern treu, wird der schnee kurz vor dem verschwinden

durch das kaelterwerden gerettet ein eiserner nachtzug zieht an dir vorueber

zerrt stille hinter sich her, fallende stuerme umwirken die fenster von außen.

© Anne Seidel
from: Chlebnikov weint
poetenladen, 2015
Audio production: Literaturwerkstatt Berlin, 2016

ASSENZE X/ batjuškov

italiano

Batjuškov, da te fa buio prima, velami e pareti
(batjuškov) sopra

la neve stesi in calda pelliccia (di animale) dinanzi alle facciate
(archi di sostegno) dei

russi con occhi russi nell’inverno russo o
siberiano alla

luce russa il tuo sguardo spento.


Fedele alla lingua persino nella caduta, la neve
poco rima di sparire viene

salvata dall’aria che raffredda un treno di notte ti passa
sferragliando accanto


trascina dietro di sé il silenzio, le tempeste precipitando avvolgono le finestre
dall’esterno.

Traduzione di Nino Muzzi

*** [und das ist (erst) der anfang]

alemán | Anne Seidel

und das ist (erst) der anfang, das chaos, das umschattete verstoerte, welches den raum der vermischten praesenz aufzeigt. hier. eine lampe, ein tisch, ein stueck papier, die ganze welt in kisten, bis auf ein paar buecher. montale vor allem. die reise: ein abdruck der lautlosen folge ineinander gesprochener worte. sprach man sich zuvor an - so mit dem bedauern des geringsten. aber ja, sage ich dennoch. kleine dinge. wassergeraeusche, die nacht wird regiert und ein laut dringt durch die leerstellen der baeume, wie durch die schlaefen einer weißen entropie.

© Anne Seidel
from: Chlebnikov weint
poetenladen, 2015
Audio production: Literaturwerkstatt Berlin, 2016

*** [e questo è (solo) l’inizio]

italiano

e questo è (solo) l’inizio, il caos, la confusione recinta di ombre, la quale mostra lo spazio della presenza confusa. qui. una lampada, un tavolo, un pezzo di carta, tutto il mondo in bauli, salvo un paio di libri. montale soprattutto. il viaggio: una stampa della muta fila di parole intrecciate l’una nell’altra. se ci rivolgevamo prima la parola – era con il rimpianto della minimalità. ma sì, dico comunque. piccole cose. rumori d’acqua, la notte viene governata e un suono penetra attraverso gli spazi vuoti fra gli alberi, come attraverso le tempie di una pallida entropia.

Traduzione di Nino Muzzi

[este cuerpo es un país]

español | Mayra Santos-Febres

este cuerpo es un país- pensó la mujer que escribe

la que por vez primera puso
su estampa sobre las superficies de la tierra.

este cuerpo es materia
como la piedra
y en él se encuentran dos sangres

la que traen los hombres de la caza
la que traemos las mujeres a la puerta.

una sangre atrae la depredación,

la otra marca los ciclos del tiempo.

veintiocho lunas
y la sangre resurge oscura
se vuelve tinta permanente
me convierte en fruta de la fruta.

estas piedras que todo lo han visto
conocen la historia.


sabe que todas las sangres son una.

© Mayra Santos-Febres
from: Lecciones de renuncia
Audio production: Haus für Poesie, 2019

[questo corpo è un paese]

italiano

questo corpo è un paese – pensò la donna che scrive

quella che per prima impresse
la sua orma sulla faccia della terra.

questo corpo è materia
come la pietra
e in esso si trovano due sangui

quello che portano gli uomini dalla caccia
quello che portiamo noi donne alla porta.

un sangue attrae la depredazione,
un altro segna i cicli del tempo.

ventotto lune
e il sangue risorge oscuro
diventa inchiostro indelebile
mi converte in frutto del frutto.

queste pietre che tutto hanno visto
conoscono la storia.

sanno che tutti i sangui sono un sangue.

Traduzione: Nino Muzzi

[a qué renuncia la mujer que escribe]

español | Mayra Santos-Febres

¿a qué renuncia la mujer que escribe
porqué es guerrera la mujer que escribe,
qué batalla es la que tiene que enfrentar?

una no se mide con las bestias
no sale a cazar
una no mata para traer el sustento-.

por más que lo intenta,
tampoco puede una convertirse
en presa de la depredación.

