GEBURTSTAG, BAMBERG

Für Dirk F.


Ein Tag ohne Bier / ist wie ein Tag ohne Wein!,
rief der Schädel des mongolischen Kriegers aus dem Schlafzimmer,
und wir, versammelt, um einen Geburtstag zu feiern,

beherzigten diesen Sinnspruch nur zu gern,
tranken beides und aßen Buletten und Sushi,  
immer wieder gestört vom Mahnen der Schädel

tibetischer Mönche, die von den Bücherregalen aus
Enthaltsamkeit und Mäßigung predigten. Ja,
diese Bamberger Barockwohnung,

wo Maria über unseren Köpfen in den Himmel fuhr,
argwöhnisch beäugt von heidnischem Gebeinen
und Masken für noch heidnischere Fruchtbarkeitsriten,

war der ideale Ort für ein multikonfessionelles Gelage,
bei dem bald niemand mehr niemanden kannte; irgendwann
hatten auch alle vergessen, wessen Geburtstag es war,

und deshalb gratulierten wir uns gegenseitig,  
zu was auch immer, bis irgendjemand,
der sich zuvor noch rasch bekreuzigte,
 
das Quieken einer abgestochenen Sau imitierte.
Daraufhin verstummten alle Schädel,  
Maria hielt bei ihrer Himmelfahrt inne,

ein Schatten fiel ins Zimmer, und eine Stimme,
die verdächtig nach der eines Gottes klang,
sprach: „Ich habe euch nicht erschaffen,

damit ihr eure kurze Zeit auf Erden nicht genießt!“
Der Schädel des mongolischen Kriegers lachte schallend,
die Schädel der tibetischen Mönche blieben stumm,

und wir – wir stießen an auf einen Glauben, der das Leben liebt.

© Henning Ahrens
Audio production: LiteraturWERKstatt Berlin 2009

Compleanno a Bamberg

Per Dirk F.

 

Un giorno senza birra è come un giorno senza vino!

Gridava il teschio del guerriero mongolo dalla camera da letto,

e noi, riuniti a festeggiare un compleanno,

 

accogliemmo di cuore questo motto di saggezza,

bevendo sia birra che vino e mangiando polpette e sushi,

via via disturbati dalle prediche dei teschi

 

di monaci tibetani che dagli scaffali dei libri

predicavano astinenza e moderatezza. Sì,

questa casa barocca di Bamberga,

 

dove Maria saliva al cielo sopra le nostre teste,

sotto lo sguardo ironico di scheletri pagani

e di maschere per riti di fertilità ancora più pagani,

 

era il luogo ideale per un’ammucchiata multiconfessionale,

dove ormai quasi non ci conoscevamo più¸ a un certo punto

avevamo persino dimenticato di chi fosse il compleanno,

 

e per questo ci facevamo l’uno all’altro gli auguri,

e non si sapeva più per cosa, finché qualcuno

che prima si era fatto il segno della croce,

 

si mise ad imitare lo stridulo lamento di una scrofa sgozzata.

Dopodiché tutti i teschi ammutolirono,

Maria si bloccò nella sua ascesa al cielo,

 

un’ombra cadde nella stanza e una voce

che sospettosamente suonava come quella di un Dio,

disse: “Io non vi ho creati

 

per non godervi il poco tempo che vi è dato sulla terra!”

Il teschio del guerriero mongolo rise sonoramente,

i teschi dei monaci tibetani rimasero muti,

e noi – noi brindammo alla fede nell’amore per la vita.

Traduzione di Nino Muzzi