BRÜDER, CAFÉ

Ein Jammer, dass man sich entwickelt und verändert,
nur um mit Vierzig in Fallgruben zu stürzen,
ausgehoben in einer Lebensphase,  

die man längst hinter sich gelassen hat. Da sitzen wir,
vom Alter gefaltet, und rühren im Kaffee,  
die Haare ergrauend oder gelichtet, erwachsen

und trotzdem noch Kinder, die um die Gunst
der Mutter buhlen – unglaublich! Gegenüber  
reißt man das Geschäft ab, in dem wir früher

unsere Spielzeugsoldaten gekauft haben, aber
auch solche Erinnerungen helfen uns nicht weiter.
Stattdessen reden wir über Unverfängliches, wissend,  

dass die Explosivstoffe in unserem Inneren   
nicht mit zündenden Worten in Berührung kommen dürfen.
Ausgerechnet die gemeinsame Vergangenheit ist es,

die uns einander entfremdet und den Rückweg
in die Gegenwart mit so vielen Minen gespickt hat,
dass wir uns lieber im Bunker von Stolz und Starrsinn verkriechen.

© Henning Ahrens
Audio production: LiteraturWERKstatt Berlin 2009

Fratelli, caffè

Che pena svilupparsi e trasformarsi
solo per cadere a 40 anni nella trappola,
scavata in una fase della vita,

lasciataci alle spalle da tempo. Là stiamo,
con le rughe di vecchiaia, e giriamo il caffè,
coi capelli ingrigiti o diradati, cresciuti

eppure ancor bambini, che si contendono
la preferenza materna – incredibile! Là di fronte
si smantella il negozio, dove un tempo

compravamo i soldatini di piombo, però
anche i nostri ricordi non ci aiutano.
Al loro posto parliamo di banalità, sapendo

che la materia esplosiva al nostro interno
non deve entrare in contatto con parole che infiammano.
Proprio il comune passato è ciò

che ci allontana l’uno dall’altro, disseminando
il ritorno al presente di così tante mine
che preferiamo rannicchiarci nel bunker dell’orgoglio e dell’ostinazione.

Traduzione: Nino Muzzi