¿es a eso a lo que se renuncia la mujer que escribe?
¿ a la permanencia en el país que son los cuerpos
del trabajos y de la presa?

¿acaso se puede entrar y salir de ese país?
ir de la caza a la casa, de los campos
al solitario abrazo de los signos
a los brazos del amado y de su ausencia
para que, aunque también él parta, logre retornar
al menos en canción?

¿ese amado es un cíclope y un ciclo
camina por los valles,
batallando la pregunta y el sustento?

¿será eso posible? – se pregunta la mujer que escribe,
cuestiona la mujer que escribe
toma nota.

© Mayra Santos-Febres
from: Lecciones de renuncia
Audio production: Haus für Poesie, 2019

[a che rinuncia la donna che scrive]

italiano

a che rinuncia la donna che scrive
perché mai è guerriera la donna che scrive,
quale battaglia si trova ad affrontare?

una non si misura con le bestie
non va a caccia
una non ammazza per trarre sostentamento -.

per quanto lo tenti,
né tantomeno una può trasformarsi
in preda della predazione.

è questo a cui rinuncia la donna che scrive?
alla permanenza nel paese rappresentato dai corpi
del lavoro e del saccheggio?

forse si può entrare ed uscire da quel paese?
andare dalla caccia alla casa, dai campi
al solitario abbraccio dei segni
alle braccia dell’amato e della sua assenza
a che, ovunque vada, riesca a ritornare
almeno come canzone?

è questo amato un ciclope e un ciclo
cammina per le valli,
lottando per il bisogno e il sostentamento?

sarà possibile tutto ciò? – si chiede la donna che
scrive,
ne dubita la donna che scrive
ne prende nota.

Traduzione: Nino Muzzi

(luna en Piscis)

español | Mayra Santos-Febres

estoy de vuelta,
estoy de vuelta,
estoy de vuelta
y ningún hombre ya jamás
podrá encerrarme en sus abrazos.

Estoy de vuelta a la inocencia.
Regreso a la que una vez fui.

¿Será que me muero pronto?

Es extraño este regreso.
Es como nunca haberse ido
después de una negarse,
escupirse tres veces en la cara,
conjurar el nombre
que siempre fue el propio.

No sé si me explico.
No sé si alguna vez
pueda volver a intentar explicarme.
No vale la pena.
El regreso al punto de partida
es como nunca haber partido
y, a la vez, caminarse por dentro;
ver los pasos desandándose
y una niña,

una simple niña disfrazada de mujer sabia,
rotundamente regresa.

© Mayra Santos-Febres
from: BOAT PEOPLE
Audio production: Haus für Poesie, 2019

(luna in Pesci)

italiano

son diritorno,
son di ritorno,
son di ritorno
e nessun uomo mai più
potrà stringermi fra le braccia.

Son di ritorno verso l’innocenza.
retrocedo verso ciò che fui una volta.

Sarà che presto dovrò morire?

È strano questo ritorno indietro.
È come non essere mai partita
dopo essersi rinnegata,
essersi sputata in faccia tre volte,
rinnegare il nome
che sempre fu tuo.

Non so se mi spiego.
Non so se una volta
possa tornare a spiegarmi.
Non vale la pena.
Il ritorno al punto di partenza
è come non essere mai partita
e al contempo camminarsi dentro,
ripercorrendo i propri passi
e una bambina

una semplice bambina travestita da donna saggia
decisamente ritorna.

Traduzione: Nino Muzzi

[Un demonio igual …]

español | Ana María Rodas

Un demonio igual al tuyo me recorre en el día
y se enrosca sobre mi lado izquierdo
cuando en cualquier momento mi cuerpo busca
incrustarse en el sueño
Es un demonio absurdo  cínico  violento
que se tiñe de azul  de verde  de morado
igual al tuyo
                   Sólo que tiene pechos

© A.M.R.
from: Cuatro Esquinas del Juego de una Muñeca.
Guatemala
Audio production: 2005, M.Mechner / Literaturwerkstatt Berlin

[Un demone simile …]

italiano

Un demone simile al tuo mi rincorre di giorno
e si rannicchia sul mio lato sinistro
ogni momento in cui il mio corpo cerca
di rifugiarsi nel sogno.
È un demone assurdo cinico violento
che si tinge di azzurro di verde di viola
Simile al tuo.
                      Solo che non ha seni.

Traduzione di Nino Muzzi

[Vous remontez des gorges noires de la ville]

francés | Rachel Leclerc

Vous remontez des gorges noires de la ville
vers une femme dont le souvenir ne revient à personne
et qui ordonne les fuseaux de votre existence
plus tard la nuit vous mènera telle une banquise
jusqu’à l’aube où tout agonise et vous marcherez
quelque part dans le quartier cru des banques
les épaules jetées comme des météores
des colonnes de chiffres plein les yeux
avec votre terrifiante pâleur de petit col blanc
vous flânerez parmi les rougeauds de la voirie
votre père était de ceux-là peut-être
qui pavaient des avenues où vous allez maintenant
le cœur et le front cerclés d’une autre mémoire

© Rachel Leclerc
from: Je ne vous attendais pas
Montréal: Éditions du Noroît, 1998
Audio production: Union des écrivains et des écrivaines québécois

[Voi risalite dalle nere gole della città]

italiano

Voi risalite dalle nere gole della città
verso una donna di cui nessuno si ricorda
e che ordina i fusi orari della vostra esistenza
più tardi di notte vi porterà come una banchisa
fino all’alba dove tutto agonizza e voi camminerete
da qualche parte nel quartiere crudo delle banche
con le spalle gettate come meteore
con gli occhi piedi di colonne di cifre
col vostro pallore terrificante da piccolo colletto bianco
voi vagherete fra le macchie rosse della nettezza
forse vostro padre era uno di coloro
che tappezzano i viali dove voi ora camminate
con il cuore e la fronte fasciati da un’altra memoria.

Traduzione di Nino Muzzi

[Vous ne direz pas la faim et l’aurore silencieuse]

francés | Rachel Leclerc

Vous ne direz pas la faim et l’aurore silencieuse
dans les tranchées où les hommes dessinaient
des sourires d’enfants avec la pointe du fusil
des visages et des secrets pour étancher leur soif
des yeux d’ombre et de boue afin que tout soit pareil
et que la vie pareillement vous soit une femme
restée là dans un roman qui n’était plus le vôtre
dans une famille que vous n’alliez pas retrouver
car au bout des tranchées de l’histoire il y aurait
des escaliers à remonter dans une autre histoire
des boutons à recoudre et des biscuits pour la faim
après l’histoire il vous en resterait la conscience
et un sommeil détraqué dans l’hiver épouvante

© Rachel Leclerc
from: Je ne vous attendais pas
Montréal: Éditions du Noroît, 1998
Audio production: Union des écrivains et des écrivaines québécois

[Voi non direte la fame e l’aurora silenziosa]

italiano

Voi non direte la fame e l’aurora silenziosa
nelle trincee dove gli uomini disegnano
sorrisi di bambini con la punta del fucile
volti e segreti per spengere la loro sete
occhi d’ombra e di fango affinché tutto sia uguale
e che la vita ugualmente vi sia come una donna
rimasta là nel romanzo che non era più il vostro
in una famiglia che voi non andavate più a ritrovare
perché in fondo alle trincee della storia ci sarebbero
gradinate da risalire verso un’altra storia
bottoni da ricucire e biscotti per la fame
dopo la storia ve ne rimarrebbe la coscienza
e un sonno psicotico nell’inverno spaventa

Traduzione di Nino Muzzi

[Pour votre empreinte laissée devant ma porte]

francés | Rachel Leclerc

Pour votre empreinte laissée devant ma porte
et les armes rouillées que vous m’abandonnez
je serai la pitié la reconnaissance même
pour votre visage apparu dans mes livres savants
qui refait la route d’un village au bord de la mer
un cimetière d’été suffocant sous la colline
mais pour le temps passé dans la disgrâce des chairs
avec ce manque d’air qui me vient à cinq heures
pour n’avoir pas même guetté l’ombre à la fenêtre
et pour la nuit basculée dans ma main

© Rachel Leclerc
from: Je ne vous attendais pas
Montréal: Éditions du Noroît, 1998
Audio production: Union des écrivains et des écrivaines québécois

[Per la vostra impronta lasciata davanti alla mia porta]

italiano

Per la vostra impronta lasciata davanti alla mia porta
e le armi rugginose che mi avete lasciato
io sarò la pietà la riconoscenza stessa
per il vostro volto apparso nei miei libri saggi
che rifà la strada di un villaggio in riva al mare
un cimitero d’estate soffocante sotto la collina
ma per il tempo passato nella disgrazia delle carni
con quella mancanza d’aria che mi assale alle cinque
per non aver neppure spiato l’ombra alla finestra
e per la notte basculata nella mano

Traduzione di Nino Muzzi

[On ne saurait dire de quel premier mal]

francés | Rachel Leclerc

On ne saurait dire de quel premier mal
sont venus vous encercler tous les autres
les membres ne se dénouent plus dans le sommeil
l’estomac devient le repaire des ombres
soudain le corps est un bloc de déception
timide et pressé qui passe sous les auvents
et va disputer ses misères à la multitude
la tête est un oiseau pris de vertige
penchée sur des mains grises et désolées
un regret poli s’étirant sous le chapeau

© Rachel Leclerc
from: Je ne vous attendais pas
Montréal: Éditions du Noroît, 1998
Audio production: Union des écrivains et des écrivaines québécois

[Non si potrebbe dire di quale primo male]

italiano

Non si potrebbe dire di quale primo male
sono venuti a circondarvi tutti gli altri
le membra non si denudano più nel sonno
lo stomaco diventa il ricettacolo delle ombre
a un tratto il corpo è un blocco di delusione
timido e contratto che passa sotto le tettoie
e va a disputare le proprie miserie alla folla
la testa è un uccello preso nella vertigine
reclinata su mani grigie e desolate
mentre un gentile rimpianto si allunga sotto il cappello

Traduzione di Nino Muzzi

[Nous ne saurons de vous que la possession dernière]

francés | Rachel Leclerc

Nous ne saurons de vous que la possession dernière
un homme faisant sa vie dans le quotidien banal
d’un appartement vétuste où les cadrans le tyrannisent
où le papier peint a l’air fatigué des jours d’orage
il a porté son âge dans l’ombre sans fin de la terre
avec la gêne muette d’appartenir encore à sa naissance
il revient au meublé comme au charnier des ancêtres
son existence entre les mains comme une herbe mauvaise
un appétit d’être qui pousse et qui s’acharne toujours
une terrible magie qui ne cesse pas de le contredire
quand la nuit le berce dans un corset d’insomnie
ramenant un à un les visages affamés de la veille

© Rachel Leclerc
from: Je ne vous attendais pas
Montréal: Éditions du Noroît, 1998
Audio production: Union des écrivains et des écrivaines québécois

[Non sapremo di voi che l’ultimo possesso]

italiano

Non sapremo di voi che l’ultimo poccesso
un uomo che passa la vita nel banale quotidiano
di un vetusto appartamento dove i quadranti lo tirannizzano
dove la tappezzeria ha l’aria stanca dei giorni d’uragano
lui ha portato la propria età nell’ombra infinita della terra
con la noia muta d’appartenere ancora alla sua nascita
egli ritorna all’ammobiliato come al carniere degli avi
con l’esistenza fra le mani come un’erba cattiva
un appetito di esistenza che cresce e si accanisce sempre
una terribile magia che non cessa di contraddirlo
quando la notte lo culla in un corsetto d’insonnia
rievocando uno ad uno i volti affamati della vigilia

Traduzione di Nino Muzzi

[Le poing fermé sur les années d’enfance]

francés | Rachel Leclerc

Le poing fermé sur les années d’enfance
vous ne livrerez pas ce temps à la mémoire
ni l’étouffement des ruelles en automne
ni le carré de fraîcheur aux fenêtres
où vous possédiez le monde et la gloire
le bas quartier de soleil et de fêlures
et le retour des pères en fin d’après-midi
qui roulaient des épaules dans l’ombre des portiques
pour un seul baiser de poussière
accordé à la joue des plus petits

© Rachel Leclerc
from: Je ne vous attendais pas
Montréal: Éditions du Noroît, 1998
Audio production: Union des écrivains et des écrivaines québécois

[Il pugno chiuso sugli anni dell’infanzia]

italiano

Il pugno chiuso sugli anni dell’infanzia
voi non affiderete quel tempo alla memoria
né il soffocamento dei vicoli in autunno
né il riquadro di freschezza alle finestre
dove possedevate il mondo e la gloria
il basso quartiere di sole e di fenditure
e il ritorno dei padri in fine pomeriggio
che si chinavano nell’ombra dei portici
per un solo bacio di polvere
concesso alla guancia dei più piccoli

Traduzione di Nino Muzzi

[Le bonheur taquin sur la table de chevet]

francés | Rachel Leclerc

Le bonheur taquin sur la table de chevet
passe et repasse le chas d’une aiguille oubliée
vous sombrez dans le repli de vos inquiétudes
mais la main de votre femme traverse le silence
et la joute des puissants peut grever le monde
les voleurs peuvent s’engouffrer dans les ruelles
les arbres se pétrifier dans les squares déserts
vous ne guettez plus que le rougeoiement de la nuit
et la touffeur d’un été trop mûr à la fenêtre
pour la caravelle tranquille de vos hanches
où la main cueille un ruissellement d’étoiles mortes

© Rachel Leclerc
from: Je ne vous attendais pas
Montréal: Éditions du Noroît, 1998
Audio production: Union des écrivains et des écrivaines québécois

[La gioia burlona sul piano del comodino]

italiano

La gioia burlona sul piano del comodino
passa e ripassa la cruna di un ago scordato
voi sprofondate nella piega delle vostre inquietudini
ma la mano di vostra moglie attraversa il silenzio
e la giostra dei potenti può gravare sul mondo
i ladri possono accalcarsi nei vicoli
gli alberi pietrificarsi nelle piazzette deserte
voi non spiate altro che il rosseggiare della notte
e l’afa di un’estate troppo matura alla finestra
per la caravella tranquilla dei vostri fianchi
dove la mano coglie un rivolo di stelle morte

Traduzione di Nino Muzzi

[Dans le tramway vous avancez coude à coude]

francés | Rachel Leclerc

Dans le tramway vous avancez coude à coude
avec ceux qui vous ressemblent par le mystère
inutile d’aller ce soir du côté du vieux canal
et des maisons pourries qui soutiennent la montagne
le train passe toujours en crachant aux façades
des bâtiments où fument les chimères
jadis n’étiez-vous pas de cette engeance
qui voulait pour les siens un avenir meilleur
de ceux qui s’enrôlent en criant victoire
sur le cargo d’un mauvais voyage

© Rachel Leclerc
from: Je ne vous attendais pas
Montréal: Éditions du Noroît, 1998
Audio production: Union des écrivains et des écrivaines québécois

[Nel tramway voi avanzate gomito a gomito]

italiano

Nel tramway voi avanzate gomito a gomito
con quelli che vi assomigliano per il mistero
inutile di andare stasera dalle parti della vecchia gora
e delle case fradice che sostengono la montagna
il treno passa sempre sputando alle facciate
dei casamenti dove fumano le chimere
un tempo non eravate di quella progenie
che voleva per i suoi un avvenire migliore
di quelli che si arruolano gridando vittoria
sopra il cargo di un viaggio desolato

Traduzione di Nino Muzzi

[Cette douleur sera la vôtre désormais]

francés | Rachel Leclerc

Cette douleur sera la vôtre désormais
et plus rien ne vous séparera du nombre
qu’un peu de temps compté sur des promesses
rien n’empêchera la défaite du corps
veillant aux comptoirs patinés de la ville
sinon le regard qui va descendre et s’attacher
au fleuve cassé d’un printemps tardif
loin des panneaux-réclames de la détresse planétaire
et de votre comptabilité sur les guerres lointaines
cette douleur aujourd’hui dans la clarté des choses
si étrangère et pourtant si proche du cœur
est votre espoir crevé d’une plage de corail
qui maintenant vous appartient plus que jamais
et vous ne marchez plus qu’en vous-même libéré
comme un jardin dépouillé de ses racines

© Rachel Leclerc
from: Je ne vous attendais pas
Montréal: Éditions du Noroît, 1998
Audio production: Union des écrivains et des écrivaines québécois

[Questo dolore sarà il vostro ormai]

italiano

Questo dolore sarà il vostro ormai
e più nulla vi separerà dal novero
se non un po’ di tempo contato sulle promesse
nulla impedirà il disfacimento del corpo
in veglia ai banconi patinati della città
se non lo sguardo che sta per calare e fissarsi
sul fiume spezzato di una primavera tardiva
lontano dai cartelli pubblicitari dell’angoscia planetaria
e dalla vostra contabilità sulle guerre lontane
questo dolore oggi nella chiarezza delle cose
così estranea eppure così vicina al cuore
è la vostra speranza trafitta di una spiaggia di corallo
che adesso vi appartiene più che mai
e voi non camminate più se non in voi stesso liberato
come un giardino spoglio delle proprie radici

Traduzione di Nino Muzzi

[Au nord de chez vous sur le grand boulevard]

francés | Rachel Leclerc

Au nord de chez vous sur le grand boulevard
avec l’air naufragé des petites semaines
les chevaux croisaient encore les Ford sombres
c’était pourtant dimanche et vous aviez sept ans
il ventait des poudres d’or et des chapeaux perdus
dans le bruissement des feuilles tombées
dans un fracas de branches et de portes claquées
la guerre achevait de crever ses hommes
vous n’étiez jamais venu si loin
jamais si seul dans la clameur de la ville

© Rachel Leclerc
from: Je ne vous attendais pas
Montréal: Éditions du Noroît, 1998
Audio production: Union des écrivains et des écrivaines québécois

[A nord di casa vostra sul gran boulevard]

italiano

A nord di casa vostra sul gran boulevard
con l’aria dei naufraghi delle settimane grigie
i cavalli incrociavano ancora le Ford scure
sebbene fosse domenica e voi foste di sette anni
il vento soffiava via pulviscoli d’oro e cappelli persi
nel fruscio delle foglie cadute
in un fracasso di ramaglie e di porte sbattute
la guerra finiva di travolgere i suoi uomini
voi non eravate mai giunto così lontano
mai così solo nello schiamazzo della città

Traduzione di Nino Muzzi

7TH JANUARY

inglés | Sean Borodale

Four inches of snow. The hive a hut
of silence and darkness.
I found a stick and scratched
a small translucent tunnel to the door.
Are you in there?
I've brought some light and air. No answer.

© Sean Borodale. Reproduced by permission of the poet c/o Rogers, Coleridge & White Ltd., 20 Powis Mews, London W11 1JN
from: Bee Journal
London: Jonathan Cape, 2012
Audio production: Haus für Poesie, 2020

Sette gennaio

italiano

Cinque pollici di neve. L’alveare una casetta
di silenzio e oscurità.
Ho trovato un bastoncino e ho praticato
un angusto tunnel illuminante fino alla porta.
Sei lì dentro?
Ho portato un po’ di luce e di aria. Nessuna risposta.

Traduzione di Nino Muzzi

Traum vom Tod Georg Heyms

alemán | Richard Anders

Von einer Sekunde
von einer Eisscholle
zur andern springend
während von einer Sekunde
zur anderen
eine Eisscholle von der anderen treibt
eine Sekunde von der anderen treibt
ein Himmelskörper vom anderen treibt
weiß er
daß zwischen Eisschollen
und Sekunden
und Himmelskörpern
der Abstand endlich
endlos wird
und er
wie weit er auch springt
über kurz oder lang
einmal zu kurz springt

© Druckhaus Galrev
from: Die Pendeluhren haben Ausgangssperre
Berlin: Druckhaus Galrev, 1998
ISBN: 3-933149-07-X
Audio production: Literaturwerkstatt Berlin, 2005

Sogno della morte di Georg Heym

italiano

Da un secondo all’altro
da una lastra di ghiaccio
all’altra saltando
mentre da un secondo
all’altro
una lastra fila via dall’altra
un secondo fila via dall’altro
un corpo celeste fila via dall’altro
lui sa
che fra le lastre di ghiaccio
e i secondi
e i corpi celesti
la distanza alla fine
diventa infinita
e lui
comunque salti lontano
fra breve o lungo tempo
una volta il salto lo farà troppo breve.

Traduzione di Nino Muzzi

Nichts

alemán | Richard Anders

Ohne Rumpf und Gesicht
Blickst du augenlos aufs Meer
Der Himmel ist randvoll mit Nichts

Im ausgebrannten Haus
Denkst du dir für den Blick
Einen Kopf aus

um augenlos auf nichts
als dies Meer zu blicken
bis das Erdachte schäumt

© Druckhaus Galrev
from: Die Pendeluhren haben Ausgangssperre
Berlin : Druckhaus Galrev, 1998
ISBN: 3-933149-07-X
Audio production: M.Mechner / literaturWERKstatt berlin 2005

Nulla

italiano

Senza torso né volto
guardi senz’occhi al mare
il cielo è stracolmo di nulla

Nella casa combusta
immagini per uno sguardo
una testa

per guardare senz’occhi
questo mare e nient’altro
finché il pensato non schiuma.

Traduzione di Nino Muzzi

Alemannische Mangos

alemán | Marie T. Martin

Wenn die Zweige zum Boden geneigt sind kannst du
auf den Baum klettern immer weiter so wie man
die Leiter wegwirft auf der man steht wenn du hinsieht
sind die klein geschrumpften Brombeeren aus diesem Jahr
alemannische Mangos die immer noch süß schmecken
wenn du still bist hörst du wie das Blut in den Bahnen wandert
wie es Geschichten erzählt aus Jahren als du mit
Bussarden geflogen bist wenn wir still sind hören wir
unter der gefrorenen Erde Verbindungen wachsen von Buche
zu Buche sehen Wunden nicht heilen aber vernarben wenn wir
weitergehen sind die toten Hummeln wieder lebendig gibt es
noch Lichtungen auf denen Wegerich wächst um ihn auf Schnitte zu legen
wenn wir die Gesichter einander zuwenden aus dem Inneren
der Rinde dieser feine ins Überall reichende Gesang wächst
sehen wir dass die Brombeeren aus diesem Jahr wieder rund sind
dass alemannische Mangos einen Kern aus Licht haben dass wir
wenn wir zusammen gehen nicht verschwunden sind

© Poetenladen-Verlag
from: Rückruf
Leipzig: Poetenladen-Verlag, 2020
Audio production: Haus für Poesie, 2020

Manghi alemanni

italiano

Quando i rami s’inchinano fino a terra tu puoi
salire sull’albero sempre più su così come uno
getta via la scala su cui si trova se guardi bene
ci sono delle more raggrinzite di quest’anno
manghi alemanni che sono ancora dolci
se stai zitto senti come il sangue circoli nelle condotte
come narri storie degli anni in cui tu
sei volato via con le poiane se ci teniamo in silenzio
sentiamo sotto la terra gelata dei legami che crescono fra faggio
e faggio le ferite non guariscono bensì cicatrizzano se noi
procediamo i bombi morti ritornano in vita ci sono
ancora radure su cui cresce la piantaggine da metterla sui tagli
quando rivolgiamo la faccia l’uno all’altra dall’interno
delle scorze cresce questo canto che ci raggiunge ovunque
e noi vediamo che le more di quest’anno sono ancora piene
che i manghi alemanni hanno un seme di luce che noi
se camminiamo insieme non siamo scomparsi.

Traduzione di Nino Muzzi

Zauderfell

alemán | Marie T. Martin

Dir wächst das Zauderfell, es wächst und du
erkennst sehr schnell, dass es dich überwächst,
dass es beständig weiterwächst, elend, wenn es
dich zudeckt du nicht mehr weiterkommst,
kommt es aus dem Kopf? Es gibt keinen Ort an dem
Wehen wachsen, Schnee sich verdichtet zu
Lawinen Gebilden außer im Kopf. Dir wächst das
Zauderfell, binde den Geist an den Zaunpfahl wie
ein Pferd, trample dir Pfade frei Seitenäste Fingerwege
zum Stromern fellig im Mund fehlt Spucke zum Sprechen
aber sag.

© Poetenladen-Verlag
from: Rückruf
Leipzig: Poetenladen-Verlag, 2020
Audio production: Haus für Poesie, 2020

Pelle tremula

italiano

Ti sale la pelle tremula, ti sale e tu
ti accorgi subito che ti sovrasterà,
che continuerà a crescere, poveretto, quando
ti coprirà, tu non potrai andare avanti,
proviene dalla testa? Non c’è luogo dove
i dolori crescano, la neve si addensi in
valanghe al di fuori della testa. Ti sale la
pelle tremula, lega lo spirito al palo dello steccato come
un cavallo, apriti varchi liberi pestando coi piedi
fra rami di traverso e percorsi delle dita
fino a vagabondare escoriato in bocca manca la saliva per parlare
ma parla.

Traduzione di Nino Muzzi

Antarktika

alemán | Marie T. Martin

Die rasselnde Kette eines Raupenschleppers
kommt vom Geräusch, das die Berge machen,

wenn sie sich verschieben, das Klappern der
Klarinette, der Schlange, die Tastatur deines

Laptops. Das Rauschen des Rotbachs hat dein
Blut besungen, dass es zäh werde, die Rinde

einer Birke weiß etwas über die Beschaffenheit
der Geister in deinem Kühlschrank. Wie kalt sind die

Zungen in Antarktika, wohin ich immer mit dir
reisen wollte, um das letzte Eis zu sehen, die

Reste von Göttern in Robbenfell, Silberzimmer,
die kein Navigationsgerät findet. Die Silben ver-

schlucken uns wie winzige blinde Krebse, die
ewig am Grund einer Grotte leben. Bis der erste

Lichtstrahl trifft und wir uns sehen können:
ein Gebilde aus Kalk und singender Milch. 

© Poetenladen-Verlag
from: Rückruf
Leipzig: Poetenladen-Verlag, 2020
Audio production: Haus für Poesie, 2020

Antartide

italiano

La sferragliante catena di un caterpillar
proviene dal rumore che fanno i monti

quando si spostano, il tremolio del
clarinetto, della serpe, la tastiera del tuo

portatile. Il gorgogliare del torrente rosso ha
cantato il tuo sangue, tal che si rapprende, la scorza

di una betulla sa qualcosa della conformazione
degli spiriti dentro il tuo frigorifero. Come son fredde

le lingue nell’Antartide dove da sempre volevo
andare in viaggio con te a vedere l’ultimo ghiaccio,

i resti di Dei in pelliccia di foca, le camere d’argento
che nessun navigatore riesce a trovare. Le sillabe ci

ingoiano come granchiolini ciechi che vivono
in eterno sul fondo di una grotta. Fino a che non entri

il primo strale di luce e noi possiamo scorgerci:
un’immagine di calcare e di latte cantante.

Traduzione di Nino Muzzi

Und die Luft?

alemán | Marie T. Martin

Komm näher wenn der Koffer
sich zugeklappt hat wenn die
Geschichten sich verwandeln
in den tieferen Schichten

geteilte Luft die wir atmen
wuchs eine Pappel vor dem
Fenster oder war mein Blick
so schnell dass die Äste

bereits  das Dach überwuchern
habe ich mich weggedreht oder
kehrst du mir nach Jahren im
Traum den Rücken zu? Alles

ist gespeichert in den Zellen
dem Luxherz dem Ort mit der
größtmöglichen Schwingung
die Stühle sind längst überwachsen

aber alles kämpft sich nach Jahren
den Weg frei um neu betrachtet
zu werden. und die Luft? Atmest
du noch? Sprichst du manchmal mit

einer die aussieht wie ich? Sind die
Gestalten verbunden im Immer. Das
jetzt ist?

© Poetenladen-Verlag
from: Rückruf
Leipzig: Poetenladen-Verlag, 2020
Audio production: Haus für Poesie, 2020

E l’aria?

italiano

Vienimi più accosto quando la valigia
si sarà chiusa di scatto quando le
storie si trasformeranno
negli strati più fondi

la luce condivisa che respiriamo
è sorta dai pioppi di faccia alla
finestra o il mio sguardo è stato
così rapido che i rami

hanno invaso già il tetto
mi sono voltata o sei
tu che mi volti le spalle dopo anni in
sogno? Tutto è immagazzinato

dentro le cellule
nel cuore di luce nel luogo con
la maggiore oscillazione possibile
le sedie son coperte da tempo di vegetazione

ma tutto lotta da anni
per aprirsi un varco ed essere osservato
di nuovo, e l’aria? Respiri
ancora? Parli talvolta con

una che mi assomiglia? Sono
connesse le immagini nel Sempre. Che
è ora?